Fermato a Torino un uomo armato di coltello a Porta Susa

Polemiche a Torino per le modalità di un arresto avvenuto questa mattina alle 10.00 davanti alla stazione di Porta Susa. Un giovane si aggirava per la stazione con in mano un coltello da cucina. Gli agenti lo hanno avvicinato per identificarlo e chiedergli di consegnare il coltello. Il giovane si è rifiutato di farsi identificare ed è fuggito. Gli agenti lo hanno inseguito e fermato fuori dalla stazione, dove sono riusciti a bloccarlo a terra in un’aiuola e a disarmarlo. L’uomo è stato arestato per resistenza e lesioni e non ha subito danni.

Questa la ricostruzione della Questura. Le foto che abbiamo ricevuto mostrano quindi quanto accaduto subito dopo il fermo, con due agenti di polizia inginocchiati sulla schiena del fermato, che ha i polsi legati dietro la schiena, un terzo agente che gli tiene un piede sui polpacci per bloccargli le gambe, e un quarto che porta via una scarpa persa dall’uomo nelle operazioni di fermo, intorno a loro ci sono quattro militari armati.

Ha commentato la faccenda il Segretario Generale del Siulp Torino, Eugenio Bravo:

In questo Paese c’è ancora chi si sente in dovere di dare sempre lezione agli altri e soprattutto ritiene di essere in grado, più di altri, di fare meglio il loro lavoro. Questo è quello che succede da un po’ di tempo e di cui sono vittime gli operatori delle forze dell’ordine sempre alla ribalta, ma non per le importanti attività investigative che portano all’arresto di eccellenti criminali e non per la loro persistente capacità di prevenire e reprimere i reati in generale, ma perché alcuni opinionisti ritengono che il lavoro del poliziotto debba essere svolto secondo metodologie operative che solo loro conoscono.

Adesso basta!!! Un poliziotto quando arresta – continua Eugenio Bravo – si basa su presupposti previsti dalla legge penale e comunque l’arresto è sempre avvallato dal PM di turno. Se poi qualcuno si sente all’altezza di istruire le forze dell’ordine su tecniche operative o di difesa personale più efficaci di quelle adottate dagli operatori di polizia (appositamente addestrati) ed è in grado di fermare con più semplicità chi, senza remore reagisce, resiste ed aggredisce i poliziotti, si faccia pure avanti; se dall’alto della sua saggezza teorica è dotato anche di risvolti di praticità fisica ben venga. Diversamente, con tutto il rispetto, faccia la cortesia di lasciarci lavorare; la professionalità delle forze dell’ordine del nostro Paese è da esempio nel mondo. Le persone pericolose devono essere assicurate alla giustizia e tutti questi riflettori critici puntati sulle forze dell’ordine, di sicuro non giovano al benessere dei cittadini e non giovano alla sicurezza del Paese. Questi Signori che tutto sanno del lavoro degli altri, mettano pure a disposizione di chi vogliono le loro argomentazioni teoriche, ma all’atto pratico sappiano che, fortunatamente, esistono uomini e donne in divisa che, mettendo a repentaglio la loro incolumità fisica, fermano, arrestano e difendono i cittadini dai malintenzionati. Quando i poliziotti sbagliano possono starne certi, non esistono scorciatoie istituzionali; la legge è uguale per tutti e per i poliziotti che hanno come motto “Sub lege libertas” ancora di più. Invece di vedere sempre come vittima chi maltratta ed aggredisce le forze dell’ordine, questi commentatori critici e sempre dubbiosi devono sapere che con la semplice gentilezza o con la cortesia ben difficilmente un soggetto “allergico” alle forze dell’ordine e al rispetto delle leggi seguirà pacificamente la volontà della legge, messa in atto dai poliziotti.

Il Siulp ringrazia ed è solidale con i colleghi per l’importante lavoro che svolgono quotidianamente con coraggio ed abnegazione al servizio dei cittadini e dello Stato democratico.

Qualcuno per qualche pretestuosa sconosciuta ragione vuole incrinare l’onorabilità delle forze dell’ordine; noi non ci presteremo a queste provocazioni e continueremo a fare il nostro lavoro nel rispetto delle leggi.

(Foto di Alessio Catarozzo)

Nota: articolo aggiornato dopo la prima pubblicazione