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Biella

Concordia, la superstite piemontese: ”Aiutati da nessuno. Schettino mi ha chiesto perdono”

Redazione Quotidiano Piemontese

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Costa-Concordia-Naufragio-1Nell’ambito del procedimento giudiziario per il disastro della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012, presso l’Isola del Giglio, è toccato a un testimone piemontese parlare con i giudici di Grosseto. E sono state, le sue, parole significative. Chiara Castello, giovane mamma di Cossato che ha avuto la fortuna di salvarsi dalla sciagura insieme a tutta la sua famiglia, aveva inoltre lavorato a lungo sulle navi da crociera, dunque non si è spaventata quando ha sentito l’urto.

“Nessuno ci ha detto niente”, ha raccontato, “eravamo soli, senza alcuna assistenza, mentre la nave si piegava. Grazie alla mia esperienze mi sono precipitata a prendere i giubbotti, quindi abbiamo strisciato sul fianco della nave ribaltata per raggiungere una delle ultime scialuppe, mentre guardavamo quella prima della nostra che si capovolgeva in mare, e cercando di evitare che la nostra bimba fosse schiacciata dalla folla. Sull’isola, c’era più personale che equipaggio ma nessuno ci guardava nemmeno”.

Conclude poi la donna con una riflessione sul famigerato comandante Francesco Schettino:

“Mi si è avvicinato fuori dal tribunale e mi ha chiesto scusa. Gli ho risposto che non sono io a doverlo perdonare. Ma apprezzo il fatto che sia sempre presenti a ogni udienza, a differenza dei vertici dell’azienda; perchè non sarà solo lui a dover pagare”.

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