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Curiosità Società Torino

Quando il Far West conquistò Torino: i giorni incredibili di Buffalo Bill sotto la Mole

Lo spettacolo venne allestito nella vecchia Piazza d’Armi, nell’area dove oggi sorge il Politecnico

Gabriele Farina

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TORINO – Nell’aprile del 1906, Torino smise per qualche giorno di essere una sobria capitale industriale e si trasformò in qualcosa di decisamente più esotico: una frontiera americana, popolata da cowboy, indiani Sioux, cavalli al galoppo e miti d’oltreoceano. Il merito? Di Buffalo Bill, al secolo William Frederick Cody, che con il suo celebre “Wild West Show” portò il Far West nel cuore del Piemonte.

L’arrivo di un mito globale

Quando Buffalo Bill arrivò a Torino, non era più un cowboy e non era semplicemente un artista: era una vera celebrità internazionale. Ex cacciatore di bisonti, scout e uomo di spettacolo, aveva già conquistato Europa e Stati Uniti con il suo show itinerante, un gigantesco spettacolo che mescolava teatro, circo e rievocazione storica.

Il suo arrivo in città, tra il 22 e il 26 aprile 1906, fu preceduto da una vera campagna mediatica: manifesti, articoli e passaparola accesero la curiosità di tutte le classi sociali, dai nobili ai popolani.

Torino, già attraversata da grandi trasformazioni industriali e culturali, si lasciò travolgere dall’evento.

Una città invasa dal West

Lo spettacolo venne allestito nella vecchia Piazza d’Armi, nell’area dove oggi sorge il Politecnico. In poche ore, un’intera porzione della città si trasformò in un villaggio western.

I numeri erano impressionanti:

  • oltre 800 tra artisti e comparse
  • circa 500 cavalli
  • una tribuna da 12.000 posti
  • tre treni carichi di attrezzature e scenografie

Una macchina organizzativa gigantesca, che anticipava di decenni i grandi eventi moderni. Pensare che tutto veniva montato in poche ore lasciava i torinesi letteralmente a bocca aperta.

Lo spettacolo: tra mito e realtà

Il “Wild West Show” era un’esperienza immersiva ante litteram. Sul palco si susseguivano:

  • assalti alle diligenze
  • battaglie tra cowboy e nativi americani
  • dimostrazioni di abilità a cavallo e con le armi

Tra i protagonisti c’erano veri nativi americani, inclusi celebri capi come Toro Seduto, che interpretavano… se stessi.

E qui nasce una delle curiosità più sorprendenti: durante le esibizioni, pare che alcuni di loro urlassero insulti al pubblico… senza che nessuno capisse una parola. I torinesi, ignari, applaudivano entusiasti.

Un piccolo cortocircuito culturale che oggi fa sorridere.

Il successo: numeri da record

In appena cinque giorni, circa 80.000 spettatori assistettero allo show.

Un risultato straordinario per l’epoca, che dimostra quanto il mito del West fosse potente anche in Europa. Per molti torinesi, era la prima occasione per vedere dal vivo un mondo fino ad allora conosciuto solo attraverso racconti e giornali.

La Torino che canta il West

L’impatto dell’evento fu tale da entrare immediatamente nella cultura popolare. Il cantastorie piemontese Eugenio “Veritas” dedicò allo spettacolo una canzone in dialetto: “Buffalo Bill a Torino”.

Il brano raccontava una storia semi-leggendaria: una certa Rosina che, con la scusa dello spettacolo, si concede una fuga romantica con un membro della troupe.

Verità o invenzione? Difficile dirlo. Ma il fatto che la vicenda sia diventata canzone racconta molto dell’impatto sociale dell’evento.

Un incontro tra mondi

L’arrivo di Buffalo Bill rappresentò qualcosa di più di un semplice spettacolo: fu l’incontro tra due immaginari.

Da una parte, l’America della frontiera, epica e selvaggia.
Dall’altra, una Torino elegante ma in piena trasformazione, sospesa tra tradizione e modernità.

Per qualche giorno, queste due realtà si fusero. E sotto la Mole Antonelliana, tra polvere, cavalli e tamburi indiani, i torinesi poterono vivere – forse per la prima e unica volta – il sogno del Far West.

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