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Dal Regina Margherita una nuova speranza contro i tumori ossei pediatrici: allo studio “navette biologiche” per trasportare i farmaci

L’obiettivo finale è trasformare una scoperta di laboratorio in una terapia concreta, migliorando le possibilità di cura e, soprattutto, la qualità della vita dei bambini e degli adolescenti che affrontano queste gravi malattie

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TORINO – Una nuova strategia per rendere più efficaci le cure contro i tumori ossei che colpiscono bambini e adolescenti è allo studio all’ospedale Regina Margherita di Torino. I ricercatori stanno lavorando a un sistema innovativo che potrebbe consentire ai farmaci chemioterapici di raggiungere il tumore in modo più mirato, riducendo al tempo stesso gli effetti collaterali sulle parti sane dell’organismo.

Il progetto è sviluppato dall’Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda ospedaliera Oirm-Sant’Anna e si concentra su minuscole particelle naturali prodotte da alcune cellule presenti nel midollo osseo. Queste particelle, chiamate vescicole extracellulari, funzionano come piccoli “corrieri” biologici, capaci di trasportare sostanze da una cellula all’altra.

L’idea dei ricercatori è sfruttare queste vescicole per trasportare direttamente all’interno del tumore la doxorubicina, uno dei principali farmaci impiegati contro l’osteosarcoma e il sarcoma di Ewing, due forme rare ma particolarmente aggressive di tumore osseo.

L’obiettivo: meno effetti collaterali

La doxorubicina è un chemioterapico molto efficace, ma può provocare effetti indesiderati importanti perché, oltre alle cellule tumorali, colpisce anche quelle sane. Tra i rischi più rilevanti c’è il possibile danno al cuore, un aspetto particolarmente delicato nei pazienti più giovani.

Per questo motivo la ricerca punta a sviluppare sistemi capaci di portare il farmaco soprattutto dove serve, limitandone la diffusione nel resto dell’organismo.

Le vescicole utilizzate nello studio derivano da particolari cellule del midollo osseo che normalmente contribuiscono al corretto funzionamento di questo tessuto. Non vengono impiegate le cellule vive, ma soltanto le sostanze che producono, una soluzione che potrebbe offrire maggiori garanzie anche dal punto di vista della sicurezza.

I primi risultati sono incoraggianti

Le prime sperimentazioni di laboratorio hanno dato esiti positivi. Le vescicole caricate con la doxorubicina sono riuscite a ridurre in modo significativo la sopravvivenza delle cellule tumorali di osteosarcoma.

Il prossimo passo sarà verificare il comportamento di questo sistema in modelli preclinici, per capire se il farmaco riesca davvero a concentrarsi nel tumore, quanto rimanga nell’organismo e se permetta di ridurre gli effetti tossici rispetto alla chemioterapia tradizionale.

Un progetto che guarda al futuro

Il lavoro nasce dall’esperienza maturata negli anni dal Laboratorio Centro Trapianti Cellule Staminali e Terapia Cellulare del Regina Margherita, che da tempo studia queste particolari cellule del midollo osseo e le loro potenzialità.

Se i risultati delle prossime fasi di ricerca confermeranno quanto osservato finora, le vescicole extracellulari potrebbero diventare in futuro un nuovo strumento terapeutico per il trattamento dei sarcomi ossei pediatrici ad alto rischio, offrendo ai giovani pazienti cure più mirate e con minori conseguenze a lungo termine.

L’obiettivo finale è trasformare una scoperta di laboratorio in una terapia concreta, migliorando le possibilità di cura e, soprattutto, la qualità della vita dei bambini e degli adolescenti che affrontano queste gravi malattie.

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