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Referendum del 2 giugno 1946: come votò il Piemonte tra Repubblica e Monarchia
A 80 anni dal Referendum che decise tra Monarchia e Repubblica vediamo come votò il Piemonte
TORINO – Il 2 e 3 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a una delle consultazioni più importanti della storia nazionale: scegliere attraverso un referendum se mantenere la Monarchia dei Savoia o dare vita alla Repubblica. Per la prima volta votarono anche le donne, in un Paese che usciva devastato dalla Seconda guerra mondiale e dal ventennio fascista.
A livello nazionale la Repubblica prevalse con 12,7 milioni di voti, pari al 54,27%, contro i 10,7 milioni ottenuti dalla Monarchia, ferma al 45,73%. Una scelta che cambiò definitivamente il volto dell’Italia e che portò alla nascita della Repubblica Italiana.
Il Piemonte tra tradizione sabauda e spirito della Resistenza
Il risultato piemontese fu particolarmente significativo. La regione era infatti la terra d’origine della Casa Savoia, ma allo stesso tempo era stata uno dei principali centri della Resistenza antifascista.
I dati mostrano una vittoria della Repubblica anche in Piemonte, seppur con differenze importanti tra le varie aree del territorio.
Nella circoscrizione Torino-Novara-Vercelli la Repubblica ottenne 803.191 voti, pari al 59,90%, mentre la Monarchia si fermò a 537.693 voti, il 40,10%.
Più equilibrato il risultato nella circoscrizione Cuneo-Alessandria-Asti, dove la Repubblica raccolse 412.666 voti, pari al 51,93%, contro i 381.977 della Monarchia, che raggiunse il 48,07%.
Nel complesso il Piemonte contribuì dunque alla vittoria repubblicana, pur mantenendo in alcune province una forte presenza di elettori favorevoli alla Corona.
Torino, il capoluogo più repubblicano del Piemonte
Tra i principali centri urbani piemontesi, Torino fu una delle città che sostennero con maggiore convinzione la nascita della Repubblica.
Il capoluogo, duramente segnato dai bombardamenti e protagonista della lotta partigiana, espresse un consenso repubblicano superiore alla media regionale. Nelle sezioni cittadine la Repubblica superò nettamente la Monarchia, confermando il forte radicamento delle forze antifasciste e dei movimenti operai che caratterizzavano la città nel dopoguerra.
Come votarono gli altri capoluoghi piemontesi
Anche negli altri capoluoghi della regione emersero differenze significative.
Alessandria
La città mostrò un orientamento favorevole alla Repubblica, pur in un territorio provinciale dove il confronto con la Monarchia risultò più equilibrato rispetto all’area torinese.
Asti
Nel capoluogo astigiano il voto repubblicano prevalse, ma con margini più contenuti rispetto a Torino, riflettendo una realtà sociale e politica più moderata.
Cuneo
La provincia di Cuneo fu una delle zone piemontesi dove il risultato risultò maggiormente combattuto. La tradizione cattolica e monarchica mantenne un peso rilevante, anche se la Repubblica riuscì comunque a prevalere complessivamente.
Novara
Il capoluogo novarese si schierò in maggioranza con la Repubblica, seguendo l’orientamento generale della parte nord-orientale del Piemonte.
Vercelli
Anche Vercelli contribuì al successo repubblicano, in linea con il voto espresso nella circoscrizione Torino-Novara-Vercelli.
Biella e Verbano-Cusio-Ossola
Va ricordato che nel 1946 queste province non esistevano ancora come enti autonomi. I territori erano rispettivamente compresi nelle province di Vercelli e Novara. Per questo motivo non sono disponibili risultati separati riferiti agli attuali capoluoghi di Biella e Verbania.
Una regione divisa tra passato e futuro
Il voto piemontese del 1946 racconta bene le contraddizioni dell’epoca. Da un lato la regione che aveva dato origine al Regno d’Italia e alla dinastia dei Savoia; dall’altro una delle culle della Resistenza e dell’antifascismo.
Le aree industriali, operaie e urbane premiarono con decisione la Repubblica, mentre nelle zone rurali e in alcune vallate alpine la Monarchia conservò un consenso significativo. In diversi piccoli comuni si registrarono addirittura percentuali molto elevate a favore dell’una o dell’altra scelta, segno di un Paese ancora profondamente segnato dalla guerra e dalle divisioni politiche.
Settantanove anni dopo, quei risultati continuano a rappresentare una fotografia preziosa dell’Italia che stava nascendo e di un Piemonte sospeso tra la fedeltà alla propria storia monarchica e la volontà di costruire un nuovo futuro repubblicano.
I risultati nei capoluoghi piemontesi
| Città | Voti Repubblica | Voti Monarchia | % Repubblica | % Monarchia |
|---|---|---|---|---|
| Torino | 252.001 | 158.368 | 61,41% | 38,59% |
| Alessandria | 35.709 | 15.852 | 69,26% | 30,74% |
| Asti | 18.503 | 14.473 | 56,11% | 43,89% |
| Cuneo | 12.457 | 10.631 | 53,95% | 46,05% |
| Novara | 28.545 | 16.594 | 63,24% | 36,76% |
| Vercelli | 15.924 | 12.025 | 56,98% | 43,02% |
Fonte: ISRAL – Istituto per la Storia della Resistenza di Alessandria. I dati fanno riferimento ai comuni capoluogo nel referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946.
Le province piemontesi: un quadro più articolato
Se nei capoluoghi la Repubblica prevalse ovunque, il quadro provinciale risultò molto più sfumato. In particolare la provincia di Cuneo votò in maggioranza per la Monarchia, mentre Asti fu sostanzialmente divisa a metà.
| Provincia | Voti Repubblica | Voti Monarchia | % Repubblica | % Monarchia |
|---|---|---|---|---|
| Torino | 489.289 | 350.683 | 58,25% | 41,75% |
| Alessandria | 193.200 | 119.413 | 61,80% | 38,20% |
| Asti | 71.985 | 73.688 | 49,42% | 50,58% |
| Cuneo | 147.480 | 188.876 | 43,85% | 56,15% |
| Novara | 110.674 | 64.809 | 63,07% | 36,93% |
| Vercelli | 77.150 | 56.239 | 57,84% | 42,16% |
| Verbano-Cusio-Ossola* | 51.808 | 28.150 | 64,79% | 35,21% |
| Biella* | 74.269 | 37.612 | 66,38% | 33,62% |
* Le province di Biella e Verbano-Cusio-Ossola non esistevano ancora nel 1946; i dati sono stati successivamente ricostruiti sulla base degli attuali confini provinciali.
Questo confronto evidenzia un aspetto molto interessante: mentre città come Torino, Alessandria e Novara votarono nettamente per la Repubblica, vaste aree rurali del Piemonte meridionale rimasero legate alla tradizione monarchica. Il caso più emblematico fu quello della provincia di Cuneo, che rappresentò una delle poche grandi aree del Nord Italia a scegliere la Monarchia. Asti, invece, risultò quasi perfettamente spaccata tra le due opzioni.
Una chiave di lettura spesso citata dagli storici è il diverso peso della Resistenza, dell’industrializzazione e delle tradizioni cattolico-conservatrici: le aree operaie e urbane si orientarono prevalentemente verso la Repubblica, mentre molte zone agricole e montane conservarono un forte consenso per la Corona sabauda.
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