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Per Cota occorre evitare la spesa folle del referendum sulla caccia, Monica Cerutti non ci sta

Redazione Quotidiano Piemontese

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Questa mattina nella Conferenza dei Capigruppo in Regione Piemonte il Presidente Roberto Cota ha illustrato la sua posizione sulla questione Referendum Caccia. Secondo Cota: “Per evitare il referendum sulla caccia bisogna abrogare la legge regionale esistente e poi pensare successivamente ad una nuova legge, che possa essere costruita con il maggior consenso possibile. Mi appello al senso di responsabilità di tutti, perché in un momento come questo sarebbe una follia spendere 22 milioni di euro per un referendum. La riunione dei capigruppo a cui ho partecipato questa mattina mi lascia la speranza che si possa arrivare al risultato ’.
Monica Cerutti di Sel però non ci sta: “Noi pensiamo che se si vuole parlare di ricatto, allora un ricatto è invece affermare che l’unica strada percorribile sia l’abrogazione. E non vorremmo che la questione fosse mantenuta volutamente in sospeso durante il periodo di campagna elettorale delle amministrative, magari a vantaggio di qualche componente della giunta candidato.
A questo punto non possiamo accettare solo la presentazione dell’emendamento di abrogazione della legge all’interno della finanziaria, se non accompagnata da atti formali, che non possono essere generici ordini del giorno, ma garanzie sul percorso, che preveda il ritiro dei progetti di legge in commissione, non più emendabili, e sui contenuti della nuova legge. Riteniamo inoltre importante che in questo percorso la Giunta regionale coinvolga anche il Comitato Referendario. Se non si arriverà ad un risultato sostenibile sarà responsabilità di questa giunta e di questa maggioranza litigiosa, che ancora oggi non ha chiarito nella componente del PdL la propria posizione in merito”.

Per Giovanni Negro, Presidente Gruppo regionale Udc.“La posizione dell’Udc è netta: dobbiamo evitare la celebrazione del Referendum sulla Caccia. Non vogliamo mortificare legittime aspettative dei Comitati referendari, ma spendere 22 milioni di euro accendendo un mutuo per un Referendum che potrebbe anche non raggiungere il quorum del 50% + 1 dei votanti sarebbe uno spreco imperdonabile dato il momento di grave crisi economica finanziaria e la carenza di risorse in settori fondamentali come il socio-sanitario”.

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