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“Fuori i soldi dalla politica”: il Movimento 5 Stelle raccoglie 20mila firme contro la “casta”

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Ridurre i costi della politica partendo dagli stipendi dei consiglieri regionali: temi che vanno di moda in questo periodo, abilmente cavalcati dalle forze “anticasta”. Ecco spiegate allora le oltre 20mila firme raccolte dal Movimento 5 Stelle torinese, un ottimo risultato presentato giovedì in Regione. La petizione popolare “Fuori i soldi dalla politica” si prefigge l’obiettivo – scrivono i grillini – “di porre all’attenzione del Consiglio piemontese la necessità di ridurre i costi della politica partendo, appunto, dalla riduzione degli stipendi dei consiglieri, delle indennità e dei rimborsi spese, eliminando i gettoni di presenza e il vitalizio dopo soli cinque anni di attività”.

“Vorremmo parificare il tutto al livello degli omologhi consiglieri eletti in tutto il resto d’Europa – ha affermato Fabio Martina, primo firmatario della petizione – per non dire del mondo visto che, ad esempio, il governatore Roberto Cota costa ad ogni cittadino piemontese sette volte quello che costa ai cittadini californiani il loro governatore Jerry Brown”.

“La sovranità è dei cittadini – ha commentato il capogruppo consiliare dei grillini Davide Bono – ed è giusto che la esercitino quando i loro dipendenti eletti non fanno quanto richiesto. A questo proposito, sto lavorando per modificare lo Statuto regionale al fine di rendere più fruibili gli Istituti di partecipazione popolare”. Lo stesso Bono fu il relatore di un testo per ridurre i costi della politica (identico a quello ripresentato a ottobre sottoforma di petizione popolare) presentato qualche mese fa in aula e bocciato a larga maggioranza dalle altre forze politiche.

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