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Asti, nasce il progetto “Sentinelle”: una rete per riconoscere il disagio degli adolescenti prima che sia troppo tardi
L’idea di fondo è semplice quanto rivoluzionaria: trasformare insegnanti, allenatori, educatori e volontari in vere e proprie “sentinelle” della comunità, persone in grado di riconoscere il disagio prima che degeneri
ASTI – Aiutare gli adolescenti a ritrovare la luce prima che il disagio diventi un abisso. È questo l’obiettivo di “Sentinelle“, il nuovo progetto promosso dall’ASL AT insieme all’associazione Un libro per Daniela – Amici di salvataggio, nato per formare adulti capaci di cogliere i primi segnali di sofferenza psicologica nei giovani e accompagnarli verso percorsi di aiuto adeguati.
L’iniziativa è stata presentata mercoledì 9 giugno nel Salone della Provincia di Asti alla presenza del direttore generale dell’ASL AT Giovanni Gorgoni, del fondatore dell’associazione Luciano Cavallo, del questore Marina Di Donato e dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Asti, Eleonora Zollo.
L’idea di fondo è semplice quanto rivoluzionaria: trasformare insegnanti, allenatori, educatori e volontari in vere e proprie “sentinelle” della comunità, persone in grado di riconoscere il disagio prima che degeneri.
“Che voglia di risplendere”
Tra gli interventi più toccanti della presentazione c’è stato quello del direttore generale dell’ASL AT, Giovanni Gorgoni, che ha raccontato l’episodio che gli ha fatto comprendere la necessità di investire nella prevenzione.
Durante un laboratorio organizzato dall’associazione, notò una ragazza intenta a costruire una sorta di “bacheca dei desideri” per immaginare il proprio futuro. Tra fotografie e ritagli aveva scritto una frase rimasta impressa nella sua memoria: “Che voglia di risplendere”.
“Non l’ho mai dimenticata – ha spiegato –. Oggi penso che il nostro compito sia proprio quello di accorgerci di chi ha voglia di risplendere ma non ci riesce, di chi vede spegnersi lentamente quella luce senza trovare le parole per chiedere aiuto”.
Una rete che non lasci cadere nessuno
A spiegare le ragioni che hanno portato alla nascita del progetto è stato Luciano Cavallo, fondatore di Un libro per Daniela – Amici di salvataggio.
“L’esigenza – ha sottolineato – è quella di creare una rete a maglie strettissime perché nessuno possa cadere, ma anche capace di accogliere e proteggere tutte le persone coinvolte, comprese quelle che hanno vissuto la perdita di una persona cara”.
L’obiettivo non è soltanto intervenire nelle situazioni di rischio, ma costruire una comunità più attenta, preparata e capace di offrire sostegno.
“Il suicidio non è un fatto privato”
La coordinatrice scientifica del progetto, la direttrice della Psichiatria dell’ASL AT Mara Barcella, ha invitato a superare una visione individuale del fenomeno.
“Per troppo tempo il suicidio è stato considerato un fatto privato. In realtà ogni suicidio coinvolge un’intera comunità”.
Secondo gli studi citati durante la presentazione, ogni morte per suicidio produce un impatto diretto o indiretto su almeno 135 persone. Nel caso di adolescenti e giovani, il numero può essere ancora più elevato, coinvolgendo compagni di scuola, insegnanti, allenatori, educatori e interi contesti sociali.
“È come un sasso che cade nell’acqua e genera onde concentriche che si allargano ben oltre la persona e la sua famiglia”, ha spiegato Barcella.
Per questo la prevenzione deve diventare una priorità di salute pubblica e non restare confinata esclusivamente agli studi degli specialisti.
Le indicazioni dell’OMS e il ruolo della comunità
Il progetto si ispira anche alle linee guida del programma LiveLife dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che individua nella collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari, scuole e associazioni il primo requisito per una prevenzione efficace.
Tra le strategie indicate figurano:
- il rafforzamento delle competenze emotive e relazionali;
- l’identificazione precoce delle persone a rischio;
- la limitazione dell’accesso ai mezzi potenzialmente letali;
- una comunicazione responsabile da parte dei media.
Proprio sul ruolo dell’informazione, Barcella ha sottolineato come il modo in cui vengono raccontati determinati eventi possa influenzare i comportamenti collettivi.
“La letteratura scientifica dimostra che esistono modalità di comunicazione che possono aumentare il rischio di fenomeni imitativi e altre che, al contrario, favoriscono la prevenzione. Per questo vogliamo coinvolgere anche il mondo dell’informazione e l’Ordine dei Giornalisti in un percorso di riflessione e formazione”.
I numeri del disagio giovanile
A delineare il quadro epidemiologico sono state le psicologhe Giorgia Arduino e Sonia Mazardis.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo oltre 700 mila persone muoiono per suicidio. In Italia i decessi sono circa 4 mila all’anno e, tra i giovani, il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte.
A preoccupare è anche il fenomeno dell’autolesionismo, che interessa circa un adolescente su cinque e costituisce, insieme all’ideazione suicidaria e ai tentativi di suicidio, una delle principali cause di accesso ai servizi di neuropsichiatria infantile.
Gli esperti evidenziano inoltre come, dopo la pandemia da Covid-19, le situazioni di disagio sembrino manifestarsi sempre più precocemente.
Chi sono le “Sentinelle”
Le sentinelle non sono professionisti della salute mentale e non si sostituiscono agli specialisti.
Sono persone che, grazie a una formazione specifica, imparano a osservare, riconoscere i segnali di sofferenza e orientare i giovani verso la rete di supporto esistente.
“Molti insegnanti, educatori, allenatori e volontari si accorgono che qualcosa non va, ma spesso non sanno come comportarsi o a chi rivolgersi. Questo genera frustrazione e senso di impotenza”, ha spiegato Mara Barcella.
L’obiettivo del corso è quindi fornire strumenti concreti e definire con chiarezza il ruolo di ciascuno, favorendo il confronto e il lavoro di squadra.
Il progetto pilota: corsi gratuiti ad Asti
La sperimentazione partirà con due gruppi da 20 partecipanti ciascuno.
Uno sarà dedicato a chi opera con ragazzi delle scuole secondarie di primo grado, l’altro a chi lavora con adolescenti delle scuole superiori.
Il percorso è gratuito ed è rivolto a figure non sanitarie della comunità: insegnanti, educatori, allenatori, volontari, operatori del Terzo settore e adulti che rappresentano un punto di riferimento per i giovani.
Gli incontri si svolgeranno presso la Caffettiera Mazzetti di Asti, sempre dalle 15 alle 18:
28 settembre: “Riconoscere i segnali d’allarme”;
12 ottobre: “Ruolo e compiti dell’operatore sentinella”;
26 ottobre: “Affrontare le situazioni critiche”;
9 novembre: “Gli aspetti emotivi che coinvolgono le sentinelle”.
Per informazioni e iscrizioni è possibile scrivere all’indirizzo unlibroperdaniela@gmail.com oppure compilare il modulo disponibile sul sito dell’associazione.
Perché, come ricorda la filosofia stessa del progetto, riconoscere una sofferenza in tempo può fare la differenza. E talvolta basta un adulto preparato e attento per aiutare un ragazzo a ritrovare quella semplice, potente voglia di risplendere.
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