CamCom: a Torino le imprese crescono molto meno che nel resto d’Italia

Presentati oggi in Camera di commercio i dati sulla natimortalità imprenditoriale in provincia di Torino nel 2016, una completa fotografia che fa il punto sull’andamento delle aperture e delle chiusure di attività nei diversi settori economici.

Il 2016 si è chiuso con 223.307 imprese registrate (-1.712 rispetto al 2015), riportando il tessuto imprenditoriale torinese ai livelli del 2004. A scendere significativamente rispetto al 2015 le nuove aperture (13.889 nuove iscrizioni a fronte delle 14.308 dell’anno precedente), ma si osserva anche un netto calo delle cessazioni (13.732 cessazioni contro le 14.264 del 2015).

Senza le cessazioni di ufficio, il saldo fra aperture e chiusure sarebbe positivo (+157) e il tasso di crescita improntato alla stabilità (+0,07%), più alto di quello registrato nel 2015 (+0,02%). In definitiva questi dati indicano una situazione di sostanziale stabilità del tessuto imprenditoriale torinese, con alcuni segnali di ripresa, ma non ancora una netta controtendenza.

Nel 2016 Torino con il +0,07% rivela una maggiore reattività rispetto al Piemonte (-0,12%), ma ancora lontana dalla performance nazionale (+0,68%) e da quella dei principali capoluoghi di regione: Roma (+2,1%), Napoli (+1,9%) e Milano (+1,5%).

Nel tessuto economico torinese predomina la micro impresa: ha meno di 10 addetti oltre il 95% delle imprese torinesi, cui si aggiunge una ridotta percentuale (il 3,8%) di piccole imprese (fra i 10 e i 49 addetti); residuale la presenza di medie e grandi imprese.

Quanto alle forme organizzative si va sempre più in direzione di un rafforzamento strutturale con l’espansione delle società di capitali (il 18% del totale), che registrano un tasso di crescita pari al 2,87%, trainate da un’elevata natalità e da un tasso di mortalità decisamente contenuto. Crescono anche le società a responsabilità limitata semplificata (+51,7%) e le cooperative (+0,7%).

TASSI DI SOPRAVVIVENZA

In crescita i tassi di sopravvivenza. Ad un anno dalla nascita in provincia di Torino sopravvivono 88 imprese su 100, dato in rialzo rispetto al 2015 (86,6). I valori migliori sono raggiunti dalle imprese dell’agricoltura (94,7), dei trasporti e spedizioni (93), del turismo (90) e dei servizi alle persone (89,2). A due anni dall’iscrizione, il tasso di sopravvivenza scende al 76,2%, anche se ancora in miglioramento rispetto all’anno precedente (75,1). A tre anni sopravvive il 66,8% delle imprese (era 65,8 nel 2015). I settori che si mostrano meno longevi dopo tre anni di vita sono le costruzioni, il commercio e anche il turismo.

ANDAMENTO PER SETTORI

La stabilità del tessuto imprenditoriale torinese nel 2016 è sostenuta principalmente dalla buona performance dei servizi alla persona che incrementano la loro consistenza del +1,8% rispetto all’anno precedente. Positivo anche il turismo (+0,3%) anche se la crescita si mostra rallentata rispetto al 2015.

Praticamente stabili i servizi alle imprese (-0,2%), in contrazione i restanti settori.

Servizi alla persona: +1,8% (6,8% del totale delle imprese)

Con un +1,8% (+271 unità rispetto al 2015), il settore dei servizi alla persona è quello che registra la performance migliore. Crescono sia le attività legate alle esigenze primarie e personali (istruzione +1,7%, servizi sanitari +4% e sociali +3,4%) – sia le attività connesse al tempo libero (+2,7%). Tra quest’ultime, si rinnova soprattutto l’incremento delle sale da gioco, bingo (+31,5%) e delle slot machine (+15,2%). Buona, infine, anche la performance delle altre attività dei servizi alla persona (+1,9%), tra cui spiccano i saloni di bellezza (+2%), le attività di tatuaggi e piercing (+29,2%) e i servizi di toelettatura per animali (+11,7%).

Turismo: +0,3% (6,9% del totale delle imprese)

Di segno positivo le attività dei servizi di alloggio (+0,5%), tra cui quelle alternative come i B&B (+7,8%), i rifugi di montagna (+5,7%) e le aree da campeggio (+5,4%); in flessione, al contrario, gli alberghi (-2,1%). Se si guarda alle attività di ristorazione (+0,3%), invece, continua il boom della ristorazione di cibi d’asporto (+1,9%) e dei ristoranti (+3,7%) mentre registrano un calo, per il secondo anno consecutivo, i bar (-2,1%, il 42,4% del totale del comparto).

Commercio: -1,9% (25,2% del totale delle imprese)

È il commercio ad accusare sul territorio la flessione più sostenuta (-1,9%; -1.100 unità rispetto al 2015), imputabile sia all’intermediazione (-2,7%; il 18,8% delle imprese del settore), sia al commercio all’ingrosso in tutti i principali beni di consumo finali, esclusi gli autoveicoli (-1,2%; il 14,3%).

Quanto al commercio al dettaglio aumentano, così come evidenziato nel 2015, gli esercizi di prodotti alimentari e bevande (+0,6%), in particolare i negozi di frutta e verdura (+6,5%; si tratta della quarta variazione positiva consecutiva), di bevande anche alcoliche (+4,1%) e le torrefazioni (+46,2%). Al contrario calano le panetterie (-3,6%), le pasticcerie (-4%) e le macellerie (-2,5%).

In flessione, invece, il commercio al dettaglio di generi non alimentari (-1,8%): a soffrire di più sono i negozi di abbigliamento (-3,5%), di calzature (-3%), le profumerie (-3,6%), i fiorai (-3%) e le gioiellerie (-1,6%), mentre, in controtendenza, registrano un +22% le farmacie. In calo (-3,8%) la vendita di prodotti culturali e ricreativi (libri, giornali, etc.), in particolare le rivendite di giornali e riviste (-3,8%), le cartolerie (-6,6%) e i negozi di articoli sportivi (-2,7%). Al contrario aumenta il commercio al dettaglio di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (+5,8%) e l’e-commerce (+7,5%).

Diminuisce l’ambulantato (il 13,3% del settore; -2,9%), soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento (-1,1%), mentre aumenta nella frutta e verdura (+1,7%).

Servizi alle imprese: -0,2% (25,1% del totale delle imprese)

Il leggero calo, in controtendenza con gli anni passati, è da attribuire prevalentemente al -1,8% dei servizi di trasporto e magazzinaggio (il 12% del settore) e alle attività immobiliari (-1,1%; 33,4%). Calano anche i servizi “avanzati” (-0,3%), in particolare le telecomunicazioni (-5,3%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,8%). I servizi di tipo organizzativo e strumentale (agenzie di selezione personale, servizi di vigilanza, attività di noleggio e leasing, attività di supporto per funzioni d’ufficio) alle imprese continuano ad irrobustirsi (+3,5%; il 15,4% del settore), così come il numero di attività finanziarie ed assicurative (+0,8%; il 9,9%).

Costruzioni: -1% (15,5% del totale delle imprese)

In flessione tutti i principali comparti, dai lavori di costruzione pubblici e privati (-3,2%) all’ingegneria civile (-2,8%). Stabili le imprese specializzate in lavori di costruzione e ristrutturazione (-0,2%, il 74,3% del comparto).

Industria: -1,4% (9,8% del totale delle imprese)

In calo i principali comparti del manifatturiero, in particolare la meccanica (-3,4%), l’elettronica (-2,6%) e i mezzi di trasporto (-0,9%). L’industria alimentare e delle bevande, dopo un 2015 di crescita sostenuta, nel 2016 fa registrare un incremento della consistenza positivo, ma più contenuto (+0,6%; l’8,6% delle imprese del manifatturiero). Crescono l’industria tessile e dell’abbigliamento (+1%), in particolare le imprese di sartoria e confezione su misura di abbigliamento, e la riparazione e installazione di macchine (+1,7%).

Agricoltura: -0,5% (5,6% del totale delle imprese)

In diminuzione le coltivazioni di cereali (-1,9%, il 27,3%) e le coltivazioni di tabacco (-1,4%, il 25,6%). Crescono le colture permanenti (+1%, il 7,9%), soprattutto grazie alle coltivazioni di alberi da frutto, frutti di bosco e in guscio (+25,4%). Fra le colture non permanenti, in aumento i legumi (+5,8%, il 9,5%) e la floricoltura (+1,8%, il 3,7%).

LE COMPONENTI IMPRENDITORIALI

Le imprese straniere: +4% (10,9% del totale delle imprese)

Anche nel 2016 sono le imprese straniere ad aver contribuito alla tenuta del sistema imprenditoriale torinese: con 24.358 unità (il 10,9% delle imprese totali), le imprese straniere segnano un tasso di crescita pari al +4%, nettamente superiore a quello registrato a livello complessivo (+0,07%). Costruzioni e commercio si confermano i principali settori in cui si concentrano le imprese straniere: se il commercio diminuisce del -2,2%, l’edilizia (il 32,4%) vede un aumento dello stock imprenditoriale del+2,1%, in netta controtendenza con l’andamento complessivo del settore. Ottime le performance anche di tutti gli altri comparti merceologici: i servizi alla persona (il 6,6%) toccano la variazione migliore con un +17,3%, seguiti dall’industria con un +7,5% e dalle attività di turismo con un+6%.

