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La storia di come il lago d’Orta, il lago più acido al mondo, venne risanato
La svolta arrivò tra il 1989 e il 1990, quando il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Regione Piemonte decisero un intervento radicale e innovativo: non contenere l’inquinamento, ma correggere direttamente la chimica del lago
ORTA – Il Lago d’Orta, incastonato tra le colline tra Novara e il Verbano, è oggi un lago dall’aspetto idilliaco: acque limpide, rive tranquille, turismo e pesca. Ma per gran parte del Novecento è stato uno degli ecosistemi acquatici più compromessi del pianeta. Una storia quasi incredibile, fatta di chimica industriale, silenzio ecologico e una delle più spettacolari operazioni di risanamento ambientale mai realizzate in Europa.
Il lago che moriva senza rumore
Tutto comincia nel 1926, a Gozzano, sulla sponda meridionale del lago. Qui viene avviata la produzione della fabbrica Bemberg, specializzata nel rayon attraverso il processo cupro-ammoniacale. Un sistema efficiente per l’industria tessile, ma disastroso per l’ambiente: rame e ammoniaca, i principali sottoprodotti, venivano scaricati direttamente nelle acque del lago.
All’inizio i segnali erano già evidenti. In appena due anni, i limnologi rilevarono la scomparsa totale del plancton nelle zone vicino agli scarichi. Ma la produzione continuò, e il lago entrò in una lenta ma inesorabile spirale di degrado.
Dopo la Seconda guerra mondiale la situazione peggiorò ulteriormente. Il territorio del Cusio divenne uno dei poli italiani della rubinetteria: le lavorazioni galvaniche introdussero cromo, nichel e zinco. Ogni anno nel lago finivano migliaia di tonnellate di sostanze chimiche, tra cui circa 3.350 tonnellate di solfato d’ammonio e diverse tonnellate di rame.
L’ammonio consumava l’ossigeno disciolto, i metalli erano tossici, e i sedimenti iniziavano a rilasciare alluminio. L’equilibrio chimico del lago si rompeva progressivamente.
Il lago “più acido del mondo”
Il risultato di decenni di scarichi fu drammatico. Nel 1987 il Lago d’Orta raggiunse un pH di 4,4. Per confronto, l’aceto si colloca tra 2,5 e 3,5, il succo di pomodoro intorno a 4. In pratica, il lago era diventato un ambiente totalmente inospitale per qualsiasi forma di vita acquatica.
Il quadro biologico era desolante: niente pesci, niente plancton, niente batteri rilevabili. Acqua trasparente, sì, ma sterile. Un ecosistema formalmente “pulito” alla vista, ma biologicamente morto.
Tentativi di reintroduzione della fauna, già dagli anni ’40, fallirono sistematicamente. Il sistema era troppo compromesso: ogni forma di vita introdotta collassava rapidamente.
La svolta: curare il lago dall’interno
La vera svolta arrivò tra il 1989 e il 1990, quando il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Regione Piemonte decisero un intervento radicale e innovativo: non contenere l’inquinamento, ma correggere direttamente la chimica del lago.
L’idea era semplice nella teoria, rivoluzionaria nella scala: aggiungere al lago carbonato di calcio e magnesio, cioè calcare, per neutralizzare l’acidità.
In totale furono utilizzate circa 15.000 tonnellate di carbonato, distribuite con barche speciali capaci di trasportare circa 60 tonnellate per viaggio. L’operazione venne condotta in modo sistematico, da sud verso nord, per garantire una miscelazione uniforme.
Il processo è noto come liming, già sperimentato in alcuni laghi della Scandinavia, ma mai applicato su questa scala in Italia.
A dirla tutta i primi sistemi non funzionarono granchè. Il carbonato rimaneva a galla e bisognò cambiare metodo: pomparlo direttamente dentro il lago ad una profondità adatta.
La rinascita ecologica
Gli effetti furono progressivi ma profondi. Il carbonato neutralizzò l’acidità e favorì la precipitazione dei metalli pesanti nei sedimenti. Il pH iniziò lentamente a risalire verso valori neutri.
Poi arrivò la vita.
Prima il plancton, poi gli invertebrati acquatici, infine i pesci. L’ecosistema ricominciò a ricostruirsi strato dopo strato, seguendo una successione naturale che sembrava impossibile solo pochi anni prima.
Oggi il Lago d’Orta è un caso di studio internazionale: balneabile, pescoso e costantemente monitorato. È considerato uno dei più importanti esempi al mondo di recupero di un ecosistema lacustre profondamente compromesso.
Un laboratorio naturale di rinascita
La storia del lago mostra un punto cruciale: anche ecosistemi apparentemente perduti possono essere recuperati, ma solo con interventi scientifici mirati, costanti e su larga scala.
Il Lago d’Orta è passato dall’essere il lago più acido del mondo a un simbolo di risanamento ambientale. Una trasformazione che, più che un miracolo, è stata il risultato di chimica, ingegneria ambientale e volontà istituzionale.
E oggi, guardando le sue acque tranquille, è difficile immaginare che per decenni lì dentro non viveva letteralmente nulla.
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