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Una lettera aperta per chiedere chiarezza sulla gestione delle strutture al Parco del Meisino
Il comune di Torino tratta con il CONI regionale per la gestione del futuro Centro del Meisino
Avendo appreso che, a seguito di “colloqui intercorsi” con l’Amministrazione torinese, il CONI C.R. Piemonte ha formulato una proposta sulla gestione del Centro di Educazione Sportiva e Ambientale del Meisino, che il 9 giugno u.s. la Giunta ha prontamente deliberato di approfondire.sottoponiamo ai destinatari della presente i seguenti quesiti, cui li invitiamo a rispondere pubblicamente.
1) Come attestato dalla determina n. 28/2023 dell’ex direttrice dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Po Piemontese, il Piano d’Area del Parco Fluviale del Po non consentiva la ristrutturazione degli immobili dell’ex galoppatoio, e questa era una delle motivazioni del parere negativo dell’Ente sul progetto. A distanza di meno di tre mesi, però, con la determina n. 112/2023 l’Ente emanava parere favorevole, facendo riferimento a modifiche mai intervenute (prova ne è la totale mancanza di nuovi incarichi di progettazione relativi agli edifici in questione) e affermando nell’istruttoria: “Dalle ulteriori specificazioni fornite in merito alla destinazione dei locali, risulta che il recupero dell’immobile è preminentemente rivolto ad una destinazione didattico ambientale con, in subordine, un contestuale utilizzo per avviamento a attività sportive sostenibili.”
Secondo l’Ente gestore, quindi, la preminente destinazione didattico-ambientale del complesso permetteva di ritenere il progetto “coerente” con la relativa scheda del Piano d’Area e quindi di approvarlo.
Che tale giustificazione fosse pretestuosa era lampante già allora: oltre a non superare la questione della ristrutturazione, essa non si basava su nessuna informazione certa che garantisse che il futuro Centro sarebbe stato usato principalmente per attività ambientali. Al contrario, sin dalla denominazione originaria del progetto (“Parco dello Sport e dell’Educazione Ambientale”) e dalle sue prime descrizioni e rappresentazioni grafiche, era palese che lo sport sarebbe stato il nuovo e principale occupante del Centro e dell’intera riserva naturale che l’Ente ha innanzitutto il compito di tutelare. Compito cui è venuto meno, autorizzando un enorme aumento di quelle stesse strutture sportive che l’Ente stesso, nel Formulario Rete Natura 2000 della IT1110070 Meisino (Confluenza Po – Stura) del 2022 indicava come “minacce di impatto medio” per la conservazione degli habitat e delle specie di avifauna (insieme ad altre minacce pure di impatto medio, come l’inquinamento deN’aria e acustico, lo smaltimento di rifiuti ecc. e di impatto elevato, come la frammentazione antropogenica degli habitat ecc.: minacce che l’antropizzazione del parco conseguente alla sua conversione in area sportiva non può che aumentare). Aggiungiamo che tutta l’operazione è stata svolta in assenza di un Piano di Gestione della ZPS a cura dell’Ente gestore e di misure sito-specifiche a cura della Regione, che indicassero gli obiettivi di conservazione del sito Rete Natura 2000, in assenza dei quali com’è possibile valutare l’impatto di qualsiasi progetto?
Ora, evidentemente l’Ente gestore dovrebbe opporsi aM’affidamento della gestione del Centro a federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva e discipline sportive associate, come proposto dal CONI C.R. PIEMONTE, per attività sportive, “attività formative della Scuola Regionale dello Sport”, “riunioni operative”, “coworking”, “attività di formazione”, “hub di innovazione sportiva”, ed “eventi sportivi in genere”. Altrimenti, dopo la falsità delle modifiche al progetto che avrebbero reso la ristrutturazione un recupero edilizio consentito dal Piano d’Area, si conferma falsa anche l’asserzione dell’Ente circa la “preminente” destinazione dell’edificio ad attività didattico- ambientali, su cui si è fondata la sua approvazione del Cluster 2 del progetto il 20 aprile 2023. Sottolineiamo che la proposta del CONI prefigura un uso del Centro più intensivo di quello previsto, in quanto includerebbe attività ulteriori rispetto a quelle sportive.
Per di più non risulta che il Comune abbia elaborato il piano e il regolamento per la gestione del Centro (intende scriverli su misura per il CONI?), e nella delibera della Giunta è già precisato che gli accordi con CONI e gli altri soggetti saranno assunti ai sensi dell’art. 15 della L. 241/1990, quindi senza Conferenza di Servizi.
2 )Vorremmo inoltre sapere se il CONI pensa di organizzare nella ZPS eventi sportivi agonistici, ancorché uno degli assunti del progetto, collegati anche alla sua valutazione d’impatto ambientale e DNSH della fase di esercizio, fosse che le attività sportive non sarebbero state agonistiche: «Si tratta di uno spazio
dedicato ad attività sportive complementari, mai agonistiche, che permettono al fruitore di sperimentare discipline non così diffuse nella pubblica disponibilità della Città» (Relazione Generale Illustrativa, pag. 6).
