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Il rogo divora 113 ettari in Valle Ossola: l’allarme del Presidente del Parco

Il Presidente del Parco sulle difficili condizioni di operazione: “Fin quando non pioverà probabilmente l’incendio non si spegnerà”

Chiara Scerba

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VALLE OSSOLA – A una settimana esatta dal suo inizio, il rogo divampato nell’impervia area montana del Pizzo Proman, ha registrato nelle ultime ore un netto peggioramento, superando i confini ed entrando ufficialmente nell’area protetta del Parco Nazionale della Val Grande.

Secondo le ultime stime effettuate tramite i rilievi delle immagini satellitari, la superficie di bosco e sottobosco andata in fumo ha già raggiunto i 113 ettari. Una situazione critica e complessa da gestire, legata soprattutto all’estrema pendenza e inaccessibilità del terreno, situato a circa 1.900 metri di quota.

L’allarme del presidente del Parco

A fare il punto della situazione è il presidente dell’Ente Parco, Luigi Spadone, che evidenzia come l’impossibilità di operare in sicurezza da terra stia prolungando le operazioni:

“Siccome in quota non si può salire con le squadre di terra, non potendo fare bonifiche è impegnativo pensare di fermarlo. Al momento abbiamo due Canadair che attaccano contemporaneamente per circoscrivere l’incendio, ma è inevitabile che di notte, quando i sorvoli si fermeranno, l’incendio andrà avanti. Fin quando non pioverà probabilmente l’incendio non si spegnerà e prima di sabato non sono attese precipitazioni nella zona”.

Escursionisti evacuati e ordinanze di divieto

Spadone ha inoltre confermato che è stata avviata la procedura per evacuare 12 o 13 escursionisti che si trovavano all’interno del perimetro del Parco. Contestualmente, per evitare che altre persone si mettano in pericolo intralciando i soccorsi, i sindaci dei comuni interessati hanno firmato d’urgenza delle ordinanze sindacali che vietano tassativamente l’ingresso in tutta l’area colpita.

Per quanto riguarda l’innesco del disastro, l’ipotesi del dolo o della distrazione umana è quasi del tutto esclusa. Gli esperti attribuiscono al 99,9% l’origine del rogo alla caduta di un fulmine che avrebbe covato sotto la vegetazione prima di divampare sotto l’azione del vento.

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