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Arte Contemporanea a Torino: Rapporto 2010
E’ stata presentata, nel Salone d’Onore della Fondazione CRT, la ricerca “Arte Contemporanea a Torino. Rapporto 2010”. Il progetto è statopromosso e sostenuto dalla Fondazione CRT, realizzato dall’Associazione Torino Internazionale e dall’Università IULM di Milano e pubblicato da Umberto Allemandi & C. La pubblicazione è il risultato del lavoro di un gruppo di esperti chiamati a interrogarsi sul rapporto privilegiato di Torino con l’arte contemporanea.
Tre gli obiettivi d’indagine: fotografare l’evoluzione recente del sistema dell’arte contemporanea torinese, indagando in particolare le variabili economiche e produttive; analizzare l’impatto della crisi e le strategie di reazione adottate dagli operatori del settore; interrogarsi sulle tendenze dello scenario internazionale e collocare in quello scacchiere Torino, le sue istituzioni e i suoi artisti.
I 57 intervistati e i 150 rispondenti al questionario, valutano positivamente Torino e il suo sistema dell’arte per il prestigio e la qualità di musei, collezioni e fondazioni; perché il sistema locale ha investito con costanza capitali pubblici e privati; perché la città possiede una fiera in costante crescita di reputazione; per la qualità del collezionismo; perché le competenze e le professionalità a servizio del mondo dell’arte sono straordinarie; per la presenza di un nucleo ristretto di galleristi, ma con solida reputazione; per la qualità e innovazione dei progetti di arte pubblica e dei progetti di educazione all’arte.
Agli occhi del mondo internazionale dell’arte, Torino appare come una città in bilico costante tra grande trasformazione e mantenimento dell’esistente. La maggior parte dei rispondenti la definisce “proiettata verso il futuro”, “orientata internazionalmente” (in particolare i rispondenti italiani), ma anche “la bella addormentata”. La città è considerata capitale continentale (per il 43% degli intervistati), e internazionale (per un altro 43%), soprattutto per i più giovani e per i trentenni, ed è ritenuta competitiva dal punto di vista del potenziale sviluppo professionale. Fiori all’occhiello del sistema torinese sono: il Castello di Rivoli, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la fiera Artissima.
La ricerca offre anche approfondimenti significativi sulle professioni dell’arte. Dalle testimonianze, sappiamo che la maggior parte di chi opera (artisti e professionisti) in questo settore lo fa in forma indipendente, individuale o in realtà imprenditoriali di dimensioni micro (con meno di cinque addetti), o ancora, attraverso prestazioni saltuarie. L’84% dei lavoratori ha meno di 40 anni. Le biografie professionali sono discontinue. Il grado di istruzione formale è elevato (il 66.9 % ha una laurea o un titolo post-laurea).
Il tessuto produttivo è ancora fragile. Il lavoro è caratterizzato dalla doppia occupazione (il 59.3% dei rispondenti svolge almeno due attività), da una grande mobilità, ma all’interno del medesimo campo (la maggior parte di chi si dichiara artista lavora nell’ambito dell’educazione artistica); le fonti di reddito sono frammentate. Il dato è aggravato dalla crisi che fa registrare nel 2009 un calo delle entrate e della redditività (il 75% degli intervistati ha visto una riduzione delle entrate; 1 intervistato su 2 ha ridotto il numero di clienti), con conseguente riduzione degli investimenti. Come in altri settori dell’economia terziaria, produzione e redditività tendono a disallinearsi: in sintesi, si continua a lavorare – o addirittura si lavora di più – ricavandone meno. Con la crisi si assiste inoltre alla contrazione del mercato delle opere (scompare il collezionismo minore) e delle risorse pubbliche a disposizione.
D’altra parte il mondo dell’arte è vitale, dinamico, artisti e professionisti fanno parte di reti significative, che si nutrono di prossimità e di frequentazione assidua, che sono presumibilmente sostenute dalla facilità di comunicazione e scambio garantita dalla rete e dai nuovi media. Anche se tendenzialmente il mondo dell’arte è considerato un mondo elitario con elevato capitale culturale e adeguato capitale economico, l’incrocio con la variabile generazionale sembra suggerire una democratizzazione del lavoro artistico, con una composizione sociale più eterogenea.
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