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CronacaTorino

L’azienda organizza e si fa pagare soggiorni all’estero per studenti, poi li annulla con una mail

Una email per annullare tutto e annunciare il crac finanziario, ma alcune famiglie avevano versato 10 mila euro

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TORINO – Molte famiglie, non solo a Torino, si erano affidate alla Bec Italia, una agenzia educativa specializzata in viaggi studio e anni scolastici all’estero con sede a Milano. La società, però, ha improvvisamente annullato tutte le partenze estive dei ragazzi, previste ormai a breve, tramite una email, lasciando famiglie e studenti in una situazione di totale incertezza a pochi giorni dall’inizio dei viaggi pianificati.

E questo a causa di un grave crac finanziario.

La storia

Doveva essere una esperienza unica, indimenticabile, per molti un sogno che stava per avverarsi. Ma è diventato un incubo, un messaggio tramite posta elettronica che in un attimo ha fatto crollare tutto: così la Bec Italia ha comunicato ai suoi clienti che un “grave deterioramento della situazione finanziaria” ha causato l'”arresto della propria operatività”, precisando di non essere al momento in grado di confermare la regolare esecuzione dei servizi previsti. Nelle mail inviate ai clienti, Bec Italia ha informato le famiglie di avere richiesto l’intervento del Fondo Vacanze Felici, organismo di garanzia del turismo organizzato. L’istruttoria, però, è ancora in corso e non è chiaro se il fondo interverrà, in quale misura e con quali tempi.

Il loro sito è stato momentaneamente chiuso, ancora aperti risultano i profili social. Ma da parte loro adesso è silenzio.

Chiuso il sito Bec Italia

C’è chi, però, all’azienda aveva già versato più di 10 mila euro. È stata proprio una famiglia torinese, che aveva già fatto il cospicuo versamento, a sollevare il caso visto che loro figlia sarebbe dovuta partire per gli Stati Uniti per frequentare il quarto anno delle superiori vivendo in una famiglia del posto.

E tutto, in effetti, sembrava filare liscio almeno fino ai primi giorni di giugno.

Il 3 giugno abbiamo scritto alla persona di riferimento perché non avevamo ancora il nome della famiglia ospitante, né la città dove sarebbe andata nostra figlia, né l’appuntamento in consolato per il visto. Ci hanno tranquillizzati, dicendoci che non c’era nessun problema e che tutto si stava svolgendo regolarmente e che ci avrebbero fatto sapere il prima possibile. Sette giorni dopo esatti ci hanno comunicato la situazione.

Il nostro percorso è iniziato una ventina di mesi fa. Nelle riunioni di preparazione si collegavano famiglie da tutta Italia e con destinazioni delle più varie, dall’Australia alla Cina, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Inghilterra alla Germania. In una delle ultime riunioni ci saranno state una cinquantina di famiglie, forse anche di più.

Al netto dell’aspetto economico, che ovviamente è rilevante, il punto sono i ragazzi. È un percorso a cui ci siamo avvicinati nell’arco di un anno e mezzo, con tutto quello che comporta: l’adattamento dello studente all’idea di andare via di casa e quello della famiglia ad avere un figlio lontano. Questo aspetto rende ancora più difficile il fatto che una mail ti dica: “Scusate, noi chiudiamo”.

Sono state le parole dei genitori della ragazza riportate da Ansa.

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