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Emergenza siccità in Piemonte: quasi 100 Comuni con restrizioni sull’acqua, agricoltura a rischio
La situazione è stata al centro del Tavolo per l’emergenza idrica convocato oggi al Grattacielo Piemonte dal presidente della Regione Alberto Cirio
TORINO – Il Piemonte torna a fare i conti con una grave emergenza idrica. Il caldo eccezionale e la quasi totale assenza di precipitazioni stanno mettendo sotto pressione fiumi, invasi e acquedotti, mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze sull’agricoltura e sull’approvvigionamento idrico.
La situazione è stata al centro del Tavolo per l’emergenza idrica convocato oggi al Grattacielo Piemonte dal presidente della Regione Alberto Cirio, insieme agli assessori Paolo Bongioanni (Agricoltura), Matteo Marnati (Ambiente) e Marco Gallo (Montagna), con la partecipazione di Arpa Piemonte, gestori idrici, consorzi irrigui, Prefetture, Province, Città Metropolitana di Torino e rappresentanti del mondo agricolo.
Cirio: “Pronti a chiedere lo stato di emergenza”
“La situazione va affrontata senza perdere nemmeno un minuto”, ha dichiarato il presidente Alberto Cirio, spiegando che la Regione è già al lavoro con Valle d’Aosta e Canton Ticino per ottenere un maggiore rilascio d’acqua destinata all’irrigazione agricola.
Sul fronte dell’acqua potabile, il presidente ha ricordato che sono circa cento i Comuni piemontesi che hanno già emanato ordinanze per limitare i consumi, soprattutto nei centri montani e nelle frazioni più esposte alla scarsità d’acqua.
In alcune località è già stato necessario ricorrere alle autobotti per garantire l’approvvigionamento della popolazione.
“La situazione viene monitorata giorno per giorno – ha spiegato Cirio – e siamo pronti a richiedere lo stato di emergenza nazionale qualora le condizioni meteorologiche non migliorassero, così da poter ottenere i ristori necessari.”
I numeri della crisi
La relazione presentata da Arpa Piemonte fotografa un quadro particolarmente critico.
Le precipitazioni di giugno sul bacino del Po si sono fermate a 62 millimetri, con un deficit del 36% rispetto alla media climatica 1991-2020.
Ancora più impressionante il dato sulle temperature: il mese scorso ha registrato un’anomalia di +3,5 gradi, collocandosi tra i mesi di giugno più caldi mai osservati in Piemonte, con valori vicini al record assoluto del 2003.
Il risultato è un forte aumento dell’evapotraspirazione e dello stress idrico che ha colpito suoli, vegetazione e colture agricole.
Le risorse idriche superficiali risultano oggi inferiori del 37% rispetto alla media del periodo, mentre lungo molti corsi d’acqua i deficit superano il 40%.
Particolarmente critica la situazione del Po a Isola Sant’Antonio, dove la portata media è stata di appena 62 metri cubi al secondo, il 75% in meno rispetto ai valori storici.
Secondo le previsioni di Arpa, nelle prossime due settimane l’alta pressione continuerà a dominare il Nord Italia, con temperature superiori alla norma e solo temporali isolati, insufficienti a invertire la tendenza.
Marnati: “Usare l’acqua con responsabilità”
L’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati ha rivolto un appello ai cittadini affinché facciano un uso consapevole della risorsa idrica.
Attualmente circa un centinaio di Comuni hanno imposto limitazioni ai consumi non essenziali, mentre una cinquantina di centri abitati, per un totale di circa 25 mila residenti, vengono riforniti anche tramite autobotti per mantenere adeguati i livelli degli acquedotti.
L’agricoltura teme di perdere i raccolti
Tra i più preoccupati c’è il comparto agricolo.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, presente al tavolo regionale con il presidente Fabrizio Risso, il vicepresidente Renato Chiadò Puli e il segretario Domenico Sorasio, lancia l’allarme: interrompere o ridurre drasticamente l’irrigazione in questa fase della stagione significherebbe compromettere produzioni sulle quali le aziende hanno già investito mesi di lavoro.
Secondo l’organizzazione, le priorità nell’utilizzo dell’acqua devono essere definite in modo trasparente e coordinato, perché garantire la continuità irrigua è fondamentale per portare a termine i cicli produttivi e salvaguardare l’intera filiera agroalimentare.
“La siccità non è più un’emergenza occasionale”
Per Confcooperative il problema va ben oltre l’emergenza dell’estate 2026.
“L’attuale crisi è certamente legata al cambiamento climatico, ma è aggravata da una gestione ancora troppo frammentata della risorsa idrica”, sostiene il vicepresidente Renato Chiadò Puli.
L’organizzazione chiede quindi l’istituzione di un tavolo regionale permanente che lavori durante tutto l’anno sulla programmazione degli invasi, sulla manutenzione delle infrastrutture, sul coordinamento dei rilasci d’acqua e sulla definizione di criteri condivisi per i prelievi.
Tra le proposte figurano anche il recupero dei bacini esistenti, la realizzazione di nuovi invasi, l’ammodernamento delle reti irrigue e il ricorso a tecnologie capaci di ridurre i consumi senza compromettere le produzioni.
Particolare attenzione viene chiesta anche per la risicoltura piemontese, valutando un anticipo degli apporti idrici nei mesi più freddi per distribuire meglio la domanda d’acqua e favorire la ricarica delle falde.
La Regione prepara la riforma dei consorzi irrigui
Sul fronte degli interventi strutturali, l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha ricordato che è già operativo un gruppo di lavoro regionale incaricato di monitorare costantemente il rischio di perdita dei raccolti.
Entro la fine di luglio, inoltre, approderà in Commissione Agricoltura il disegno di legge che punta a riformare i consorzi irrigui piemontesi, con l’obiettivo di rendere più efficiente e coordinata la governance dell’acqua destinata all’agricoltura.
Per Regione e organizzazioni agricole, infatti, la gestione dell’emergenza non può più limitarsi ai mesi estivi: serve una strategia stabile e di lungo periodo per affrontare una siccità che, complice il cambiamento climatico, rischia di diventare una condizione sempre più frequente.
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