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Lavoro: incontro tra Pdl e Confindustria. A Torino si discute di esuberi (Lear) e di errori (DeTomaso)

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A Roma stanno ancora litigando sulla riforma del lavoro. A Torino, invece, siamo ai mea culpa (sul caso De Tomaso) e agli accordi sui licenziamenti (alla Lear). Andiamo con ordine: giovedì mattina, in via Dell’Umiltà (sede nazionale del Popolo della Libertà) si sono incontrati il leader Pdl Angelino Alfano ed Emma Marcegaglia, presidente (uscente) di Confindustria. Al partito di Berlusconi non vanno infatti giù le modifiche approntate alla riforma targata Fornero, in parte (in larga parte) perchè accolgono richieste del centrosinistra, ma non solo: il nuovo testo – secondo molti esponenti del centrodestra – eliminerebbe  la flessibilita in entrata, costituendo – più che uno stimolo alla crescita – un freno per le imprese.

Di tutt’altro avviso – ovviamente – sindacati e centrosinistra. La Camusso, leader della Cgil, lo ha detto chiaramente: “Io credo che il Pdl sbagli, l’aumento della precarietà ha indebolito ulteriormente la nostra economia, ha bruciato due generazioni di giovani che non hanno una prospettiva certa, credo che sia inevitabile cambiare strada e ridare certezze al lavoro”. Il testo ha comunque cominciato mercoledì il suo iter parlamentare nella commissione Lavoro del Senato, e i tempi – nonostante le bizze pidielline – dovrebbero essere brevi. Le date ufficiali sono due: il 24 aprile scade il termine per presentare gli emendamenti, che saranno votati nei giorni successivi; a votazione definitiva si dovrebbe arrivare – salvo sorprese – entro il 2 maggio.

Dopo l’incontro con Alfano (definito “costruttivo”) la Marcegaglia ha anche riferito dell’incontro di mercoledì tra le associazioni delle imprese, dal quale è emersa la volontà di lavorare ad un documento con una proposta di emendamenti da presentare insieme a governo e partiti di maggioranza (Pd, Pdl, Terzo Polo).

A TORINO. Mentre a Roma si tratta, nel capoluogo piemontese è stata una giornata di discussioni accese sulla vicenda De Tomaso. Giovedì mattina Andrea Buquicchio, consigliere regionale dell’Idv, ha presentato un ordine del giorno (poi approvato all’unanimità) che impegna la giunta guidata da Roberto Cota a capire se effettivamente sia stato fatto un uso distorto di denaro pubblico da parte della famiglia Rossignolo. Da lì è partito un dibattito che ha coinvolto anche l’ex presidente della Regione Mercedes Bresso, che all’epoca fu la regista dell’operazione che portò all’acquisizione da parte dei Rossignolo dello stabilimento di Grugliasco (comprato dall’ente e poi affittato ai nuovi investitori): “Purtroppo Rossignolo si sta rivelando un truffatore – ha dichiarato la Bresso -. Dopo una serie di operazioni riuscite, alla Fiat, alla Pirelli, alla Bertone, trovammo la soluzione Rossignolo, che servì a mettere in sicurezza la Pininfarina. Quella vicenda apparentemente è stata un errore, ma ai tempi gli investitori si presentarono. Poi, per motivi che non conosco, si sono tirati indietro. Ora se venisse fuori che i soldi della cassa integrazione o quelli destinati alla formazione non sono andati ai lavoratori sarebbe gravissimo, idem per i fondi per la ricerca. Peggio ancora se il tfr dei dipendenti fosse stato dirottato altrove. Vorrebbe dire che ci troveremmo di fronte a una truffa da magliari”.

Notizie “positive” (si fa per dire) arrivano da un altro fronte caldo riguardante la nostra Regione: è stato infatti raggiunto l’accordo per la Lear di Grugliasco: la mobilità interesserà solo i 140 lavoratori che si sono già dimessi con gli incentivi. Gli altri dipendenti dell’azienda, che produce sedili per auto, resteranno in cassa integrazione (prorogata fino al 7 luglio). Poi, in base alla commessa Fiat legata all’investimento a Mirafiori, sarà deciso che tipo di cassa adottare.

EX BERTONE. Restando dalle parti di Grugliasco, ci sono notizie anche sul fronte ex Bertone (Officine Automobilistiche Grugliasco). Giovedì è stato presentato a Modena il futuro assetto organizzativo e industriale della Maserati (gruppo Fiat) ed è stato deciso che la produzione sarà installata proprio nel torinese (mantenendo in Emilia la progettazione). Per l’impianto, acquisito dal Lingotto poco più di due anni fa, “sono in corso investimenti – si legge in una nota della casa modenese – che raggiungeranno a fine piano i 500 milioni di euro”.

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