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CronacaTorino

Droga negli stadi tramite un contatto con gli ultras della Juve, il racconto del pentito Pasquino

Gli atti del processo “Samba” contro una vasta rete del narcotraffico fanno luce su un rapporto ‘ndrangheta-ultrà già emerso in altre inchieste

Marco Lovisolo

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TORINO – Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni del processo “Samba”, l’operazione che ha sgominato una rete dedita al traffico di sostanze stupefacenti tra Italia e Brasile. Secondo quanto raccontato agli inquirenti dal collaboratore di giustizia Pasquino, la merce arrivava a Torino e veniva stoccata nei magazzini a Pescarito, per poi smerciarla anche allo stadio, grazie ai contatti con il gruppo ultras juventino “Bravi Ragazzi”. Pasquino ha spiegato come il gruppo Assisi, di cui era entrato a far parte, movimentasse tonnellate di cocaina, utilizzando velieri e carichi occultati nel pellet nei traffici che arrivavano fino in Sudamerica.

Le dichiarazioni del pentito sono state riportate nelle motivazioni della sentenza di “Samba” con nove imputati per traffico di droga. L’inchiesta è condotta dai Carabinieri del Ros di Torino, guidato da Andrea Caputo e coordinata dal pm Francesco Pelosi.

Vincenzo Pasquino, collaboratore di giustizia, fu arrestato nel 2021 in Brasile dopo una lunga latitanza. Dopo essere stato estradato in Italia, nel 2024 cominciò il suo percorso di collaborazione, nel quale raccontò di essere stato affiliato alla ‘ndrangheta nel 2011. Le infiltrazioni della ‘ndrangheta nella curva della Juventus era già stata trattata a Torino nell’inchiesta “Alto Piemonte” del 2017. In un processo diverso, la testimonianza resa da un altro pentito il 27 ottobre 2025 ha retrodatato l’interessamento dei clan per il bagarinaggio al 2011 o al 2012.

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