Arriva in edicola My Local Guide: la guida di Torino “a chilometro zero”

Quando si viaggia, avere in mano una buona guida può fare la differenza. Se raccontata nel modo adeguato e con la giusta attenzione, una città può svelare ai visitatori lati affascinanti e nascosti.  Lo sanno bene gli autori di My local guide Torino (Edizioni Lightbox), pensata per i turisti, ma utile (anzi, forse particolarmente interessante) per gli “indigeni”. Il progetto è nato da un’idea semplice: mandare in soffitta le vecchie guide, elenchi un po’ scialbi di monumenti e musei da visitare, per far raccontare la città a chi quotidianamente la vive. Ecco allora in primo piano i Torinesi, a cominciare dai più conosciuti, come Luciana Littizzetto e Massimo Gramellini.

Giunta alla sua seconda edizione, My local guide Torino fa parte di una collana che copre diverse città italiane, da Milano a Venezia, da Firenze a Napoli, raccontate tutte con la stessa filosofia (gli sguardi per descrivere i luoghi). Lo staff dei Torinesi doc reclutati per redigere il testo comprende molti nomi, appartenenti a diversi settori della cultura: oltre ai già citati Gramellini e Littizzetto (ormai quasi due icone della città) ci sono gli scrittori Paolo Giordano e Margherita Oggero, gli chef Kumalè e Davide Scabin con il fondatore di Eataly Oscar Farinetti (interpellati per la sezione gusto), il critico cinematografico Steve Della Casa e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (la fondazione che porta il suo nome è un punto di riferimento per l’arte contemporanea), Evelina Christillin, Massimo Introvigne (sociologo e storico), Marcia Caines (esperta di vita notturna) e molti altri. La nuova guida è stata presentata al pubblico da alcuni dei suoi autori durante un incontro alla libreria Coop di Torino. Per prima ha preso la parola Margherita Oggero: “Che peccato l’inglese nel titolo: non ce n’era alcun bisogno – ha osservato, con quel puntiglio linguistico che fa la differenza tra chi usa le parole per sopravvivere e chi le considera oggetti d’arte – Secondo me un titolo tipo ‘Guida nostrana’ sarebbe andato benissimo”. “Local” o “nostrana” che sia, la Torino della scrittrice si scopre in 24 ore (con gambe da atleta) e ha due anime, entrambe vitali. C’è la città aulica (via Po con i suoi portici, la Gran Madre, piazza Carlina) e poi c’è l’altra faccia, quella delle barriere: i quartieri operai dei “baracchini” Fiat e Porta Palazzo, bella pur con le sue “topaie da quarto mondo”.

“Elegante, sorprendente, trasformista”: se a tessere l’elogio della città fosse un Torinese “natio”, non ci sarebbe da stupirsi. Ma questi aggettivi così lusinghieri fanno un certo effetto se pronunciati da Marcia Caines, cittadina inglese che, dopo aver girato tutto il mondo, nel ’96 ha scelto Torino come residenza adottiva, scoprendone poi tutte le trasformazioni. L’ultimo intervento, di Massimo Introvigne, si è concentrato sulla presunta Torino magica, un mix di leggende antiche e nuove legate anche a personaggi illustri come Garibaldi, membro della Società Spiritica Italiana: “Lo avete sempre pensato come un materialista? Bene, ora immaginatevelo mentre fa ballare i tavolini del Cambio”.

My local Guide Torino si trova nelle librerie e, in questo periodo, nelle edicole come allegato al quotidiano La Stampa.

Info: www.mylocalguide.org

Foto: Christian Gehrig



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