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Piemontesi DOC, protagonisti ma con discrezione
L’intervista con Riccardo Marchina
TORINO – I piemontesi, si sa, sono usi a essere discreti, a non esaltarsi troppo, a lavorare sodo ma senza mostrarsi superbi. Accettano i complimenti, purchè si rimanga nei limiti di quell”esageruma nen” (non esageriamo) che è un po’ il marchio di fabbrica di una popolazione.
Per questo il sottotitolo della raccolta di racconti Piemontesi DOC, Neos Edizioni, recita in maniera chiara e programmatica: Protagonisti ma con discrezione.
Siamo quindi di fronte ad una serie di racconti che ci mostrano personaggi attivi, operativi, alcuni perfino noti e famosi, ma tutti con ben chiaro in testa che l’importante è ottenere il risultato finale, fare bene il proprio lavoro, che sia nei campi o nella vita familiare, senza aspettarsi elogi o ringraziamenti.
Incontriamo quindi contadini, preti, lavandaie, uomini e donne qualunque ma anche cardinali e l’inventore della Nutella, castellane e piccoli rivoluzionari. Ne viene fuori un panorama di personaggi compatto, sincero, ben organizzato dal curatore Riccardo Marchina, che abbiamo intervistato.
L’intervista con Riccardo Marchina
Piemontesi DOC, chi sono i protagonisti di questi racconti?
I protagonisti sono figure umane e variegate, descritte come persone che non hanno bisogno di corone o divise per sentirsi importanti. Le categorie sono varie… donne autonome, come Anna, che scopre il passato colto della bisnonna (In fondo al cassetto), o la giovane donna che rivendica la propria indipendenza e capacità pratica ereditata dal padre (Tale padre). Figure spirituali e molto umane… come i parroci profondamente calati nella comunità, come il carismatico don Bartolomeo, l’astuto don Giuseppe che protegge le campane dai fascisti, don Luigi Venesia (“Il Don”) con il suo motto “Date n’andi”, e don Fedele Calcagno, un “nonno prete” sordo e saggio. Lavoratori, contadini, persone in cerca di riscatto (come Pietro, aiutato dall’attrice Marisa Allasio), ingegneri legati alla terra (Nando), ma anche figure storiche e imprenditoriali d’eccezione come il Cardinale Richelieu (catapultato nel XXI secolo) e l’imprenditore Michele Ferrero alle prese con la nascita della Nutella. Infine, ci sono figure marginali o itineranti: Come la “Ligera”, il lavoratore itinerante e onesto della tradizione contadina.
Come è nata la raccolta?
La raccolta è nata dal desiderio di “violare il sacro silenzio sabaudo”, ovvero superare la tipica riservatezza piemontese che spinge a preferire l’understatement e a considerare l’esibizione di sé come un peccato di cattivo gusto. Abbiamo voluto aprire le porte di un “salotto letterario” per dimostrare che il privato può diventare universale e che ogni vita merita di essere raccontata, anche se chi l’ha vissuta preferirebbe restare in silenzio…
“Protagonisti ma con discrezione” è un po’ la caratteristica del tipico piemontese, che ritroviamo nel famoso “esageruma nen”?
Sì, assolutamente. Il piemontese è una “creatura ligia al riserbo” e un “animale che preferisce il sussiego dell’understatement alla vanità del racconto pubblico”. I personaggi di queste storie rispecchiano proprio questo spirito: non urlano, non cercano il sensazionalismo, ma affrontano la vita, le fatiche o le grandi intuizioni (come Ferrero che risolve un problema “domestico” di cioccolato fuso) con una “vocazione sommessa” e un’orgogliosa, ma composta, fierezza.
Come sono stati selezionati autori, autrici e racconti?
Ormai siamo un gruppo che si conosce e si frequenta… Poi, sono stati selezionati racconti capaci di far “scansare la Storia con la ‘S’ maiuscola per far passare la vita vera”. I testi dovevano saper intrecciare il rigore storico con la quotidianità delle colline, fondere il privato con l’universale e accendere la curiosità, proprio come quando si scoperchia una vecchia credenza di casa.
Quali sono i personaggi che più ti hanno affascinato in questi racconti?
Michele Ferrero, è uno. Descritto nel momento della sua intuizione geniale, capace di trasformare un limite pratico (il cioccolato che si scioglie al caldo nel dopoguerra) in un’icona globale come la Nutella.
La “Ligera” mi incanta…. Una figura romantica e misteriosa del passato contadino, un lavoratore itinerante che si spostava di cascina in cascina offrendo braccia in cambio di ospitalità, di cui viene restituita la dignità originaria.
I racconti sono ambientati in diversi momenti storici, ma il ricordo di tempi andati è molto presente. C’è un po’ di nostalgia in alcune di queste storie?
Sì, la nostalgia e il ricordo sono elementi centrali. Sono “pagine dense di nostalgia e accettazione”, di riflessioni “poetiche e nostalgiche su un’infanzia sospesa” (nel racconto Oltre il confine) e del “ricordo di tempi andati molto presente”. Tuttavia, non si tratta di una nostalgia fine a sé stessa, ma di un sentimento unito a una “malinconica, ironica e orgogliosa fierezza”, dove il ritorno alle radici serve a dare senso al presente.
Dietro i personaggi c’è sempre il territorio, dalle campagne alle città. Quale Piemonte incontriamo in queste storie?
Incontriamo un Piemonte rurale e collinare, ma anche cittadino e storico. Nello specifico, c’è il Monferrato e le sue valli, vero cuore geografico della raccolta, citato esplicitamente nelle campagne di Moasca, Pomaro Monferrato, Piovà Massaia, Cerrina, Calliano, Piea, Moncalvo e Castello d’Annone. È un paesaggio fatto di cascine, vigne, fatiche contadine e riti della terra. C’è ‘Astigiano, con i piccoli paesi di provincia come Capriglio e Cerreto d’Asti, fatti di oratori, gite parrocchiali e forte senso comunitario. O ancora le città e i centri industriali/storici, come Casale Monferrato, vista sia nel suo passato bellico del 1600 sia nella sua veste pacifica e moderna del XXI secolo, e Alba, colta nell’immediato dopoguerra durante il boom dell’intuizione della Ferrero. In sintesi, è un Piemonte che “non urla”, dominato dalle strade di collina, dai boschi e dalla polvere, ma capace di slanci d’avanguardia ed emancipazione.
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