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Presentata a Torino l’edizione 2026 del Digital News Report Italia
Gli italiani si informano spesso, ma si fidano sempre meno delle notizie.
Martedì 16 giugno 2026 è stata presentata l’edizione 2026 del Digital News Report Italia. La ricerca, realizzata in sinergia con il Reuters Institute dell’Università di Oxford che cura l’edizione 2026 del Digital News Report globale, propone un rapporto della domanda e dell’offerta digitale di informazione in Italia.
Gli italiani si informano spesso, ma si fidano sempre meno delle notizie. Secondo i ricercatori, il problema non è più soltanto una crisi dell’attenzione: è una crisi della relazione tra pubblico e informazione.
Il dato più evidente è la distanza tra frequenza e fiducia. Il 57% degli italiani consulta le notizie più volte al giorno, uno dei valori più alti tra i Paesi di riferimento, ma solo il 34% dichiara di essere molto o estremamente interessato all’informazione. Ancora più netto il calo sul piano politico: solo il 16% degli italiani si dice interessato alla politica, ultimo posto nel confronto internazionale. Tra i 18-24enni, però, l’interesse sale al 28%, un segnale che il report legge come domanda giovanile non sempre intercettata dall’offerta informativa attuale.
Sul fronte della fiducia, il quadro resta fragile. In Italia la fiducia nelle notizie si ferma al 32%, in calo rispetto all’anno precedente e sotto la media internazionale. Cresce invece la preoccupazione per la disinformazione: il 59% degli italiani la considera un problema, mentre il 36% dichiara di evitare spesso o a volte le notizie. Il dato racconta un rapporto più diffidente e selettivo con l’informazione, alimentato anche dall’uso crescente di piattaforme, social media e nuovi intermediari digitali.
L’online consolida il vantaggio sull’uso settimanale, arrivando al 69%, contro il 62% della televisione. Come fonte principale, però, la tv conserva ancora il primato con il 48%, davanti all’online al 45%. Il televisore,, non è più solo il regno del telegiornale, ma anche un grande schermo per contenuti video più lunghi e spiegazioni di approfondimento. Il report segnala anche la crescita dei creator e dei newsfluencer. Il 36% degli italiani ha seguito notizie da creator o singoli giornalisti nell’ultima settimana, con percentuali molto alte tra i più giovani. Il pubblico cerca soprattutto chiarezza, contesto e capacità di spiegazione, più che sola rapidità.
Anche i chatbot di intelligenza artificiale iniziano a entrare nel consumo informativo, ma restano di nicchia: li usa il 6% degli italiani. Servono soprattutto per approfondire notizie già incontrate o per orientarsi tra le fonti, non tanto per sostituire il giornalismo tradizionale. Sul fronte economico, la quota di chi paga per le notizie online scende all’8%, circa la metà rispetto al 2016. Però tra chi paga cresce la fedeltà: gli abbonamenti continuativi almeno mensili passano dal 31% del 2025 al 43% del 2026.
È un dato che conferma una tendenza importante: chi sceglie di pagare lo fa sempre più spesso per sostenere il giornalismo, non solo per consumare contenuti. In questa prospettiva, la sostenibilità dell’informazione passa sempre più dalla qualità del rapporto con il pubblico.
Il giornalismo non deve limitarsi a essere veloce o onnipresente, ma deve tornare a essere riconoscibile, accessibile e capace di spiegare. In un ambiente dove le notizie arrivano tramite social, algoritmi, creator e chatbot, il valore del brand editoriale rischia di passare in secondo piano.
Il Report è stato realizzato con il contributo di Compagnia di San Paolo e Google con i partner Excellera, Anso, Festival Glocal e con il patrocinio di Ordine dei Giornalisti consiglio nazionale, Ordine dei Giornalisti consiglio regionale del Piemonte, Università degli Studi di Torino.
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