3) Inoltre vorremmo sapere con quali mezzi si pensi di far arrivare al Centro di Educazione Sportiva e Ambientale in ZPS i visitatori e gli esponenti di FSN, EPS e DSA che lo dovrebbero utilizzare. Ancorché si tratti di sportivi, ci è difficile, dopo la marea di mistificazioni prodotte da tutti i soggetti coinvolti nel progetto, credere a rassicurazioni sul fatto che si muoveranno a piedi o in bicicletta (posto che anche un traffico intenso di ciclisti è incompatibile con una ZPS, e si sta già verificando, come gli accessi di automezzi).
4) Chiediamo alle associazioni ambientaliste che cosa pensino di tutto quanto sopra, se ritengano ancora che il progetto del Parco dello Sport e dell’Educazione Ambientale presenti aspetti di “riqualificazione naturalistica” tali da compensare lo scempio di un’area di pregio naturalistico quale è stato attuato:
- distruggendo migliaia di metri quadrati di prati stabili e impermeabilizzandone le aree con plastica
- stendendo plastica anche sotto alcune delle strade che, sostituendo i sentieri, incoraggiano il passaggio di automezzi
- abbattendo un boschetto per la costruzione della passerella ciclopedonale e altre centinaia di alberi nella ZPS
- sversando varie centinaia di metri cubi di cemento nella ZPS
- disturbando la fauna selvatica per due anni consecutivi, anche in periodo di riproduzione
- frammentando permanentemente gli habitat
- collocando attrezzature sportive e tavoli da picnic anche a poca distanza da uno stagno in ZPS e entro una zona umida in area contigua (pump track in area umida censita dall’ARPA).
Auspichiamo naturalmente che nessuna associazione ambientalista si presti a svolgere attività di educazione ambientale in un luogo in cui l’ambiente è stato devastato.
- Ricordiamo che il progetto del Parco dello Sport e dell’Educazione Ambientale, in quanto indiscutibilmente “parco tematico” di estensione superiore a 2,5 ha in un sito della Rete Natura 2000, avrebbe dovuto essere sottoposto a Verifica di Assoggettabilità a VIA (e, in caso di Verifica positiva, a VIA), ai sensi del combinato disposto dell’All. IV (punto 8 lettera r) alla Parte II del D.lgs. n. 152/2006 e dell’Allegato del DM n. 52/2015, punti 4.3.5,4.3.8 e 5.) Tale verifica è stata omessa. Cambiare il nome al progetto, come avvenuto su suggerimento dell’Ente gestore, non ne ha modificato la sostanza né l’impatto;
- ricordiamo il rischio idraulico che, pur menzionato nel progetto («tali opere e infrastrutture nuove o già presenti potranno naturalmente subire danni o deterioramenti a seconda della frequenza e dei battenti idraulici delle piene, ma di per loro non hanno bisogno di essere progettate e/o modificate per “resistere” agli eventi alluvionali.», Studio di compatibilità, pag. 15) è stato trascurato. Il Centro si trova in Fascia B del Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico e per ottenere il nulla osta dell’AlPO la Giunta ha dichiarato che trattandosi di «recupero dell’area urbana del Meisino e di rigenerazione ed efficientamento delle strutture ivi presenti ed oggetto di degrado, è possibile dichiarare formalmente ai sensi dell’art. 38 NdA del PAI, che si tratta di opera pubblica di interesse pubblico, riferita a servizi essenziali non altrimenti localizzabili.» (delibera n. 294/2023). Ma ammesso che eliminare il degrado possa essere definito “servizio essenziale”, nelle tavole del Piano d’Area sono gli insediamenti produttivi a essere indicati come zone degradate: e il progetto non li ha affatto eliminati, mentre l’area del Centro di Educazione Sportiva (e non ambientale) sarà inondata a ogni piena del Po;
- rimarchiamo che la valutazione DNSH alla quale era soggetto il progetto in quanto finanziato con fondi PNRR e la VlncA si sono basate sulla durata della fase di cantiere da luglio 2024 al 15 settembre 2025, scadenza “inderogabile” secondo il cronoprogramma del progetto esecutivo. Viceversa alla data della presente i lavori non sono ancora terminati, e supponendo che finiscano davvero il 30 giugno (ennesima proroga non formalizzata ufficialmente), avranno impattato sulla vegetazione e sulla fauna, anche con inquinamento deM’aria e acustico, per 21 mesi (essendo stati effettivamente avviati a settembre 2024) anziché 14,5 (+45%). Non foss’altro che per questo, la valutazione DNSH originaria e la VlncA sono carta straccia. A ciò si aggiunga che non è mai stato adottato nessuno degli accorgimenti indicati nelle relazioni DNSH per rappresentare il progetto come ecologico (per esempio, la pulizia dei mezzi da cantiere all’entrata e all’uscita della ZPS, la loro insonorizzazione e rispondenza ai criteri Euro 6 o superiore oppure allo standard Europeo TIER 5, la protezione degli alberi presenti nei cantieri ecc.). Al contrario, camion e cingolati hanno usato come scorciatoie anche prati che non avrebbero dovuto essere interessati dai cantieri e le betoniere impolverate di cemento sono state lavate dentro la ZPS, nella quale sono stati pure bruciati rifiuti. Tra gli effetti nefasti dell’assoluta mancanza di controllo in cui hanno operato le imprese è la diffusione della Reynoutria sp., una pianta erbacea invasiva ben più temibile delle robinie e degli Acer negundo che si volevano eliminare e che si sono abbattuti insieme a tanti alberi autoctoni. Tutto questo non viene evidentemente compensato dalla messa a dimora di qualche centinaio di nuovi alberi, che peraltro spesso non hanno le dimensioni previste nel progetto;
- evidenziamo che il nuovo aspetto del Meisino degradato dai cantieri ha attratto visitatori inconsapevoli del suo valore naturalistico, con bivacchi e fuochi anche nei boschi (e quindi pericolo di incendi, oltre che disturbo alla fauna). Ma temiamo anche che si voglia aggiungere a tutto questo un’ulteriore distruzione: quella di una manutenzione eccessiva, con frequenti tagli dell’erba per imporre alla Natura un ordine urbano (anche questo in completo conflitto con il Nature Restoration Regulation).
