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Caldo estremo, Greenpeace: Torino prima per isole di calore

Torino è anche seconda per la media delle temperature superficiali massime (fino a 44,2°C)

Gabriele Farina

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TORINO – Con l’arrivo della seconda intensa ondata di calore in meno di un mese, Torino si conferma tra le città italiane più esposte agli effetti estremi della crisi climatica. A lanciare l’allarme è Greenpeace Italia attraverso il nuovo rapporto L’estate che scotta, che fotografa una situazione sempre più preoccupante per i centri urbani italiani e, in particolare, per il capoluogo piemontese.

Torino prima per isole di calore

Secondo l’indagine, basata su elaborazioni dei dati ISTAT, Torino è la città capoluogo di Regione con l’isola di calore urbana più intensa d’Italia. Nei mesi estivi del 2025, la differenza tra la temperatura superficiale media massima registrata in città e quella delle aree rurali circostanti ha raggiunto i 15,2 gradi, il valore più alto a livello nazionale.

Un dato che evidenzia quanto il tessuto urbano torinese, caratterizzato da ampie superfici asfaltate, cemento, edifici e una ventilazione spesso insufficiente, trattenga e amplifichi il calore rispetto alle zone extraurbane. A influire su questa differenza contribuisce anche la particolare conformazione del territorio torinese, circondato da aree collinari e boschive che accentuano ulteriormente il contrasto termico.

Torino seconda per temperatura superficiale massima media

Il report analizza non solo la temperatura dell’aria, ma anche quella delle superfici urbane: asfalto, muri, tetti e aree verdi. Si tratta di un parametro fondamentale per comprendere la vivibilità reale delle città durante l’estate. E anche in questo caso Torino si colloca ai vertici nazionali: è seconda solo a Rome per temperatura superficiale massima media nei mesi di giugno, luglio e agosto 2025, con 44,2 °C.

Ancora più allarmanti sono i dati relativi alla popolazione esposta. A Torino il 98% dei residenti vive in aree classificate come interessate da isole di calore intense o molto intense. Questo significa che quasi tutta la popolazione cittadina si trova quotidianamente esposta a condizioni climatiche potenzialmente pericolose durante i mesi più caldi. Tra le persone più vulnerabili ci sono circa 27 mila bambini sotto i 5 anni e oltre 122 mila anziani sopra i 74 anni.

Il quadro nazionale

La situazione torinese si inserisce in un quadro nazionale sempre più critico. Secondo Greenpeace, la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore ai 32 gradi — soglia oltre la quale il corpo umano entra in condizioni di forte stress termico — è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025.

Le città rappresentano oggi i luoghi in cui il cambiamento climatico si manifesta in modo più evidente. La presenza diffusa di cemento, asfalto e superfici impermeabili, insieme alla scarsità di verde urbano in alcune aree, rende i centri abitati vere e proprie trappole di calore. Torino, da questo punto di vista, appare tra le realtà più fragili del Paese.

«Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione», ha dichiarato Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia.

Secondo l’associazione ambientalista, servono misure urgenti e strutturali: più alberature, aumento delle superfici verdi, riduzione del consumo di suolo, edifici più efficienti dal punto di vista energetico e interventi mirati per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.

L’estate 2026, appena iniziata, rischia di confermare e aggravare ulteriormente questi trend. Per Torino il tema non è più soltanto ambientale, ma sempre più sanitario e sociale. Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo: a pagare il prezzo più alto sono anziani, bambini, persone fragili, lavoratori all’aperto e chi vive in abitazioni poco isolate o senza sistemi di raffrescamento.

Il messaggio lanciato da Greenpeace è netto: senza una rapida accelerazione delle politiche climatiche e di adattamento urbano, città come Torino rischiano di diventare sempre meno vivibili durante le estati future.

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