Il Governatore Cirio propone un patto per il futuro del Piemonte basato su sanità, recovery plan e fondi europei 2021-2027

La giunta regionale e il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, vogliono lanciare un grande patto per il futuro della Regione. La proposta è arrivata nella conferenza stampa di inizio anno, nella quale è stato fatto il punto dei risultati raggiunti, annunciando gli obiettivi per il 2021.

Secondo Alberto Cirio

Dobbiamo portare il Piemonte fuori da questa crisi. Mettiamo sul tavolo la nostra visione, e dalle prossime settimane andremo provincia per provincia per raccogliere le istanze. Chiedo a tutti di incarnare lo spirito del capo dello Stato: dobbiamo costruire, e dobbiamo farlo insieme, per garantire un futuro migliore ai nostri ragazzi. Ma per farlo dobbiamo parlare con una voce sola.

Nonostante il peso di 200 milioni di minori entrate causa Covid, nel 2020 non abbiamo aumentato le tasse, non abbiamo fatto debiti e abbiamo pagato quelli degli altri. Nel 2021 noi pagheremo per il rientro del debito del passato 130 milioni in più oltre ai 430 che già paghiamo. In un anno così complicato la zavorra che ci portiamo sulle spalle si appesantisce, a causa di scelte non lungimiranti del passato, che fanno cascare un debito così pesante in un anno tanto difficile e complesso. Questi sono meccanismi automatici, che condizionano la nostra attività, ma noi proseguiamo con il percorso di rigore che abbiamo avviato.

A febbraio era pronto il piano strategico per il 2020, frutto anche di una revisione di tutte le risorse recuperabili. Così quando è scoppiata l’emergenza, in breve tempo abbiamo potuto mettere in circolo oltre un miliardo e 700 milioni di euro con il Riparti Piemonte, provvedimento fatto di 159 misure, di cui 112 già attivate. La principale è stata il Bonus Piemonte per 131 milioni di euro, distribuiti su conti correnti di 30 mila attività economiche in un mese.
Un’altra misura molto importante è stato il voucher vacanza con 5 milioni investiti che hanno portato in Piemonte 64 mila turisti, per oltre 190 mila pernottamenti. Sottolineo anche 10 milioni per il fondo di solidarietà al lavoro per tutti i soggetti che non ricadevano nelle misure di sostegno dello Stato, 10 milioni per l’emergenza affitti, 82 per le imprese non bancabili, 26 per gli oneri di urbanizzazione per rilanciare l’edilizia, 49 per l’agricoltura, 19 milioni per la digitalizzazione. E ancora, la cultura ha ricevuto 11 milioni, e i piccoli Comuni 28. Queste misure stanno funzionando bene e le attestazioni di chi ci riconosce di essere una delle poche Regioni che hanno fatto di tasca loro ci rincuorano.

I tre grandi pilastri del patto per il Piemonte sono la sicurezza con i vaccini, il Recovery Plan con gli investimenti in opere pubbliche, e i fondi europei della programmazione 2021-2027.

A partire da questi temi chiave ci giochiamo il futuro del Piemonte.

Avremo un tema di sicurezza sanitaria: dobbiamo mettere in sicurezza i cittadini con i vaccini, ma anche occuparci della medicina territoriale e dell’edilizia sanitaria, sulle quali stiamo già lavorando.

Con il Recovery Plan il Piemonte si gioca il futuro di opere che attende da decenni, che devono essere condivise. Noi abbiamo fatto un piano su richiesta del Governo e ora dobbiamo coinvolgere il territorio, gli enti locali, i sindacati, le forze economiche, sociali e politiche. Per realizzare le opere pubbliche costituiremo una società regionale con un partner che stiamo individuando, fatto che ci permetterà di essere autonomi nella realizzazione.

Sul fronte dei fondi europei ci sarà un novità in particolare sul Fesr, che avrà dentro tre piani separati, rispettivamente per l’industria, l’artigianato e il commercio. E’ una richiesta che commercio e artigianato ci hanno fatto, perché un bando aperto a tutti finisce per avvantaggiare sempre gli stessi.

Per la riapertura delle scuole la situazione non del tutto definita. Siamo stati in riunione con il governo fino alla mezza questa notte, ma la situazione non è ancora chiara. C’è una parte del governo che vorrebbe il rinvio ed una parte che si impunta per l’apertura il 7 gennaio con il rischio che potrebbero chiudere di nuovo il giorno 11. I dubbi dei governatori sono legati al fatto che, se da lunedì ripartono le zone gialle, arancioni e rosse con parametri di soglia più rigorosi, più di mezza Italia si troverà in zona arancione. Il paradosso sarebbe quindi mandare i ragazzi a scuola il giovedì e richiudere il lunedì. Sulla scuola ci siamo espressi ieri sera 3 gennaio ed il ministro ci ha chiesto tempo fino ad oggi.

È una riflessione in itinere e a ieri sera il governo ci ha detto che in giornata ci sarebbe stata data indicazione. Speriamo che il governo ci dica qualcosa in tempi certi, perché famiglie e scuole devono organizzarsi. Ci riserviamo la possibilità anche di intervenire direttamente con ordinanze regionali che devono essere fatte sulla base di dati scientifici perché gli interventi a singhiozzo fanno morire le aziende, l’economia e anche la scuola. Qualsiasi misura, sia da parte del Governo, sia delle Regioni, non riguarderà le scuole elementari e medie che quindi riprenderanno la loro attività in presenza mentre il dibattito è aperto sulle scuole superiori.