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Grande Torino per sempre 1949-2026. Il Toro ricorda Superga con una scritta sulle maglie

Udinese in campo con una maglia per ricordare il terremoto in Friuli

Gabriele Farina

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TORINO – Nel segno della memoria, del dolore e della rinascita. La sfida tra Torino e Udinese, in programma questo pomeriggio, va oltre il semplice confronto sportivo e si trasforma in un momento di commemorazione condivisa, capace di unire due comunità attraverso la storia.

Il Torino scenderà in campo con una maglia speciale dedicata al Grande Torino, a pochi giorni dall’anniversario della Tragedia di Superga del 4 maggio 1949. Sulle divise granata comparirà la scritta “Grande Torino per sempre 1949-2026”, un omaggio che rinnova il ricordo di una squadra entrata nella leggenda e tragicamente scomparsa, simbolo eterno di talento, identità e appartenenza.

Il terremoto in Friuli

Ma anche sul fronte friulano la partita assume un significato che travalica il campo. L’Udinese ha infatti presentato un kit celebrativo in occasione del cinquantesimo anniversario del Terremoto del Friuli, il devastante sisma che il 6 maggio 1976 sconvolse il Friuli, lasciando dietro di sé macerie e dolore, ma anche una straordinaria prova di forza collettiva.

La maglia scelta dal club bianconero vuole essere al tempo stesso memoria e testimonianza della capacità di reagire. Sul petto campeggia la frase “Il Friuli ringrazia e non dimentica”, diventata simbolo di quei giorni difficili: parole apparse su un muro diroccato nei pressi di Gemona del Friuli e divenute nel tempo manifesto di dignità e gratitudine verso la solidarietà ricevuta.

Il design del kit è altrettanto evocativo: il colore pietra e la grafica richiamano le superfici del Duomo di Venzone, edificio simbolo della ricostruzione. Completamente distrutto dal sisma, il Duomo fu ricostruito pazientemente recuperando e ricollocando le pietre originali, trasformandosi in uno degli emblemi più forti della resilienza friulana.

Così, novanta minuti di calcio diventano occasione per guardare indietro e ricordare. Due squadre, due storie diverse, ma unite da un filo comune: quello della memoria che non svanisce e della capacità di trasformare le ferite in identità condivisa.

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