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Maurizio Rosi ci porta ne L’ombra dell’editore

L’intervista con Maurizio Rosi

Gabriele Farina

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ALESSANDRIA – Ferdinando Boschi è un ex insegnante che vorrebbe pubblicare il suo libro sul Bucintoro dei Savoia e riceve due proposte da due editori. La prima è evidentemente una meza truffa, la qualità della seconda non la scoprirà mai perchè quando si presenta all’incontro con l’editore trova l’uomo morto, accasciato sull sua scrivania, ucciso.

Con L’ombra dell’editore, Neos Edizioni, Maurizio Rosi ci porta in un viaggio che accenna al difficile mondo dell’editoria per poi tuffarsi in un passato lontano nello spazio e nel tempo, fino alla dittatura argentina degli anni ’70. Un periodo drammatico, terribile e una ferita indelebile per chi l’ha vissuto in prima persona.

Il buon Boschi si trova inevitabilmente indagato per l’omicidio ma il capitano Accorsi allarga il campo lì dove serve e con l’aiuto proprio dello scrittore riuscirà a svelare un mistero, che appunto, ha radici lontane.

Il romanzo di Rosi è un bel giallo, scritto in maniera coinvolgente e capace di portarci nella sofferenza dell’animo dei protagonisti, vittime e carnefici del periodo più buioi del ‘900 sudamericano. Senza mai perdere il contatto con l’Italia di oggi e con Alessandria, dove la vicenda è ambientata.

L’intervista con Maurizio Rosi

Un giallo che lavora molto sulla psicologia dei personaggi. Come è nata questa storia?

Il romanzo è nato da uno spunto autobiografico. Il pensionato che ha scritto un libro (il romanzo di Ferdinando l’ho davvero scritto io, nella realtà) per alcuni versi sono io stesso, che ha visto materializzarsi l’interesse di NEOS a distanza di molti mesi dall’invio del manoscritto anche ad altri editori.

Dalla descrizione dei sentimenti che proverebbe un aspirante romanziere (l’amarezza per un rifiuto e la gioia per la lieta sorpresa) ho sviluppato, con la tecnica dello scrittore giardiniere, pagina dopo pagina il romanzo.

Chi è Ferdinando Boschi?

Nando, all’apparenza un tranquillo esponente della terza età, è invece una persona che ha saputo dare sfogo alle pulsioni del suo cuore. Ha accettato la sfida di insegnare la nostra lingua in Sud America, quella di dissociarsi da un regime con cui non era in sintonia, di tornare in Italia e di iniziare un rapporto matrimoniale pieno di amore, di mettersi alla prova come scrittore, di reagire alla violenza – del passato e del presente – in maniera insospettabile.

Con Boschi troviamo il capitano Accorsi. Che personaggio è l’uomo a cui spetta l’indagine?

Il capitano Accorsi svolge il proprio ufficio con serietà e rigore, ma è anch’egli persona di sentimenti (la fidanzata morta, i parenti, la nuova compagna). Intuisce l’innocenza di Nando, ma deve continuare a sondarlo per fare emergere la verità e arrivare al colpevole. Quando infine vi riesce l’attende un’amara sorpresa a cui deve piegarsi, cozzando invano contro il suo senso della Giustizia.

La storia si muove nel mondo dell’editoria, con due situazioni classiche ed antitetiche: un piccolo editore che lotta per sopravvivere e un grande editore che non rischia e chiede soldi. Che mondo è quello che racconti?

La descrizione del mondo dell’editoria, pur ridotta ai minimi termini, non sfugge dall’attuale realtà italiana. In passato era un grande libro a rendere popolare l’autore, oggi è un autore (o presunto tale) già assai noto a rendere popolare un libro. Di anticipi al manoscritto che sarà pubblicato si favoleggia nei romanzi del secolo scorso. Oggi lo scrittore deve – poco o tanto – contribuire alle spese se il suo non è un Grande Editore e talvolta anche se purtroppo lo è.

Il romanzo ci porta poi in un tempo e in un luogo lontano: in Argentina ai tempi della dittatura militare. Un periodo che è bene non dimenticare, anche perchè molte delle vicende legate a quel momento storico non sono mai state risolte…

La parte relativa al passato argentino che accomuna Boschi, Tegola e Novello mi sono limitato a evocarla. L’approfondimento che pure avrebbe meritato ho ritenuto sarebbe apparso indigesto a troppi lettori. Il mio non è un saggio. Però le date e i fatti principali ci sono tutti.

Accanto a Boschi troviamo la moglie, Emanuela, una figura silente ma importante. Ce la racconti?

Come Emanuela abbia conosciuto Nando non l’ho raccontato, ma il fatto che abbia lasciato il suo lavoro e la sua città per seguire il marito insegnante ad Alessandria ci dà un indizio del suo carattere dolce e pieno d’affetto (del tutto ricambiato). È la “grande donna” dietro a un “grande uomo” come si rivelerà alla fine Nando: lo supporta e lo coccola. L’avvenenza che ancora mostra si limita a farla sentire ancora giovane, senza crearle grilli per il capo. Ma non è proprio soltanto la dolce mogliettina dei sogni di molti.

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