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Curiosità Cultura Piemonte

Perché in Piemonte si dice “cerea”? La storia del saluto che racconta un’intera regione

Alla scoperta del saluto tradizionale piemontese

Gabriele Farina

Pubblicato

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TORINO – Chi arriva in Piemonte per la prima volta se ne accorge quasi subito.

Entrando in un negozio, incontrando un vicino di casa o salutando qualcuno per strada, capita spesso di sentire una parola diversa dal solito: cerea.

Per i piemontesi è un’espressione naturale, usata ogni giorno quasi senza pensarci. Per chi viene da fuori, invece, è una delle prime curiosità linguistiche che colpiscono. E nonostante la forte immigrazione di cui il Piemonte è stato protagonista negli anni, “cerea” non sta scomparendo.

Ma da dove nasce davvero questo saluto? E perché continua a essere così diffuso ancora oggi?

Più di un semplice “ciao”

La particolarità di “cerea” è che può essere usato sia quando ci si incontra sia quando ci si saluta.

Un po’ come accade con “ciao”, ma con una sfumatura tutta piemontese.

Pronunciare “cerea” significa spesso comunicare familiarità, cordialità e appartenenza a una comunità. È una parola che molti imparano fin da bambini e che continua a essere tramandata di generazione in generazione.

Un’origine che incuriosisce ancora oggi

Sull’origine del termine esistono diverse ipotesi.

La più citata dagli studiosi lo collega a un’antica formula di cortesia piemontese, utilizzata per augurare buona salute e serenità all’interlocutore. Nel corso del tempo quell’espressione si sarebbe progressivamente abbreviata fino a diventare l’attuale “cerea”.

Non tutti gli studiosi concordano però su un’unica ricostruzione etimologica, segno che la storia della parola conserva ancora alcuni aspetti non del tutto chiariti.

Un simbolo dell’identità piemontese

Negli ultimi decenni “cerea” è diventato molto più di un semplice saluto.

Compare sulle insegne dei negozi, sulle magliette, nei souvenir e perfino nelle campagne promozionali dedicate al Piemonte.

È una parola capace di identificare immediatamente un territorio e il suo modo di accogliere le persone.

Si usa ancora?

Assolutamente sì.

Anche se le nuove generazioni alternano spesso “ciao” e “cerea”, il saluto continua a essere molto presente nella vita quotidiana, soprattutto a Torino e in gran parte del Piemonte.

Basta entrare in un bar, in un mercato o in una piccola attività di quartiere per sentirlo pronunciare più volte nel corso della giornata.

Una parola che racconta un modo di essere

Forse è proprio questo il segreto della sua longevità.

“Cerea” non identifica soltanto un saluto.

Racconta un modo di relazionarsi fatto di discrezione, cordialità e semplicità, caratteristiche che molti associano da sempre al carattere piemontese.

Ed è anche per questo che, nonostante il passare degli anni, continua a essere una delle parole più amate e riconoscibili della regione.

Hai una parola, un modo di dire o una curiosità piemontese di cui vorresti conoscere la storia? Scrivicelo nei commenti: potrebbe diventare il prossimo articolo di questa serie.

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