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Torino, continua la polemica sul nuovo city brand: “Troppo anonimo e senza identità”. Il progetto vale quasi mezzo milione
Il tema è approdato in Consiglio comunale, dove l’assessore ai Grandi Eventi Mimmo Carretta ha risposto alle interpellanze presentate da Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) e Andrea Russi (Movimento 5 Stelle)
TORINO – Il nuovo city brand di Torino continua a dividere la politica cittadina. Al centro delle critiche c’è il marchio realizzato dall’agenzia milanese Leftloft, che ha scelto di rappresentare la città con una scritta essenziale: “torino:”, rigorosamente in minuscolo e seguita da due punti. Una scelta grafica che, nelle intenzioni dei progettisti, vuole lasciare aperte interpretazioni e significati, evitando di racchiudere la città in un’identità definita.
Proprio questa impostazione, però, è diventata il principale motivo di contestazione. Per le opposizioni il brand appare «troppo sottotono» e incapace di raccontare Torino, risultando un esercizio di stile più che uno strumento di promozione della città.
Il tema è approdato in Consiglio comunale, dove l’assessore ai Grandi Eventi Mimmo Carretta ha risposto alle interpellanze presentate da Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) e Andrea Russi (Movimento 5 Stelle), illustrando anche i costi dell’operazione.
Il contratto triennale affidato a Leftloft vale 280 mila euro, ai quali si aggiunge un investimento programmato di 432 mila euro tra il 2025 e il 2027 per lo sviluppo del brand e delle strategie di comunicazione. Secondo quanto riferito dall’assessore, il costo complessivo dell’intero progetto, dal 2023 al 2027, è stimato in circa 465 mila euro, oltre all’Iva.
Carretta ha inoltre ricordato che la precedente campagna di promozione della città, “Torino, so much of everything”, lanciata durante l’amministrazione Appendino, era costata circa 240 mila euro nell’arco di sei mesi.
Un confronto che non convince De Benedictis. «È giusto investire risorse nella promozione della città – ha dichiarato – ma devono essere spese bene, non per un logo che anche molti addetti ai lavori giudicano vacuo». Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, il nuovo marchio finisce per rappresentare una Torino priva di slancio e incapace di competere con altre grandi città italiane.
Critico anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle Andrea Russi, che ha sintetizzato le proprie perplessità con una battuta sul nuovo slogan: «Per un’amministrazione l’attenzione non può essere un punto di arrivo. Torino e poi?».
Nel dibattito è finita anche la campagna di affissioni che accompagna il nuovo brand, con i manifesti dedicati ai quartieri e ai loro abitanti. Un’iniziativa che ha suscitato ulteriori polemiche politiche, a conferma di come il nuovo volto grafico scelto per Torino continui a far discutere ben oltre il semplice aspetto estetico.
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