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Piemonte 2025 secondo i dati di Banca d’Italia: crescita modesta, industria in difficoltà e automotive che frena

Economia del Piemonte nel 2025: PIL +0,4%, industria in lieve recupero, automotive in calo, aerospazio in crescita

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TORINO – E’ stato presentato a Torino il rapporto annuale L’economia del Piemonte, redatto dalla Sede di Torino della Banca d’Italia, che fa parte dei i rapporti annuali sulle economie regionali, pubblicati nella collana Economie regionali della Banca d’Italia. La collana offre analisi aggiornate sull’andamento delle principali articolazioni territoriali dell’economia italiana, con approfondimenti sui sistemi produttivi locali, sul mercato del lavoro, sul credito e sulla finanza. I rapporti sono presentati in eventi locali dall’8 al 25 giugno 2026.

Nel 2025 l’economia piemontese ha registrato una crescita modesta, inferiore a quella dell’anno precedente. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia, il prodotto interno è aumentato dello 0,4% (lo 0,5% nel Nord e in Italia).

L’indicatore che coglie l’andamento delle componenti di fondo dell’economia regionale (Regiocoin), dopo un parziale recupero nella parte finale dell’anno e nei primi due mesi del 2026, è nuovamente peggiorato a marzo: vi ha influito il deterioramento del quadro macroeconomico a seguito del conflitto nel Golfo Persico e delle connesse criticità negli approvvigionamenti di materie prime. Per il complesso del 2026 l’indagine della Banca d’Italia presso le imprese prefigura una stagnazione dei ricavi nell’industria e nei servizi e una riduzione dell’attività nelle costruzioni.

Le imprese

Nel 2025 la produzione industriale ha mostrato segnali di lieve recupero, ma non sufficienti a compensare il calo dell’anno precedente; un impulso positivo è venuto dalle esportazioni, la cui crescita è stata tuttavia inferiore a quella della domanda internazionale. Alla debolezza dell’attività contribuiscono in misura significativa le attuali difficoltà dell’automotive: nostre analisi mostrano che l’esposizione del sistema produttivo alle dinamiche di tale settore è più elevata della media nazionale non solo per una parte importante della manifattura, ma anche per alcuni comparti del terziario.

Tra i settori in espansione, quello aerospaziale si caratterizza rispetto al resto del Paese per un maggior peso sul valore aggiunto regionale e per una più elevata propensione all’innovazione. L’intensità brevettuale dell’economia piemontese nel suo complesso è superiore rispetto alla media italiana, ma inferiore a quella delle altre regioni settentrionali e risulta concentrata in tecnologie tradizionali; l’impatto tecnologico dei brevetti, contenuto nel confronto europeo, è invece leggermente migliore anche rispetto al Nord.

La realizzazione delle opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha continuato a sostenere la produzione nelle costruzioni. L’attività nei servizi ha invece rallentato in misura significativa, soprattutto nel commercio; una maggiore vivacità rispetto alla media del settore ha continuato a interessare i comparti più coinvolti nella transizione digitale, come l’Information and communication technology (ICT). Le presenze di turisti sono aumentate in misura rilevante: la spesa di questi ultimi ha tuttavia un’incidenza sul totale dei consumi interni molto più bassa rispetto a quella nazionale. Tra il 2014 e il 2023, in una fase di irrobustimento della struttura dimensionale del sistema produttivo, nel terziario (a eccezione del commercio) si sono registrati più diffusamente casi di imprese con una forte crescita occupazionale.

Gli investimenti delle aziende industriali sono aumentati, seppure in misura inferiore alle previsioni formulate nella primavera del 2025 e con un’ampia eterogeneità tra operatori. In presenza di un moderato deterioramento della redditività e di elevata incertezza, le imprese hanno accresciuto le riserve più liquide e le attività finanziarie in titoli. I prestiti bancari si sono nel complesso stabilizzati, ma hanno continuato a calare nell’industria, nelle costruzioni e per le aziende di minori dimensioni, anche se in misura meno intensa rispetto al 2024; l’andamento è stato più favorevole per le imprese meno rischiose. Si è intensificato il ricorso al finanziamento obbligazionario, soprattutto da parte delle società più grandi dei servizi. I tassi di interesse sono lievemente scesi; nel triennio 2023‑25 l’utilizzo di strumenti di copertura del rischio di tasso ha contribuito a contenere il costo dell’indebitamento delle aziende. La capacità di rimborsare i debiti è in media aumentata grazie al miglioramento nelle costruzioni e nei servizi, mentre è peggiorata nel manifatturiero.

Il mercato del lavoro e le famiglie

Nel 2025 l’occupazione ha rallentato; nell’industria, in particolare, il numero di lavoratori è diminuito e il ricorso agli strumenti di integrazione salariale è ulteriormente aumentato. L’incremento delle persone in cerca di lavoro si è riflesso sul tasso di disoccupazione, salito al livello medio italiano. Le retribuzioni definite dai contratti collettivi nazionali hanno continuato a crescere in termini nominali in linea con la media italiana, meno intensamente dell’anno precedente. Questa dinamica si inserisce in un contesto di più lungo periodo di contrazione delle retribuzioni reali medie per dipendente e di ampliamento della dispersione delle politiche salariali delle imprese. Permangono inoltre divari retributivi per genere, età e cittadinanza, su cui incidono le differenze significative nella distribuzione settoriale dell’occupazione e la maggiore diffusione tra le donne, i giovani e gli stranieri di forme di occupazione a tempo ridotto o meno stabili. Differenziali rilevanti esistono anche nella partecipazione al mercato del lavoro: sulle donne, in particolare, continua a gravare una parte importante dei carichi di cura familiare. Per l’assistenza agli anziani, destinata a crescere dato il progressivo invecchiamento demografico, le famiglie sostengono direttamente una parte dei costi, nonostante l’assistenza pubblica sia risultata in espansione negli anni più recenti, grazie pure all’impulso derivante dal PNRR.

Nel 2025 la crescita del reddito e dei consumi delle famiglie è rimasta modesta in termini reali. Tra i beni durevoli, la domanda di autovetture si è indebolita, riflettendosi anche sul credito finalizzato a tali acquisti. Le compravendite di abitazioni hanno invece accelerato, accompagnate da un aumento dei mutui nonostante il lieve incremento dei tassi di interesse. Il rapporto tra il debito delle famiglie e il loro reddito disponibile è rimasto stabile, su livelli più bassi della media italiana e del Nord. La capacità di rimborso dei prestiti si è confermata nel complesso elevata, seppure siano lievemente aumentati i ritardi nel pagamento delle rate connesse al credito al consumo.

Gli indicatori relativi al reddito e alla ricchezza pro capite, all’incidenza della povertà relativa e al ricorso a strumenti di sostegno alle famiglie in difficoltà economica, pur migliori della media del Paese, sono meno favorevoli rispetto a quelli delle altre regioni settentrionali. Un analogo posizionamento rispetto alle aree di confronto emerge dalla valutazione degli indicatori del benessere equo e sostenibile. Nostre analisi evidenziano in regione una distribuzione della spesa delle famiglie meno diseguale rispetto alla media del Paese e anche a quella del Nord.

I depositi delle famiglie hanno ripreso a crescere, in particolare i conti correnti. Questa dinamica si inserisce in un contesto di rilevante modifica del portafoglio finanziario dei piemontesi nel corso degli ultimi quindici anni. In particolare, l’incidenza delle obbligazioni bancarie si è ridotta, a favore soprattutto dei fondi comuni, mentre gli acquisti di titoli di Stato hanno beneficiato negli ultimi anni del rialzo dei tassi e di emissioni dedicate.

La finanza pubblica decentrata

Nel 2025 gli investimenti degli enti territoriali regionali hanno fortemente rallentato, dopo la significativa espansione del biennio precedente trainata dal PNRR. Con riferimento a quest’ultimo, a febbraio del 2026 i pagamenti effettuati ammontavano a poco più del 60 per cento dei circa 10 miliardi destinati a interventi da realizzare in Piemonte o a favore di soggetti privati con sede in regione; i tre quarti delle gare finanziate risultavano aggiudicate, poco meno della media del Paese. L’attuazione degli interventi del Piano in ambito sanitario procede a ritmi disomogenei: risultano più avanzati i progetti per la realizzazione delle Centrali operative territoriali e per l’assistenza domiciliare, mentre sono in ritardo quelli relativi alle Case e agli Ospedali di comunità e allo sviluppo della telemedicina.

Le politiche pubbliche a supporto dell’innovazione e del trasferimento tecnologico sono fondamentali per sostenere la competitività del sistema produttivo. Tra il 2018 e il 2025 le amministrazioni locali piemontesi hanno finanziato – perlopiù nel quadro della programmazione europea – numerosi progetti di ricerca e sviluppo, con un coinvolgimento delle imprese e importi medi più elevati rispetto a quelli del Paese e del Nord.

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