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Dai binari del treno alle biciclette: l’idea torinese che può rivoluzionare la mobilità sostenibile
Il progetto del Politecnico di Torino: trasformare le ferrovie dismesse in piste ciclabili senza smantellarle
TORINO – C’è un’Italia nascosta che corre parallela alle linee ferroviarie: chilometri di binari abbandonati, stazioni dimenticate, tracciati che un tempo univano territori e oggi giacciono inutilizzati. Da questa “infrastruttura fantasma” nasce una delle idee più interessanti sviluppate a Torino negli ultimi anni: trasformare le ferrovie dismesse in piste ciclabili senza smantellarle.
Il progetto si chiama Ri-Reverse ed è stato sviluppato dal Politecnico di Torino a partire da un’intuizione dell’artista Nino Ventura. Un’idea semplice quanto potente: non cancellare il passato, ma riutilizzarlo.
Una ciclabile che “vive” sopra i binari
Il cuore dell’innovazione sta nella tecnologia. Ri-Reverse non prevede la rimozione delle rotaie, ma la loro valorizzazione: una struttura modulare viene posizionata direttamente sopra i binari, creando una pista ciclabile perfettamente percorribile.
Si tratta di una sovrastruttura composta da materiali riciclati — plastica e gomma derivata da pneumatici fuori uso — progettata per essere:
- modulare, quindi adattabile a diversi tracciati
- leggera e sostenibile, grazie all’uso di materiali di recupero
- reversibile, cioè smontabile in caso di riattivazione della linea ferroviaria
Questo ultimo aspetto è forse il più rivoluzionario: a differenza di molti progetti di riconversione, Ri-Reverse non cancella definitivamente l’infrastruttura ferroviaria, ma la mette “in pausa”.
Da un post su Facebook a un prototipo reale
La storia del progetto ha quasi il sapore di una favola contemporanea. L’idea nasce nel 2013, quando Ventura immagina per la prima volta una pista ciclabile sui binari e la condivide sui social. Tredici anni dopo, quel pensiero è diventato realtà.
Nel 2026 è stato presentato un prototipo in scala reale nell’area di Mirafiori, presso la Cittadella del Design e della Mobilità Sostenibile del Politecnico.
Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con aziende del settore dei materiali riciclati, trasformando un’intuizione artistica in una soluzione industriale concreta.
Un potenziale enorme: 2.000 km di nuove ciclovie
I numeri raccontano meglio di qualsiasi slogan la portata dell’iniziativa. Secondo le stime del progetto:
- in Italia ci sono circa 2.000 chilometri di linee ferroviarie dismesse
- in Piemonte quasi 100 chilometri potrebbero essere recuperati
Si tratta di una rete già esistente, spesso lineare e con pendenze ridotte: caratteristiche ideali per la mobilità ciclabile e il turismo lento.
Alcuni possibili collegamenti individuati includono tratte tra centri medi e piccoli comuni, come Asti–Casale Monferrato o Saluzzo–Moretta, che potrebbero essere riconnessi senza consumo di nuovo suolo.
Mobilità dolce e rigenerazione territoriale
Ri-Reverse si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione urbana e ambientale. L’obiettivo non è solo creare piste ciclabili, ma:
- ridurre i costi rispetto alle nuove infrastrutture
- incentivare il turismo di prossimità
- favorire la mobilità sostenibile tra comuni
- riqualificare aree marginali senza nuove cementificazioni
In questo senso, il progetto dialoga con esperienze già viste a Torino, dove vecchi sedimi ferroviari sono stati trasformati in spazi urbani, come nel caso della Spina Reale.
Un modello replicabile?
La vera sfida ora è il passaggio dalla sperimentazione alla diffusione. Il brevetto è già stato depositato e il sistema è pensato per essere replicabile su larga scala.
Se implementato, Ri-Reverse potrebbe diventare:
- un modello nazionale di recupero infrastrutturale
- una soluzione esportabile in Europa
- un ponte tra mobilità sostenibile e economia circolare
In un’epoca in cui le città cercano soluzioni rapide e sostenibili, l’idea torinese ha il vantaggio di partire da ciò che già esiste.
Il futuro corre sui vecchi binari
Ri-Reverse non è solo un progetto ingegneristico: è un cambio di prospettiva. Dove prima si vedeva abbandono, oggi si intravede una rete di connessioni lente, verdi e accessibili.
E forse è proprio questa la sua forza: dimostrare che innovare non significa sempre costruire qualcosa di nuovo, ma saper guardare con occhi diversi ciò che abbiamo già.
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