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Allarme siccità in Val Pellice: i residenti firmano una petizione per l’accesso all’acquedotto pubblico

La mancanza di acqua, oltre a creare disagi nella quotidianità, rende i borghi della Valle estremamente vulnerabili in caso di incendi

Chiara Scerba

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VAL PELLICE – Le pesanti ondate di calore e la prolungata assenza di precipitazioni che stanno caratterizzando questa estate continuano a far sentire i propri effetti sulle vallate alpine del Torinese e nello specifico ad Angrogna, piccolo comune della Val Pellice, dove la preoccupazione per la carenza idrica è sfociata in mobilitazione popolare. Gli abitanti delle borgate storiche Buonanotte e Arvura, non ancora allacciati alla rete idrica comunale e dipendenti esclusivamente da sorgenti private, hanno depositato in Comune una petizione ufficiale per chiedere interventi urgenti e strutturali.

Il timore diffuso tra i residenti, che coinvolge sia le prime sia le seconde case della zona, riguarda il progressivo esaurimento delle vene d’acqua private. Il sindaco di Angrogna, Gino Giordan, ha cercato di rassicurare parzialmente gli animi confermando che, sebbene le fonti private inizino a scarseggiare, al momento non si registrano nuclei familiari completamente privi di fornitura, ma ha ammesso che il monitoraggio resta altissimo data la criticità della situazione climatica. Tra la popolazione, come forma di protesta e dissenso per i ritardi nei servizi essenziali, è emersa anche l’ipotesi di sospendere il pagamento dell’Imu.

Il tavolo con Smat

In risposta all’istanza presentata dai cittadini, l’amministrazione comunale ha prontamente aperto un tavolo di confronto tecnico con la Smat (Società Metropolitana Acque Torino). I primi sopralluoghi sul territorio sono già stati effettuati per individuare nuove sorgenti d’alta quota che possano essere inglobate e collegate all’acquedotto pubblico.

La soluzione al problema non sarà tuttavia immediata proprio perché il percorso burocratico e tecnico prevede un monitoraggio obbligatorio delle portate idriche della durata di almeno due anni, a cui dovranno seguire la fase di progettazione esecutiva e le necessarie autorizzazioni.

Il nodo della sicurezza

Oltre alle necessità idropotabili quotidiane, la petizione solleva  anche il problema dell’estrema vulnerabilità delle borgate in caso di incendi boschivi. In un periodo contrassegnato dal massimo allarme roghi su tutto il territorio regionale, la carenza d’acqua riduce drasticamente l’efficacia dei primi interventi di spegnimento.

Sul territorio di Angrogna sono presenti circa 15 manicotti antincendio funzionanti e alcune vasche di contenimento capaci di garantire una scorta di pochi metri cubi. Strutture che, come evidenziato dallo stesso primo cittadino, non sono state progettate per fronteggiare roghi di grandi proporzioni. In caso di emergenza, i Vigili del Fuoco e i volontari AIB sarebbero costretti a fare la spola per rifornire le autobotti presso i punti di carico di Luserna San Giovanni o di Prato Stella, nel vicino comune di Torre Pellice, allungando pericolosamente i tempi di contenimento delle fiamme.

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