Pubblicati i dati dei contagi Covid-19 nelle scuole del Piemonte: incidenza superiore fino a 4 volte rispetto alla media

Sono stati finalmente resi pubblici i dati sui contagi da Covid-19 avvenuti nelle scuole del Piemonte, suddivisi per tipo di scuola, per località, per settimane e differenziati tra studenti e personale scolastico. I dati sono stati comunicati su richiesta della consigliera Francesca Frediani e li trovate qui nella loro interezza.

E’ tuttavia forse più utile leggere l’aggregazione dei dati fatta dal professor Alessandro Ferretti, Ricercatore dell’Università di Torino, dipartimento di Fisica. Vi invitiamo a leggere il suo articolo appofondito con tutti i dati e i grafici.

Qui di seguito riportiamo invece solo le sue conclusioni per quel che riguarda il personale scolastico e gli studenti.

Conclusioni sul personale

Il fatto che l’incidenza del contagio tra il personale scolastico sia sensibilmente più alta di quella generale è indice del fatto che tale personale è più esposto al contagio rispetto alla media della popolazione. Se le scuole non fossero un luogo ove avviene il contagio, ci si aspetterebbe un’incidenza simile o inferiore a quella della popolazione. Dal momento che l’unica differenza rilevante tra il personale scolastico e la popolazione generale sta nella particolare attività lavorativa, è evidente che la causa dell’incidenza più elevata sta proprio nell’attività lavorativa stessa.

Questo rapporto di causalità è confermato anche dalla discesa dell’incidenza nelle scuole superiori in corrispondenza al passaggio integrale alla didattica a distanza, dall’analoga riduzione dell’incidenza nelle scuole medie dopo il passaggio alla DAD delle seconde e delle terze. Il fatto che il contagio diminuisca con il passaggio alla DAD testimonia che la didattica in presenza è un fattore di rischio concreto: la conferma viene anche dall’assenza di diminuzioni di incidenza nella scuola materna, per la quale non sono state introdotte misure precauzionali aggiuntive.
L’adozione generalizzata delle mascherine nella scuola primaria pare abbia sortito un effetto inferiore alle attese. Le cause possono essere diverse: molti alunni tenevano la mascherina anche prima dell’introduzione delle misure; inoltre, in questa fascia di età indossare le mascherine in continuazione risulta essere più problematico. Va anche tenuto conto del fatto che alla primaria esiste la mensa, momento conviviale durante il quale l’uso della mascherina viene interrotto.

Riguardo all’annosa questione del contagio nei trasporti e non a scuola: appare evidente che le grandi differenze di incidenza osservate tra il personale dei diversi gradi di istruzione non possano essere ricondotte a differenze nell’uso del trasporto pubblico. Se valesse l’ipotesi che il contagio avvenga principalmente durante il tragitto da e verso il posto di lavoro, per spiegare le differenze di incidenza tra il personale delle materne e quello delle superiori (prima dell’introduzione della DAD al 50%) dovremmo supporre che in media il personale delle materne trascorra sui mezzi pubblici quasi il triplo del tempo rispetto al personale delle superiori, il che appare ben poco verosimile. L’interpretazione più probabile dell’elevata incidenza dei casi scolastici chiama quindi in causa differenze ambientali e nei protocolli operativi tra scuole di diverso grado, che d’altra parte sono effettivamente in essere.

Conclusioni sugli studenti

Anche nel caso degli studenti è possibile notare una coincidenza temporale tra le misure precauzionali aggiunte nel corso delle settimane e l’andamento dell’incidenza del contagio. Significativo il fatto che il calo osservato alla superiori, dopo il passaggio alla DAD al 100%, sia più forte rispetto alle scuole medie dove la DAD riguarda solo i due terzi degli studenti: evidentemente la didattica in presenza per le prime medie comporta un rischio aggiuntivo non trascurabile.

Altrettanto notevole l’andamento dei contagi dopo la decisione del 16 ottobre di rendere facoltativo il tampone per il rientro in classe: si osserva infatti un rallentamento dell’incidenza per tutte le tipologie di studenti, ma per il personale scolastico questo rallentamento non si verifica e anzi si assiste ad una crescita. La discrepanza potrebbe essere dovuta al fatto che gli studenti hanno minori probabilità di sviluppare sintomi rispetto agli adulti: in assenza di screening dei contatti di caso è probabile che un numero significativo di studenti contagiati non venga individuato. Il robusto aumento dell’incidenza tra il personale delle primarie e delle materne potrebbe quindi derivare anche dal fatto che questi studenti asintomatici non individuati sono comunque contagiosi, e aumentano la probabilità di contagio del personale: quest’ultimo sviluppa sintomi con maggiore frequenza e quindi viene più facilmente individuato.

Conclusioni generali

Dall’analisi sopra riportata risulta evidente che il contagio all’interno delle scuole non solo non è trascurabile, ma è anzi molto significativo e nettamente superiore a quello medio all’esterno delle scuole. Va anche notato che queste incidenze potrebbero addirittura essere sottostimate: sempre secondo i dati della Regione, nelle scuole la percentuale di positivi rispetto ai casi testati appare significativamente più alta che nella popolazione media (nella settimana del 9 novembre in Piemonte è stata del 51% tra il personale scolastico, contro il 35% della media della popolazione) e questo è tipicamente indice di una sottovalutazione del contagio.

Appare evidente la correlazione tra le misure che introducono la didattica a distanza e la riduzione dei contagi. Il confronto tra il personale dei diversi gradi di scuola indica che il ruolo dei trasporti nel contagio sia secondario rispetto al rischio aggiuntivo della didattica in presenza. Inoltre è possibile che, a causa della mancanza di un adeguato screening, una significativa percentuale di studenti contagiati sfugga alla diagnosi per assenza di sintomi ma sia comunque contagiosa.