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CronacaTorino

Niente arresto per il poliziotto che ha sparato un lacrimogeno a Marco Basoccu: sospeso per un anno dal servizio

Il giudice per le indagini preliminari ha scelto una misura cautelare meno severa rispetto a quella richiesta dalla Procura

Gabriele Farina

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TORINO – Il Tribunale di Torino ha disposto la sospensione dal servizio per un anno nei confronti del poliziotto indagato per il grave ferimento di Marco Basoccu, il tifoso juventino colpito alla testa prima del derby della Mole del 24 maggio 2026, nei pressi dello stadio Olimpico Grande Torino.

Il giudice per le indagini preliminari ha scelto una misura cautelare meno severa rispetto a quella richiesta dalla Procura, respingendo la domanda di arresti domiciliari avanzata dal pubblico ministero Paolo Scafi.

Respinta la richiesta dei domiciliari

Secondo quanto comunicato dalla Procura, il Gip ha ritenuto che il quadro indiziario sia confermato e che permangano esigenze cautelari, ma ha giudicato sufficiente la sospensione dal servizio anziché la misura degli arresti domiciliari.

L’agente, poco più che trentenne e in servizio presso il Reparto Mobile di Torino, è indagato per lesioni aggravate. Durante l’interrogatorio preventivo, assistito dall’avvocato Paolo Chicco, ha dichiarato di aver esploso il colpo con il lancia-lacrimogeni durante i momenti di maggiore confusione, sostenendo però di non sapere se sia stato proprio il suo proiettile a colpire il tifoso.

L’uomo era già stato allontanato dal servizio operativo dopo l’iscrizione nel registro degli indagati. Con il nuovo provvedimento cautelare, la sua posizione si aggrava ulteriormente e, sul piano disciplinare, potrebbe andare incontro alla rimozione dal servizio e al successivo licenziamento.

Il ferimento prima del derby

I fatti risalgono al pomeriggio del 24 maggio, quando le forze dell’ordine erano impegnate a contenere gli scontri tra le tifoserie organizzate di Torino e Juventus nelle vicinanze dello stadio.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Basoccu, commercialista di 36 anni, originario di Casale Monferrato e residente a Milano, sarebbe stato raggiunto direttamente da un lacrimogeno sparato da un operatore addetto al lancia-lacrimogeni GL 40/90.

In un primo momento si era ipotizzato che il grave trauma cranico fosse stato provocato dal lancio di una pietra o di una bottiglia durante gli scontri. Le indagini hanno però progressivamente escluso questa ricostruzione.

Le indagini: decisivi i video e la ricostruzione in timelapse

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno ricostruito nei dettagli quanto accaduto attraverso filmati di videosorveglianza, riprese amatoriali e un’elaborazione in timelapse che avrebbe consentito di individuare il momento esatto del ferimento, avvenuto tra le 17.20 e le 17.35.

Secondo la Procura, il lacrimogeno avrebbe colpito direttamente la vittima perché sparato con una traiettoria orizzontale e da una distanza di poche decine di metri, senza attivarsi regolarmente. L’involucro metallico avrebbe così raggiunto Basoccu alla testa provocandogli lesioni gravissime.

L’inchiesta parla di una ricostruzione ritenuta “inequivocabile” e ha portato alla stesura di un’informativa investigativa di oltre cento pagine.

Marco Basoccu salvato dopo un delicato intervento

Le conseguenze dell’impatto sono state drammatiche. Basoccu era stato ricoverato in condizioni disperate all’ospedale Molinette di Torino, dove era stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico con la rimozione di una parte della teca cranica per ridurre la pressione cerebrale.

Dopo settimane di ricovero e un lungo percorso clinico, il 36enne è stato dimesso soltanto tre settimane fa.

Fin dall’inizio, il padre Pier Luigi Basoccu aveva sostenuto che le ferite riportate dal figlio fossero compatibili esclusivamente con l’impatto di un lacrimogeno esploso dalle forze dell’ordine, affidando la tutela della famiglia all’avvocata Cristina Trabucco.

C’è anche un secondo agente indagato

L’inchiesta non riguarda soltanto il poliziotto accusato di aver esploso il colpo.

Nel fascicolo della Procura compare infatti anche un secondo agente, indagato con l’accusa di favoreggiamento. Secondo gli investigatori, durante le prime fasi dell’indagine avrebbe fornito una versione dei fatti ritenuta non corrispondente a quanto emerso dalle successive ricostruzioni investigative.

L’informativa della Squadra Mobile raccoglie inoltre le testimonianze di numerosi appartenenti alle forze dell’ordine e dell’autista del pullman dei Viking Milano, il gruppo organizzato di tifosi juventini di cui fa parte Marco Basoccu.

L’indagine prosegue ora verso la fase processuale, mentre restano aperti sia il procedimento penale sia quello disciplinare nei confronti dell’agente sospeso.

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