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Intitolata a Don Aldo Rabino la via d’accesso al Centro sportivo Robaldo di Mirafiori
Il sacerdote salesiano che per oltre quarant’anni è stato padre spirituale del Torino Calcio
TORINO – Da ieri il ricordo di don Aldo Rabino è inciso anche nella toponomastica di Torino. La via d’accesso al Centro sportivo “Robaldo”, nel quartiere Mirafiori, porta infatti il nome del sacerdote salesiano che per oltre quarant’anni è stato padre spirituale del Torino Calcio e punto di riferimento per migliaia di giovani, oltre che fondatore dell’associazione OASI, impegnata a sostegno delle popolazioni più fragili dell’America Latina.
La cerimonia di intitolazione si è svolta alla presenza del sindaco Stefano Lo Russo, della presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, del presidente della Circoscrizione 2 Luca Rolandi, dei nipoti di don Aldo, Luca Rabino e Aldo Frola, del dirigente del Torino FC Paolo Bellino e del presidente della Fondazione OASI Sebastiano Gamba.
Don Aldo Rabino, nato a Torino il 15 luglio 1939 e scomparso nel 2015, è stato una figura molto amata in città. Dal 1971 al 2015 ha accompagnato il Torino FC come padre spirituale, mentre con l’associazione OASI ha promosso numerosi progetti educativi e di solidarietà a favore dei bambini e delle comunità dell’America Latina. Pochi mesi dopo la sua morte gli venne conferita la cittadinanza onoraria di Torino, deliberata dal Consiglio comunale nel gennaio dello stesso anno e consegnata al fratello Piero durante una cerimonia in Sala Rossa.
Il ricordo di una vita dedicata agli altri
Nel corso della cerimonia, tutti gli interventi hanno tratteggiato il profilo di un uomo capace di mettere al centro le persone, con uno stile semplice e autentico.
I nipoti hanno ricordato la sua straordinaria capacità di unire mondi diversi, indirizzandoli verso un unico obiettivo: “fare bene del bene”. Un’espressione che sintetizza il suo modo di vivere il servizio agli altri.
Sebastiano Gamba, presidente della Fondazione OASI, ha sottolineato come l’eredità di don Aldo continui ancora oggi attraverso le attività della fondazione, definita un laboratorio educativo e formativo per bambini e ragazzi sia a Torino sia nelle missioni del Sud America. Ha ricordato anche una delle frasi più care al sacerdote: “Un uomo muore davvero quando se ne perde la memoria”.
Il legame con Torino e con il Toro
Particolarmente emozionato l’intervento di Paolo Bellino, dirigente del Torino FC, che ha raccontato il rapporto di amicizia tra il padre e don Aldo Rabino. Bellino ha inoltre evidenziato il significato simbolico dell’intitolazione, arrivata proprio nei giorni in cui viene completato il Centro sportivo Robaldo, destinato a diventare un punto di riferimento per il settore giovanile granata.
Anche Luca Rolandi, presidente della Circoscrizione 2, ha ricordato la disponibilità senza limiti del sacerdote, citando una frase che lo rappresentava perfettamente: “Come faccio a dire no a chi mi chiama”. Un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio erano il modo con cui don Aldo costruiva relazioni e lasciava un segno nelle persone.
Un costruttore di comunità
La presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo ha ripercorso il percorso istituzionale che ha portato all’intitolazione della via, sottolineando come la figura di don Aldo rappresenti ancora oggi un esempio di impegno per una società più inclusiva ed equa. La sua attenzione costante ai giovani, la lotta per la giustizia sociale, la vicinanza agli ultimi e la capacità di coinvolgere la comunità sono stati gli elementi che prima portarono al conferimento della cittadinanza onoraria e ora alla dedica della strada.
In chiusura, il sindaco Stefano Lo Russo ha voluto idealmente rivolgersi a don Aldo con un augurio di buon compleanno, ricordando che era nato il 15 luglio 1939. Secondo il primo cittadino, il sacerdote avrebbe apprezzato vedere tante persone riunite nel suo ricordo, persone la cui vita è stata profondamente segnata dal suo esempio. Un uomo che, attraverso piccoli gesti quotidiani, ha insegnato il valore dell’umanità, del servizio e della perseveranza: “Fare bene quello che ci viene chiesto di fare e non mollare mai, anche quando tutto congiura contro”.
Con l’intitolazione della via d’accesso al Centro sportivo Robaldo, Torino rende omaggio a una delle figure più significative della sua storia recente, affidando alle nuove generazioni il compito di custodirne la memoria e i valori.
Il ricordo di Stefano Lo Russo
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