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Alba tra i migliori Comuni d’Italia per gli appalti verdi: premiata da Legambiente

Tra i capoluoghi che hanno raggiunto il livello del 95% GPP figurano Ancona, Brescia, Cremona, Ravenna, Rimini e Padova.

Gabriele Farina

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ALBA – Il Comune di Alba entra tra le amministrazioni italiane più virtuose nell’applicazione degli acquisti pubblici sostenibili. La città langarola ha ricevuto da Legambiente e Fondazione Ecosistemi la menzione speciale “Miglior Comune 95% GPP“, un riconoscimento assegnato alle amministrazioni che si sono distinte nell’applicazione del Green Public Procurement (GPP) e dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) nelle procedure di appalto del 2025.

La premiazione si è svolta lo scorso 2 luglio a Roma, durante la XXXIII edizione di “Comuni Ricicloni“, appuntamento conclusivo dell’Ecoforum nazionale dell’economia circolare promosso da Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia. Insieme ad Alba sono state premiate anche Cremona e Ravenna, tre città che si sono distinte sia per l’attenzione agli appalti sostenibili sia per gli elevati risultati nella raccolta differenziata.

Il riconoscimento per gli acquisti pubblici sostenibili

La motivazione del premio sottolinea l’«ottimo risultato ottenuto nel monitoraggio dell’Osservatorio Appalti Verdi sull’applicazione del Green Public Procurement e dei Criteri Ambientali Minimi nelle procedure di acquisto di lavori, servizi e forniture negli appalti 2025».

Il Green Public Procurement rappresenta uno degli strumenti con cui le pubbliche amministrazioni possono orientare gli acquisti verso prodotti e servizi a minore impatto ambientale, contribuendo concretamente alla transizione ecologica attraverso l’utilizzo dei CAM, i criteri ambientali stabiliti dalla normativa nazionale.

Il sindaco: “Un traguardo che appartiene a tutta la comunità”

Il sindaco Alberto Gatto e l’assessore all’Ambiente Roberto Cavallo hanno espresso soddisfazione per il riconoscimento, evidenziando come il premio valorizzi il lavoro svolto dagli uffici comunali nell’integrare la sostenibilità ambientale nelle procedure di acquisto.

Secondo gli amministratori, essere tra i soli tre Comuni italiani premiati rappresenta un motivo di orgoglio e uno stimolo a proseguire lungo la strada di politiche che uniscono tutela dell’ambiente, qualità dei servizi, innovazione ed efficienza amministrativa.

Il quadro nazionale: cresce il Green Public Procurement, ma resta molta strada da fare

Il riconoscimento ad Alba arriva insieme alla pubblicazione del IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi, realizzato da Legambiente e Fondazione Ecosistemi, che fotografa lo stato del Green Public Procurement in Italia.

Nel 2025 hanno risposto all’indagine 531 Comuni, di cui 51 capoluoghi di provincia. L’indice medio nazionale di applicazione del GPP sale al 57%, due punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. Rimane però marcata la differenza tra i capoluoghi di provincia, che raggiungono una media del 77%, e gli altri Comuni, fermi al 55%.

Dal punto di vista geografico il Nord Italia si conferma l’area più avanzata nell’adozione degli acquisti verdi, seguito da Sud e Isole, mentre il Centro registra le performance più contenute.

Tra i capoluoghi che hanno raggiunto il livello del 95% GPP figurano Ancona, Brescia, Cremona, Ravenna, Rimini e Padova.

Restano criticità nell’applicazione dei criteri ambientali

Il rapporto evidenzia tuttavia anche le difficoltà ancora presenti. Nei Comuni non capoluogo i Criteri Ambientali Minimi non sono stati applicati nel 36,5% delle gare analizzate, nonostante il loro utilizzo sia previsto dalla legge. Nei capoluoghi la percentuale scende al 14%, ma complessivamente l’indagine registra ancora un’inadempienza in circa un appalto su tre.

Tra le principali criticità segnalate dalle amministrazioni figurano la necessità di maggiore formazione del personale e la complessità nella predisposizione dei bandi di gara. Un aspetto positivo riguarda invece la crescente diffusione della cultura del Green Public Procurement: il 98% dei capoluoghi e l’84% degli altri Comuni dichiara ormai di considerarlo uno strumento essenziale per rendere più sostenibili le politiche di acquisto della pubblica amministrazione.

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