Mijno e Airoldi, due piemontesi alle paralimpiadi del tiro con l’arco

L’avventura alle Paralimpiadi degli arcieri della nazionale italiana è iniziata ieri sera, quando dall’aeroporto di Fiumicino è decollato l’aereo con destinazione Rio. La spedizione, guidata dal Responsabile Tecnico Guglielmo Fuchsova, dai coach di arco olimpico e compound Marco Pedrazzi e Antonio Tosco (anche tecnico del W1) e dalla fisioterapista Chiara Barbi, conta nove atleti: Elisabetta Mijno (Fiamme Azzurre), Veronica Floreno (Dyamond Archery Palermo), Roberto Airoldi (Arcieri Cameri) e Alessandro Erario (Arcieri dello Jonio) nell’arco olimpico open (riserva a casa Ezio Luvisetto – Arcieri del Castello); Alberto Simonelli (Fiamme Azzurre), Giampaolo Cancelli (Arcieri Castiglione Olona), Matteo Bonacina (Arcieri Castiglione Olona) ed Eleonora Sarti (Fiamme Azzurre) nel compound open (riserva a casa sarà Giulia Pesci – Arcieri Ardivestra); Fabio Luca Azzolini (Arcieri Montale) nel W1 (riserva a casa Daniele Cassiani – Arcieri Fivizzano).

Fanno quindi parte del gruppo anche i due piemontesi Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi. Le gare paralimpiche inizieranno al Sambodromo di Rio sabato 10 e si concluderanno esattamente una settimana più tardi. Elisabetta e Roberto saranno sulla linea di tiro per la prova individuale e probabilmente – anche se si dovrà attendere il risultato della qualifica e l’ultima decisione dei tecnici – per la prova a squadre del mixed team.

La preparazione in vista dei Giochi si è intensificata nelle ultime settimane, durante le quali i due arcieri piemontesi hanno fissato i loro obiettivi. “Innanzitutto ‘fare il nostro’” hanno affermato all’unisono, “senza crearsi troppe aspettative, in una gara dalle mille incognite come quella olimpica, e coscienti del fatto che se riusciremo a dare il meglio potremo raggiungere un risultato importante”.

Elisabetta proverà a confermare o addirittura migliorare l’argento conquistato quattro anno fa a Londra, mentre Roberto, all’esordio nella manifestazione, cercherà anche di godersi l’atmosfera a cinque cerchi: “non sento pressioni e sono molto contento dell’allenamento svolto nell’ultimo periodo” spiega, “ho vissuto i Giochi solo nei racconti dei miei compagni di nazionale e non vedo l’ora di provare l’emozione di un evento del genere. L’anno scorso al Mondiale sono riuscito a gestire bene la tensione, spero di fare altrettanto a Rio”.

“Mi piacerebbe vedere dal vivo anche altre gare oltre al tiro con l’arco, per esempio nuoto, scherma e basket in carrozzina” continua l’arciere novarese, “e poi vorrei conoscere le persone e le loro storie. I Giochi Paralimpici presentano tantissime sfumature e significati della parola ‘sport’; da questo punto di vista sono forse un’esperienza ancor più forte rispetto alle Olimpiadi, di quelle che lasciano il segno per sempre”.

Sono invece due le Paralimpiadi nel curriculum di Elisabetta Mijno, atleta cresciuta anche attraverso una lunga serie di gare europee e mondiali. “Delle ultime due edizioni dei Giochi ho un ricordo ovviamente molto positivo” racconta, “a Pechino mi divertii parecchio, godendomi lo spettacolo e le gare degli altri atleti. Fui eliminata molto presto ma ugualmente soddisfatta della mia prima trasferta internazionale”.

“Con più consapevolezza e maturità mi presentai a Londra a caccia del podio” prosegue Elisabetta, “fu una Paralimpiade meno ‘divertente’ perché la affrontai con più concentrazione e tensione; ma non meno emozionante, e indimenticabile grazie alla medaglia portata a casa”. Negli ultimi quattro anni l’arciera torinese ha vinto tanto (su tutti spiccano i titoli europei di Notwil nel 2014), si è laureata in medicina e ha iniziato quest’anno la specializzazione, trasferendosi a Parma.

“Il lavoro e il cambio di residenza, con le conseguenti difficoltà logistiche, hanno inevitabilmente sottratto tempo ai miei allenamenti e i risultati dell’ultima stagione ne hanno risentito” è l’analisi di Elisabetta, quarta ai Campionati Italiani di giugno, terza ai Tricolori Indoor (prima di classe in entrambe le occasioni) e bronzo europeo nel mixed team in coppia proprio con Roberto Airoldi, “negli ultimi mesi però sono riuscita a dedicarmi maggiormente all’arco e il rendimento è migliorato, come dimostrano le medaglie raccolte al Meeting internazionale di Nove Mesto”.

Qui, oltre all’argento individuale e al bronzo di squadra, è arrivato l’argento nel mixed team, sempre in tandem con Roberto Airoldi. “Sono abbastanza soddisfatto della stagione disputata fin qui” assicura quest’ultimo, quarto ai Campionati Italiani outdoor e secondo a quelli indoor (oro di classe in entrambi) e due volte bronzo europeo (a squadre e nel mixed team), “agli Europei ho sofferto un po’ i pochissimi allenamenti all’aperto e a lunghe distanze, ma ora mi sento davvero pronto”.

Rio sarà in ogni caso un punto di partenza per Roberto, il cui sogno è vivere anche edizioni future dei Giochi. Pochi anni fa, quando ha ricominciato a tirare con l’arco, non si aspettava di arrivare a questo punto. “Avevo imparato da ragazzino, durante la scuola media” ricorda, “poi dopo l’incidente ho smesso, pur continuando a interessarmi a questa disciplina. E dopo più di vent’anni ho ripreso, per gioco e come occasione per incontrare altra gente”. La vecchia passione – mai abbandonata – l’ha portato a conoscere il mondo para-archery e a gareggiare; prima a livello nazionale, poi, con i primi risultati e con i ritiri con la maglia azzurra, anche al di fuori dei confini italiani.

Diversa è la storia di Elisabetta, più giovane dal punto di vista anagrafico – ha 30 anni, dieci in meno di Roberto – ma non dal punto di vista sportivo. “Come detto, nelle ultime settimane sono riuscita a prepararmi meglio” sottolinea, “sto bene e sono concentrata. L’esperienza mi aiuta a gestire gli ultimi giorni prima della gara; nel quotidiano, dalla preparazione dei bagagli alle domande delle persone che mi chiedono dei Giochi. Spero ovviamente di mantenere questa tranquillità anche a Rio”.

Per questo, Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi si daranno una mano a vicenda. “Siamo una coppia collaudata e sempre competitiva e siamo amici anche al di là della linea di tiro” assicurano, “riusciamo a trasmetterci carica, tranquillità e fiducia. Nel mixed team capita spesso che un errore di uno di noi venga ‘compensato’ da un ottimo tiro dell’altro. Il nostro è uno sport individuale, e poter contare su un compagno di squadra è molto importante”.