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Arturo Brachetti e le regie degli spettacoli di Aldo, Giovanni e Giacomo: «Le prove? Un caos meraviglioso»
«La regia, alla fine, è anche questo: costruire un mondo dove il gioco sembra spontaneo… anche quando dietro c’è un lavoro folle», scrive Brachetti.
TORINO – Dietro la precisione di uno spettacolo che sembra scorrere con naturalezza c’è spesso un lavoro enorme. E se sul palco ci sono Aldo, Giovanni e Giacomo, il confine tra prove e comicità rischia di diventare molto sottile. Lo sa bene Arturo Brachetti, che sui social ha condiviso alcuni ricordi della sua plurima esperienza come regista del celebre trio comico, regalando ai fan un gustoso dietro le quinte.
Con la sua consueta ironia, Brachetti descrive il mestiere del regista con una definizione che strappa subito un sorriso: «Fare il regista è un po’ come fare il maestro elementare: tenere viva l’attenzione, gestire il caos, lasciare spazio alla fantasia… e ogni tanto separare chi ride troppo».
Una frase che, a giudicare dagli episodi raccontati, sembra calzare a pennello quando si lavora con tre professionisti dell’umorismo come Aldo, Giovanni e Giacomo.
Le risate durante lo sketch del Poker
Tra i ricordi condivisi da Brachetti c’è una fotografia che racconta più di molte parole. Durante le prove dello storico sketch del Poker, il regista si ritrova a utilizzare il suo diploma da maestro elementare «nel modo più utile possibile»: cercare di arginare un incontenibile attacco di ridarella.
Un’impresa tutt’altro che semplice quando il materiale su cui si lavora è destinato a far ridere migliaia di spettatori.
Giovanni punk e i cani sul palco
Nel racconto non mancano immagini surreali, perfettamente in linea con l’universo creativo del trio. Come nello sketch in cui Giovanni si presenta in scena in versione punk, accompagnato da un branco di cani al guinzaglio (inesistenti).
Situazioni che probabilmente non compaiono nei manuali di regia teatrale, ma che fanno capire quanto spazio hanno la fantasia e l’improvvisazione durante la costruzione degli spettacoli.
Il piacere di comparire a sorpresa
Brachetti confessa poi uno dei suoi divertimenti preferiti durante le tournée: infiltrarsi negli sketch senza avvertire Aldo. Un piccolo gioco che si ripeteva sera dopo sera, ogni volta con un travestimento diverso.
Un modo per sorprendere non solo il pubblico, ma anche gli stessi protagonisti dello spettacolo, aggiungendo un ulteriore elemento di imprevedibilità a una macchina comica già perfettamente oliata.
Dietro la spontaneità, un lavoro “folle”
Il racconto di Brachetti offre uno spaccato curioso di ciò che accade lontano dai riflettori. Perché se gli sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo sembrano nascere con una spontaneità disarmante, dietro c’è in realtà un lavoro minuzioso fatto di prove infinite, idee nate nei momenti più impensati, improvvisazioni, correzioni e continue sperimentazioni.
«La regia, alla fine, è anche questo: costruire un mondo dove il gioco sembra spontaneo… anche quando dietro c’è un lavoro folle», scrive Brachetti.
Una definizione che riassume perfettamente il segreto della comicità: far apparire semplice ciò che richiede talento, esperienza e una grande quantità di lavoro. E, nel caso di Aldo, Giovanni e Giacomo, anche parecchie risate fuori copione.
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