Seguici su

Ambiente

A Cinemambiente le corporation che non pagano le tasse. Con l’aiuto della politica

Davide Mazzocco

Pubblicato

il

Ci avevano raccontato la favola bella del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti, dell’uomo che avrebbe combattuto i privilegi e riparato i disastri perpetrati dalle gestioni iperliberiste dell’ultimo trentennio. A quasi quattro anni dall’insediamento di Barack Obama, però, l’America è un paese più povero, dove la classe media che ne aveva sospinta l’economia per un secolo non è nemmeno in grado di garantire un futuro ai propri figli. Eppure, nonostante questa crisi economica nera e per alcuni irreversibile, negli Stati Uniti c’è qualcuno che può dire We’re not Broke, noi non siamo al verde.

Sono le grandi corporation come Exxon, General Electric, Bank of America e Google che con raffinati sistemi a scatole cinesi non versano all’erario statunitense un solo dollaro. Come? Per esempio aprendo società in Irlanda dove la tassazione è del 12,5% (invece del 35% degli Stati Uniti) e poi chiudendo il triangolo del transfer pricing con una società finanziaria (magari rappresentata da una semplice casella di posta) in un paradiso fiscale (nel mondo se ne contano ormai 50). E lo Stato? Lascia correre perché a finanziare le campagne elettorali dei membri del Congresso e del Presidente stesso sono proprio le grandi corporation. Una grande democrazia, quella americana, ma perennemente sotto scacco delle lobby che preferiscono investire ingenti somme di denaro per piazzare i propri uomini al Congresso piuttosto che pagare regolarmente le tasse. Il bel documentario We’re not Borke delle registe Karin Hayes e Victoria Bruce racconta questi retroscena seguendo le azioni del movimento Us UnCut che è stato il precursore del più noto Occupy Wall Street. Mostrano le cellule incancrenite di un’economia capitalista nella quale si allarga, ogni giorno di più, la forbice fra il 99% delle persone e l’1% dei privilegiati.

Iscrivi al canale Quotidiano Piemontese su WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese