Seguici su

CittadiniPoliticaSocietàTorino

Dina Alberizia liberata, a Torino racconta il mese di prigionia in Libia: “Un logoramento psicologico continuo”

L’incontro, voluto fortemente dalla vicepresidente del Consiglio Comunale, per ribadire l’urgenza di vicende come quella di Dina Alberizia

Chiara Scerba

Pubblicato

il

TORINO – Dina Alberizia, l’attivista e educatrice in pensione originaria dell’Astigiano, è stata ricevuta nella Sala Carpanini del Comune di Torino per ripercorrere i drammatici momenti della sua recente detenzione in territorio libico. L’incontro ha offerto l’occasione per fare luce sulle dinamiche del sequestro e per ribadire l’urgenza degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

La cooperante piemontese era stata fermata lo scorso maggio insieme ad altri attivisti della Global Sumud Flotilla, mentre tentavano di recapitare via terra generi di prima necessità alla popolazione civile di Gaza passando dal Nordafrica.

Il racconto del fermo a Sirte e i lunghi interrogatori

Dopo una prima fase di viaggio con partenza da Tripoli, le difficoltà per il convoglio sono iniziate al confine con la Libia orientale, area controllata dalle milizie del generale Haftar. Nonostante i tentativi di mediazione e di consegna del carico alla Mezzaluna Rossa, una delegazione di dieci attivisti è stata bloccata a un posto di blocco nei pressi di Sirte.

«Ci hanno fermati poco prima del checkpoint d’ingresso nella Libia est — ha spiegato Dina Alberizia —. Siamo stati perquisiti e trasferiti in una caserma a Sirte senza alcuna comunicazione ufficiale. Gli uomini hanno subìto interrogatori molto duri, anche se non vi sono state violenze fisiche. Non sapendo cosa stesse accadendo loro, noi donne abbiamo avviato uno sciopero della fame».

Dalla caserma di Sirte, il gruppo è stato poi trasferito in un centro di detenzione gestito dai servizi segreti a Bengasi, dove l’accesso agli avvocati è stato interdetto. Alberizia ha descritto le settimane di prigionia come un continuo “tira e molla psicologico”: gli attivisti sono stati più volte illusi di una imminente liberazione, portati in aeroporto o davanti ai giudici, per poi essere puntualmente ricondotti in cella. Una situazione sbloccatasi solo grazie alla diplomazia e all’intervento dell’Ambasciata italiana, che ha permesso il loro rientro in Italia.

L’appello delle istituzioni e delle associazioni

L’incontro a Palazzo Civico è stato anche il pretesto per allargare lo sguardo sul contesto mediorientale. All’iniziativa hanno preso parte la portavoce della Flotilla, Maria Elena Delia, e Giulia Minelli di Emergency, che ha descritto le condizioni estreme in cui si trova a operare il personale sanitario a Gaza, a causa della scarsità di acqua potabile e farmaci salvavita.

La vicepresidente del Consiglio comunale nonché promotrice dell’incontro, Ludovica Cioria, ha espresso piena solidarietà all’attivista piemontese, ricordando che «la solidarietà non è un reato» e lanciando un appello internazionale per la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya, il pediatra palestinese detenuto da oltre un anno e mezzo nelle carceri israeliane.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *