Hiroshige, Hokusai, Utamaro. Le immagini del mondo fluttuante giapponese arrivano a Torino

Un piccolo ‘gioiellino’ tra le gallerie d’arte di Torino la Elena Salamon Arte Moderna, collocata nella centrale piazzetta IV Marzo, ospita dall’8 maggio al 22 giugno una rassegna di opere dei più significativi maestri giapponesi dell’Ukiyoe negli anni del loro maggior splendore.
‘Hiroshige, Hokusai, Utamaro. I Maestri del mondo fluttuante’ presenta una selezione di circa 100 xilografie: dalle stazioni della Tokaido di Hiroshige alle eleganti figure femminili di Utamaro fino alle vedute del Fuji di Hokusai, selezionate secondo criteri di qualità e di varietà di soggetti.

La mostra racconta l’arte dell’Ukiyoe, letteralmente ‘immagini del mondo fluttuante’. Il termine indica il periodo (tra il 1600 e il 1880) della cultura giapponese dove il gusto raffinato per l’eleganza si amalgama a quello per la ricerca del piacere estetico, tutto rivolto a vivere il momento e a cogliere i piaceri fugaci ‘a fluttuare, fluttuare senza curarsi, allontanando la malinconia’.

Si tratta di immagini che ancora oggi sorprendono per i loro canoni estetici così come hanno stupito e influenzato in maniera determinante l’arte occidentale tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (impressionisti e post impressionisti). Opere che da due secoli superano le barriere culturali e temporali grazie all’immediatezza, alla sinteticità e all’armonia delle loro forme.

‘Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sakè, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo io chiamo ukiyo’.

Così scriveva nel 1662 Asai Ryoi nei suoi Racconti del mondo fluttuante (Ukiyo monogatari), valorizzando proprio quei piaceri fuggevoli.

Hokusai (Edo 1760 – 1849) – il ‘vecchio pazzo per la pittura’ come lui stesso amava definirsi è senz’altro l’artista che più entra in sintonia nella rappresentazione del rapporto dell’uomo con il mondo che lo circonda. Capolavori assoluti della sua immensa produzione sono le trentasei vedute del Fuji, soggetto di irripetibile fascino e raffinatezza, attraverso le quali il maestro riesce a esprimere la sua profonda passione per la natura. Di questa serie, tra le opere in mostra spiccano ‘Le gru sotto il Fuji’ (n.2) superba prova, perfettamente conservata nei toni del verde e del blu e ‘Il grande cedro’ (n.1) anch’essa contraddistinta da splendidi colori, in cui Hokusai inserisce due elementi attinti dalla tradizione occidentale: il senso della prospettiva e la configurazione delle nuvole. In esposizione sono presenti alcune delle più belle tavole delle vedute del Fuji (n. 3, 4, 5, 6). È attraverso l’arte popolare di Hokusai che la grande tradizione culturale giapponese si diffonde in occidente, influenzando molti maestri dell’Impressionismo. I Manga, letteralmente ‘schizzi sparsi’, arrivarono verso la metà dell’Ottocento, grazie a prove di scarto delle sue stampe, usate al tempo come protezione per le porcellane spedite in Europa. Raccolti in quindici volumi composti da circa quattromila tavole differenti, essi rappresentano un’enciclopedia eterogenea e panoramica della vita, della storia e della civiltà dell’Estremo Oriente. In mostra si possono ammirare stampe di lottatori, figure femminili, personaggi grotteschi, fiori, animali, paesaggi, particolari di templi e palazzi, in un vortice di immagini che sembrano prendere vita nella pagina. Concepiti dal maestro come semplici manuali di pittura indirizzati ad aspiranti pittori. Oggi questi disegni sono considerati capolavori della storia dell’Arte.

È soprattutto Hiroshige (Edo 1797 – 1858), per la sua ricchezza cromatica e la sua capacità di trasmettere il sentimento della natura, l’artista giapponese che maggiormente influenza gli impressionisti e i postimpressionisti, Van Gogh e Monet in particolare.

In mostra sono presentate trenta xilografie di paesaggi sia del maestro Hiroshige, sia del suo erede artistico, Hiroshige II. Lavori di straordinaria finezza che esaltano le bellezze del Giappone come fiori, corsi d’acqua, piante e animali, vissute come un momento unico e irripetibile. Figure umane e natura convivono in perfetto equilibrio con l’universo. Il continuo fluire delle cascate (n. 8), la fioritura primaverile (n. 9), le baie, le barche e i pescatori, immersi nella calma e nella quotidianità della vita del villaggio. I colori del cielo, del mare e della terra, declinati in infinite sfumature (n.7, 10, 11). La centralità che l’Ukiyoe attribuisce alla figura umana e in particolare a quella femminile non ha precedenti nell’arte giapponese ed è senza dubbio Utamaro (Edo 1753 – 1806), terzo grande pittore presente in mostra, l’artista che meglio interpreta l’immagine della donna di quel determinato periodo storico. È il mistero della femminilità che il maestro cerca di ritrarre. Ne percepiamo l’empatia nel saper cogliere le sfumature, i caratteri, le passioni dell’altra metà del cielo. Donne che non perdono mistero e fascino neanche quando vengono ritratte intente a lavorare la seta (n.12). Osservate con la stessa estatica ammirazione con la quale si contemplano la luna o i fiori di ciliegio una bellezza legata alla transitorietà e alla fugacità della vita.

Le pregiate xilografie di questi maestri sono sempre più apprezzate anche dal mercato dell’arte: le loro quotazioni salgono di anno in anno, nel 2018 e nel 2109 ci sono state aggiudicazioni record sia per Hokusai che per Hiroshige (sia Christie’s che da Sotheby’s si sono superati i 300.000 euro).

Tutte le stampe in galleria sono corredate da schede tecniche redatte alla luce degli studi più recenti e contenenti precise informazioni tratte dai cataloghi ragionati.

“Dall’età di 6 anni ho sentito il desiderio di dipingere qualsiasi cosa vedessi attorno a me; dopo i 50 anni avevo già fatto un buon numero di opere ma non ero affatto contento del mio lavoro. Solo adesso, all’età di 75 anni, ho parzialmente capito la vera forma ed il carattere di uccelli, pesci e piante. All’età di 80 anni avrò certamente fatto ulteriori progressi: cosicchè, quando avrò 90 anni, riuscirò a penetrare nella vera essenza delle cose. A 100 anni raggiungerò un alto livello di perfezione e, all’età di 110, ogni cosa che io creerò, ogni punto ed ogni linea che traccerò, saranno vita essi stessi. Io invito tutti quelli che allora mi conosceranno ad accertarsi della verità di queste mie parole. Scritto all’età di 75 anni da qualcuno un tempo conosciuto come Hokusai ed oggi chiamato ‘un vecchio pazzo per il disegno’ ”. Testo tratto dal testamento spirituale di Hokusai, inciso nel colophon delle 100 vedute del Fuji.



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