CronacaTorino
Violenze ad Halloween, la difesa: “Ragazzi fragili e immaturi”. La Procura chiede 3 anni e 8 mesi
Una volta tornato a casa, il ragazzo ha raccontato tutto alla madre. Insieme si sono quindi rivolti ai carabinieri
TORINO – Si è aperta con le richieste della difesa l’udienza davanti al Tribunale per i minorenni di Torino per il caso della presunta notte di violenze avvenuta durante una festa di Halloween dello scorso novembre. Gli avvocati dei due imputati, oggi quindicenni, hanno chiesto la riqualificazione dei fatti con il riconoscimento dell’attenuante della “minore gravità”, sostenendo che i ragazzi fossero “fragili” e non animati da particolare crudeltà.
A sostegno della tesi difensiva è stata prodotta una consulenza psichiatrica, dalla quale emerge che entrambi erano capaci di intendere e di volere, ma presentavano una marcata immaturità sul piano emotivo. Secondo i legali, proprio la dinamica di gruppo avrebbe avuto un ruolo determinante, rendendo i due adolescenti reciprocamente influenzabili.
Nel corso del processo con rito abbreviato è stata ascoltata anche la ragazza che quella sera si trovava nell’abitazione di corso Casale. La giovane, uscita dal procedimento dopo l’ammissione alla messa alla prova, ha descritto quanto accaduto come una serata in cui tutti erano particolarmente euforici, parlando di semplici “scherzi”.
Di tutt’altro avviso la Procura per i minorenni, che al termine della requisitoria ha chiesto una condanna a tre anni e otto mesi per entrambi gli imputati. Per l’accusa non esistono attenuanti: i due avrebbero costretto la vittima “a fare e a tollerare” una lunga serie di violenze, configurando i reati di violenza sessuale, violenza privata e sequestro di persona.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante la festa di Halloween il ragazzo sarebbe stato rinchiuso per almeno due ore nel bagno dell’abitazione di corso Casale. Qui sarebbe stato costretto a spogliarsi, rasato quasi completamente per umiliarlo e sottoposto a violenze e abusi, anche di natura sessuale, mentre veniva minacciato con un cacciavite. Tutto sarebbe stato ripreso con gli smartphone dei presenti.
La notte di soprusi sarebbe proseguita fino all’alba, quando il giovane sarebbe stato obbligato a immergersi, a torso nudo, nelle acque gelide del Po. Nei video sequestrati dagli investigatori si sentirebbero gli imputati ripetere alla vittima “Ti apriamo fra cinque minuti”, promessa che, secondo l’accusa, non venne mai mantenuta.
Una volta tornato a casa, il ragazzo ha raccontato tutto alla madre. Insieme si sono quindi rivolti ai carabinieri, facendo scattare l’indagine che ha portato al processo davanti al Tribunale per i minorenni.
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