Siamo disponibili a fornire documentazione di tutto quanto sopra esposto.
5) Chiediamo quindi alle associazioni ambientaliste di adoperarsi affinché l’Ente gestore rimedi all’errore (chiamiamolo così) commesso approvando un progetto altamente distruttivo. Noi intendiamo premere a tutti i livelli perché gli habitat della ZPS del Meisino siano assoggettati a misure di ripristino secondo quanto previsto dal Nature Restoration Regulation.
Oltre agli habitat pertinenti alle specie di avifauna tutelata dalla Direttiva Uccelli, al Meisino sono presenti i seguenti habitat inclusi nell’Allegato I della Direttiva Habitat 92/43/CEE:
- 91E0* (forestale prioritario, esteso su 4,5 ha, registrato fino al 2022 nel Formulario Standard Rete Natura 2000 come non in buono stato, quindi candidabile per l’attuazione di misure di ripristino entro il 2030);
- 92A (forestale, rilevato nel 2024 dai professionisti incaricati del progetto del Parco dello Sport);
- 3270 (fluviale, esteso su 24,5 ha, registrato fino al 2022 nel Formulario Standard Rete Natura 2000 come non in buono stato, quindi candidabile per l’attuazione di misure di ripristino entro il 2030);
- 6420 (della categoria praterie, rilevato nel 2024 dai professionisti incaricati del progetto del Parco dello Sport).
Il modello di Formulario Standard Rete Natura 2000 è stato modificato con la decisione (UE) 2023/2806 della Commissione europea del 15/12/2023, prescrivendo che per le ZPS non siano più indicati nel modulo gli habitat dell’All. I della Direttiva Habitat. L’Ente gestore ha sollecitamente rimosso gli habitat 91E0* e 3270 dal Formulario Standard della ZPS IT1110070 già nell’aggiornamento di dicembre 2024: essi sono scomparsi dalla carta, ma non dalla realtà e quindi occorre vigilare e premere affinché siano inclusi nelle misure di ripristino.
L’art. 3 comma 3 del Nature Restoration Regulation definisce il ripristino come « volto ad aiutare, attjyamente o passivamente il ripristino di un ecosistema, alfine di migliorarne la struttura e le funzioni, con lo scopo di conservare o rafforzare la biodiversità e la resilienza degli ecosistemi.» Auspichiamo quindi che gli habitat del Meisino, dopo due anni di tortura sotto ruspe e motoseghe, siano sottoposti a misure di ripristino passivo, ossia che siano assoggettati a protezione totale e che si abbandoni ogni intenzione di sfruttare il Meisino economicamente e urbanisticamente, come prefigura invece anche la sua destinazione a “parco plurifunzionale” nel PRG preliminare approvato dal Consiglio comunale il 16 marzo u.s. Destinazione che non considera il suo status di riserva naturale protetta. Al PRG è stata allegata una VINCA in buona parte riciclata, pertinente alla revisione del PRG tentata dalla Giunta precedente nel 2020, che non tiene conto dell’intervenuto impatto del Parco dello Sport e che definisce i suoli del Meisino “ad edificazione diffusa”.
Del resto il PRG in generale non considera minimamente il Nature Restoration Regulation, ancorché vigente dal 18/08/2024: né in relazione al ripristino degli ecosistemi urbani di cui all’art. 8, né in relazione al ripristino degli habitat terrestri e di acqua dolce (art. 4) e forestali (art. 12) presenti sul territorio torinese.
Potremmo continuare per decine di pagine, ma per il momento ci fermiamo qua. Confermando la nostra ferma e attiva opposizione alla prosecuzione della devastazione del Meisino, in attesa di riscontro da parte dei destinatari, inviamo distinti saluti. Comitato Salviamo il Meisino
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