La Lega gioca a scacchi: Rosi Mauro dimissionaria (ma lei smentisce), Cota triumviro

Cambio al vertice del Carroccio, dopo il terremoto che ha investito la Lega targata Bossi: Roberto Cota prenderà il posto di Roberto Calderoli nel triumvirato che traghetterà il partito verso il congresso federale. Secondo quanto riferiscono alcuni parlamentari leghisti, sarebbero infatti vicine le dimissioni da vicepresidente del Senato di Rosi Mauro: la promozione del presidente del Piemonte sarebbe dunque la contropartita ottenuta dai “bossiani” al passo indietro del leader del sindacato padano. 

Una soluzione che sarebbe gradita anche al probabile futuro leader della Lega, Roberto Maroni (che questa sera, a Bergamo, alla manifestazione L’orgoglio padano, sarà l’unico a parlare dal palco). Lei però, la vicepresidente del Senato, ha smentito categoricamente durante la registrazione pomeridiana di Porta a Porta: “Non ho nulla da nascondere e non vedo perché dovrei dimettermi”.

Intanto arrivano nuove indiscrezioni sulla gestione poco pulita dei soldi pubblici da parte del figlio di Bossi, Renzo; a denunciare irregolarità è stato il suo autista (nonchè guardia del corpo), Alessandro Marmello al settimanale Oggi. Curioso che l’uomo avesse con la Lega un contratto a progetto emesso (nel 2009, per tre mesi) dall’allora capogruppo del Carroccio alla Camera Cota, poi trasformato in un tempo indeterminato nell’aprile del 2011 (firmato dall’ex tesoriere Belsito):

Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare. Dal 2011 ho avuto disponibilità di denaro contante per le spese relative al mio servizio. Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio, firmare un  documento che non prevedeva giustificazioni particolari e ritirare ogni volta un massimo di mille euro. Anche più volte al mese.

Il fatto è che questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo. E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali: poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi.

L’ho fatto presente a Belsito spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara. Ho cominciato ad avere paura di poter essere coinvolto in conti e in faccende che non mi riguardavano, addirittura di sperpero di denaro pubblico, dal momento che i soldi che prelevavo erano quelli che ritengo fossero ufficialmente destinati al partito per fare politica. Soldi pubblici. Certamente, almeno credo, non spendibili per accontentare le spese personali di Renzo Bossi.