LavoroTorino
La Numero Blu di Leinì annuncia la chiusura: i lavoratori scioperano l’8 luglio
I sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil protestano: si rischiano 43 licenziamenti. «Siamo di fronte alla solita scelta di tutelare i profitti»
TORINO – Il territorio torinese rischia di perdere a breve un’altra azienda. Secondo quanto comunicato dalla Fiom Cgil Torino, il 29 giugno la NBT (Numero Blu Torino), mono-committente Intesa San Paolo per i servizi di filiale digitale, ha dichiarato ai sindacati l’intenzione di voler procedere con la chiusura della sede di Leinì (TO), con conseguente licenziamento di 43 persone, principalmente donne. Il motivo sarebbe la ventilata volontà di Intesa San Paolo di non rinnovare ad ottobre 2026 l’attuale commessa in essere, gestita dalla sede torinese da oltre 10 anni.
«Se ci fosse la volontà, sia il Committente Intesa San Paolo che la capogruppo della NBT, Numero Blu Servizi (che segnaliamo avere in gestione molte altre attività in vari siti italiani), avrebbero la possibilità di dare continuità occupazionale mettendo al primo posto la loro responsabilità sociale del fare impresa. E invece siamo di fronte alla solita scelta di tutelare i profitti a scapito delle vite delle lavoratrici e dei lavoratori» dichiarano Fim Cisl Torino e Canavese e Fiom Cgil Torino.
Fim Cisl Torino e Canavese e Fiom Cgil Torino avevano già aperto lo stato di agitazione il 20 aprile scorso per un importante calo di volumi di chiamate e nel frattempo hanno già interessato la Regione per chiederne un intervento preventivo.
La prima iniziativa che i lavoratori metteranno in atto sarà lo sciopero dell’8 luglio.
«Siamo di fronte all’annuncio dello smantellamento di un intero call center che ha diligentemente servito un committente per 10 anni, nonostante la progressiva e costante erosione del suo lavoro» – denuncia Giorgia Perrone, Fiom Cgil Torino – «Intesa San Paolo senza remore sembra voler riprendersi in casa il servizio causando di fatto il licenziamento di 43 persone (la maggior parte donne) con competenze paragonabili ai suoi dipendenti diretti. Tutto questo proprio mentre la Banca dichiara utili da capogiro, lancia un’OPAS da 30 miliardi di euro su Monte dei Paschi di Siena e prevede programmi d’assunzione da centinaia di persone nella Filiale Digitale. NBT non può sentirsi sollevata dalla sua diretta responsabilità sociale di datore di lavoro né tantomeno Intesa può pensare che non sarà ritenuta co-responsabile della falcidiatura di posti di lavoro proprio nel territorio in cui è nata e su cui insiste la sua sede principale con tutta la sua ampia influenza. Ci aspettiamo una soluzione tempestiva da parte di entrambe le società» conclude.
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