Federmep si dissocia dalle cerimonie clandestine: ma il settore ha pers il 90%

Dopo più di 15 mesi di inattività a causa della situazione pandemica da Covid-19, con conseguente calo del fatturato di oltre il 90%, dopo i continui appelli da parte del settore dei matrimoni e degli eventi privati alle Istituzioni per una ripartenza in sicurezza degli eventi e a seguito delle manifestazioni nelle piazze di tutta Italia lo scorso lunedì 26 Aprile, il Governo resta indifferente e continua a mantenere la sua posizione di divieto dei festeggiamenti di tutte le cerimonie private fino a 31 Luglio prossimo. E’ la denuncia di Federmep (associazione che rappresenta imprese e professionisti del settore matrimoni ed eventi privati).

Questa situazione, di fatto spiacevole e che rischia di far scomparire molte attività del settore, ha generato uno stato d’animo di disperazione e di grande preoccupazione per il futuro, che ha causato un senso di ribellione, portando molti lavoratori a decidere di non considerare il divieto imposto e a ospitare feste praticamente considerate clandestine. “L’indefinitezza della legge, inoltre, sta creando interpretazioni contrastanti dei divieti” dichiara Serena Ranieri, Presidente di Federmep “con la conseguenza che feste si sono tenute e si terranno. Eventi spesso privi di organizzazione e quindi con minor garanzia di rispetto delle norme. Il governo comprenda che far ripartire le cerimonie e le feste non solo ridarebbe fiato a imprenditori allo stremo delle forze ma darebbe anche maggiori garanzie sul rispetto delle norme a tutela della salute.”

“La Delegazione Piemontese di Federmep” dichiara Daniele Reali, Capo Delegazione “ha deciso di dichiarare pubblicamente la sua decisione di dissociarsi da tali comportamenti che di fatto inficiano il grande lavoro che stiamo facendo e i risultati che stiamo ottenendo a livello di dialogo con le Istituzioni. Questo atteggiamento di totale noncuranza delle regole imposte dal Governo, per quanto non condivisibili, rischia di mettere in cattiva luce l’intero settore, danneggiando soprattutto le imprese che, come noi, hanno optato per un profilo serio e rispettoso nei confronti di chi queste regole le ha promulgate” conclude Reali.



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