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La diffida della Regione a Angelo Catanzaro diventa un caso politico: chi ha deciso di intervenire contro il post?
La domanda è diventata più grande del post che l’ha originata: chi ha deciso di trasformare una critica politica sui servizi per le persone fragili in una diffida formale della Regione Piemonte?
TORINO – La vicenda era iniziata con un post sui social dedicato agli assegni di cura e alla situazione delle persone con disabilità e degli anziani non autosufficienti. È diventata, nel giro di pochi giorni, un caso politico che coinvolge la Regione Piemonte, il presidente Alberto Cirio, il vicepresidente e assessore al Welfare Maurizio Marrone e il consigliere comunale del Pd Angelo Catanzaro.
Al centro c’è una diffida inviata dall’Avvocatura regionale a Catanzaro per un contenuto pubblicato su Instagram. Ma ora la domanda è un’altra: chi ha deciso di chiedere al consigliere di cancellare quel post e perché l’iniziativa sarebbe stata assunta formalmente a nome del presidente Cirio senza che, secondo quanto riferito, il governatore ne fosse a conoscenza?
Dalla polemica sugli assegni di cura alla diffida
Il primo capitolo della storia risale a giugno. Catanzaro aveva pubblicato sui social un post prendendo spunto da un articolo de La Stampa del 13 marzo 2026, dedicato alle difficoltà legate agli assegni di cura per anziani e persone con disabilità.
L’articolo raccontava il rischio che migliaia di famiglie piemontesi potessero trovarsi senza sostegni a causa dei ritardi nell’assegnazione delle risorse del Fondo nazionale per le non autosufficienze. In particolare, il quotidiano parlava di circa 25 mila persone potenzialmente coinvolte e spiegava che diversi consorzi socioassistenziali stavano affrontando difficoltà nell’erogazione delle prestazioni.
Catanzaro aveva rilanciato la questione con una fotografia accompagnata dalla parola “VERGOGNOSO” e da un’accusa politica: secondo il consigliere, la Regione avrebbe continuato a “scaricare responsabilità invece di garantire diritti”.
È proprio questo passaggio ad aver provocato la reazione dell’Avvocatura regionale.
La Regione ha considerato quelle affermazioni gravemente lesive della propria immagine, del prestigio e della reputazione istituzionale. L’Avvocatura avrebbe inoltre ritenuto che il post attribuisse all’amministrazione comportamenti omissivi e negligenti nei confronti di persone particolarmente fragili, andando oltre i limiti della legittima critica politica e amministrativa.
La diffida chiedeva quindi la rimozione del post e del commento entro 48 ore, riservando alla Regione la possibilità di tutelarsi anche in sede penale e di chiedere il risarcimento dei danni nel caso di mancato adeguamento.
Catanzaro ha scelto di cancellare il contenuto.
“Ho usato la parola vergognoso”
Dopo aver rimosso il post, il consigliere ha deciso di rendere pubblica la vicenda.
Catanzaro non ha negato di aver utilizzato un’espressione forte. Al contrario, ha spiegato di aver scritto “VERGOGNOSO” e di aver espresso una valutazione politica. “Se ho sbagliato, sono il primo a chiedere scusa”, ha dichiarato, sostenendo però che la questione posta riguardava un problema reale e che la risposta avrebbe dovuto arrivare sul terreno politico.
Il consigliere ha quindi rivolto le sue domande direttamente a Maurizio Marrone: in attesa dei fondi nazionali per la non autosufficienza, la Regione sta garantendo la continuità dei servizi? Le risorse necessarie stanno arrivando ai consorzi che assistono le persone fragili?
Catanzaro ha anche sottolineato il proprio coinvolgimento personale sul tema della disabilità, spiegando di aver scelto l’impegno politico proprio per difendere i diritti delle persone più fragili.
La Regione: “Gli assegni di cura non sono stati tagliati”
La replica della Regione è arrivata attraverso Marrone.
L’assessore al Welfare ha respinto l’impostazione di Catanzaro sostenendo che il post non chiedesse semplicemente rassicurazioni sugli assegni di cura, ma producesse invece un danno all’immagine dell’ente.
Secondo Marrone, si sarebbe trattato di “basso allarmismo mediatico” capace di generare preoccupazione nelle famiglie fragili senza motivo. L’assessore ha inoltre sostenuto che gli assegni di cura non siano stati tagliati e che il Piemonte sia stata la prima Regione italiana a sbloccare a Roma il Fondo nazionale per la non autosufficienza, evitando così l’interruzione degli assegni.
La questione, però, è più complessa.
A marzo La Stampa aveva effettivamente documentato le difficoltà provocate dal ritardo nei trasferimenti nazionali. Il Fondo nazionale per la non autosufficienza viene trasferito dallo Stato alle Regioni, che devono poi distribuirlo agli ambiti territoriali. In Piemonte, all’epoca, la situazione aveva prodotto difficoltà per diversi consorzi e il tema era stato oggetto anche del pressing della Regione nei confronti del Governo.