L’83,5% delle imprese straniere è strutturata come impresa individuale, seguono le società di persone (il 9,1%) e quelle di capitale (il 6,5%); sono proprio le società di capitale che incrementano lo stock del +11,7% rispetto al 2015, segnale che le imprese straniere nel tempo diventano sempre più realtà imprenditoriali strutturate e organizzate nel territorio.

La prima nazionalità degli imprenditori stranieri è quella rumena (il 23,9%; +0,7%), seguita da quella marocchina (16,2%; +3,6%) e cinese (7,5%; +5,8%). Gli imprenditori stranieri sono principalmente di genere maschile (72,3%) e hanno un’età compresa tra i 30 ed i 49 anni (62%).

Le imprese femminili: +0,23% (22% del totale delle imprese)

Sono quasi 49mila (48.998) le imprese femminili in provincia di Torino, che rappresentano il 22% del tessuto imprenditoriale complessivo. Nel 13% dei casi si tratta di imprese “under 35”. Nel corso dell’anno si è assistito ad un forte turn over, con alti tassi di natalità e mortalità, ma alla fine il 2016 si è chiuso con un tasso di crescita positivo, pari al +0,23%.

A sostenere le imprese femminili, la crescita del settore dei servizi alla persona (+2,2%) e la stabilità del comparto turistico (+0,4%) e dei servizi alle imprese (+0,3%).

Tra gli imprenditori torinesi, il 30,5% è donna. Si tratta di imprenditrici in prevalenza di età compresa fra 30 e 49 anni (il 41%) e 50 e 69 anni (il 41%), che nel 38% dei casi operano come amministratrici di società e nel 28% dei casi come socie. Per il 91% si tratta di imprenditrici di nazionalità italiana.

Delle 9.489 posizioni imprenditoriali facenti capo a donne di nazionalità straniera, il 20% proviene dalla Romania e un ulteriore 12% dalla Cina; importante anche il peso della componente imprenditoriale femminile marocchina (855 posizioni), nigeriana (641) e francese (482).

Le imprese giovanili: -809 unità (10% del totale delle imprese)

Anche nel 2016 prosegue il trend negativo delle imprese giovanili che calano di 809 unità, raggiungendo quota 22.287, pari al 10% delle imprese torinesi. La presenza più marcata di giovani si registra nel settore del commercio (il 27,5%) e delle costruzioni (il 18,2%), cui seguono i servizi prevalentemente orientati alle imprese (il 20,2%). Nel complesso, si assiste ad un generale arretramento di quasi tutti i comparti, ad eccezione delle imprese agricole (il 4,4% delle “under 35”) che crescono del +13,3%.

Anche in questo caso, prevalgono le imprese individuali (79%), cui seguono le società di persone (il 10,4%) e le società di capitale (il 9,8%). Tra le imprese giovanili, quelle femminili rappresentano il 27,7%, quelle straniere il 26%.

Le imprese artigiane: -0,88% (28% del totale delle imprese)

Nel 2016 non si è arrestata la flessione delle imprese artigiane torinesi (62.325, il 28% del totale delle imprese locali): il tasso di crescita, al netto delle cessazioni d’ufficio, è stato pari a -0,88%, anche se migliore rispetto a quelli regionali e nazionali (entrambi -1,16%) e in risalita rispetto all’anno precedente (-1,68%).

Ci sono alcuni segnali incoraggianti. I comparti con la consistenza più numerosa, l’edilizia (42,1%) e l’industria manifatturiera (20,4%), evidenziano ancora riduzioni (rispettivamente -1,5% e -1,4%), ma più contenute rispetto a quelle rilevate nel 2015 (-2,8% e -1,7%). Il settore dei servizi alle imprese, che rappresenta il 15,2% del totale, mostra una situazione di sostanziale stabilità nei confronti dell’anno precedente così come le attività del turismo.

Risulta, invece, in leggera crescita la consistenza del settore dei servizi alle persone (+0,5% nei confronti dell’anno precedente.

L’81% delle imprese artigiane è un’impresa individuale. Le società di persone rappresentano il 15% e le società di capitale il 3,9%.

I principali comuni della provincia di Torino

Il 75% delle imprese registrate torinesi ha sede in 30 comuni, tutti con più di 1.000 imprese ciascuno. Ben 12 di questi comuni registrano un tasso di crescita positivo: i più elevati sono stati conseguiti da Giaveno (+1,06%), Borgaro Torinese (+0,74%) e da Collegno (+0,66%).

Le slide che presentano la situazione



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