Il 4 agosto, poi, la Regione ha approvato il piano necessario per distribuire le risorse del Fondo ai 46 enti gestori piemontesi, confermando anche cinque milioni di euro regionali destinati ai caregiver.
Dunque, quando Catanzaro aveva pubblicato il suo messaggio, il problema dei finanziamenti e della continuità delle prestazioni non era inventato: esisteva un confronto concreto sulle risorse e sui tempi necessari per garantire la continuità dei servizi. La Regione, dal canto suo, sosteneva di essere impegnata per risolvere il problema e di aver sollecitato Roma.
Il secondo capitolo: “Cirio non ne sapeva nulla”
È qui che la vicenda cambia completamente natura.
Catanzaro ha raccontato di aver appreso dagli organi di stampa che il presidente Alberto Cirio non sarebbe stato a conoscenza della diffida.
Da qui la domanda rivolta dal consigliere alla Regione: chi ha dato mandato all’Avvocatura regionale?
Il legale di Catanzaro, l’avvocato Giuseppe Fiore, ha quindi deciso di rispondere formalmente alla diffida chiedendo chiarimenti e, in particolare, di conoscere chi abbia assunto la decisione e conferito il mandato.
La questione è stata sollevata anche dal consigliere regionale dem Daniele Valle, che ha annunciato un’iniziativa formale per ricostruire la procedura e sapere quante diffide, richieste di rimozione o intimazioni relative a contenuti social siano state inviate dalla Regione dall’inizio della legislatura.
Il dettaglio della lettera che apre un nuovo fronte
A rendere ancora più delicata la vicenda è il contenuto della diffida.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Lo Spiffero, il documento è datato 16 giugno 2026 e indica come soggetto che agisce la Regione Piemonte “in persona del Presidente pro tempore e per il tramite dell’Avvocatura regionale”.
La lettera sarebbe stata firmata dall’avvocato Claudio Salaris per la Regione e avrebbe contestato a Catanzaro il post pubblicato il 5 giugno.
Il problema politico nasce quindi da una circostanza precisa: se il presidente Cirio sostiene di non essere stato informato dell’iniziativa, resta da capire chi abbia attivato l’Avvocatura e con quale percorso amministrativo.
Al momento, sulla base delle informazioni pubbliche disponibili, non è possibile attribuire con certezza la decisione a una singola persona.
Ed è proprio questo il punto sul quale Catanzaro ha chiesto chiarezza.
Il Pd: “Non si risponde alle critiche con le diffide”
Intorno al consigliere si è schierato il Pd piemontese.
Il segretario regionale Domenico Rossi ha parlato di un rischio di limitazione della libertà di critica, mentre il Pd torinese ha sostenuto che chiedere chiarimenti sulle difficoltà delle famiglie e sui servizi alla non autosufficienza rientri pienamente nell’attività di un rappresentante delle istituzioni.
Anche le organizzazioni Utim e Ups, del Coordinamento sanità e assistenza, hanno espresso preoccupazione per la vicenda, sottolineando che il rischio di difficoltà nelle prestazioni domiciliari era legato a una questione reale e di interesse pubblico. Secondo le associazioni, su temi di questo tipo le istituzioni dovrebbero rispondere con dati e argomentazioni, evitando iniziative che possano produrre un effetto intimidatorio sulla libertà di critica.
La Regione, naturalmente, legge la vicenda in maniera opposta: per Marrone non si è trattato di una contestazione politica, ma della necessità di tutelare l’immagine dell’ente da affermazioni ritenute ingiustamente lesive.
Una vicenda ancora aperta
Il post è stato cancellato. Ma la vicenda non è affatto chiusa.
Anzi, la rimozione del contenuto ha aperto almeno tre questioni.
La prima riguarda il confine tra critica politica e lesione dell’immagine di un ente pubblico.
La seconda riguarda la gestione degli assegni di cura e del Fondo nazionale per la non autosufficienza, sulla quale a marzo esistevano effettivamente problemi e ritardi e sulla quale la Regione ha successivamente annunciato lo sblocco delle risorse.
La terza, forse la più delicata sul piano politico, riguarda la catena decisionale che ha portato alla diffida.
Catanzaro ha cancellato il post e ha ringraziato pubblicamente le persone che gli hanno manifestato solidarietà. Ma ora, attraverso il suo legale, chiede di sapere chi abbia deciso di ricorrere all’Avvocatura.
E la domanda è diventata più grande del post che l’ha originata: chi ha deciso di trasformare una critica politica sui servizi per le persone fragili in una diffida formale della Regione Piemonte?
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