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Caso Mario Roggero: dalla rapina di Grinzane Cavour alla condanna definitiva, tutta la vicenda spiegata

La ricostruzione dettagliata di tutta la vicenda che ha coinvolto Mario Roggero

Gabriele Farina

Pubblicato

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CUNEO –  Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo dopo la rapina subita nella sua attività il 28 aprile 2021, è uno dei più discussi degli ultimi anni in Italia. La vicenda ha acceso un intenso dibattito pubblico sul tema della legittima difesa, dividendo l’opinione pubblica tra chi considera Roggero una vittima costretta a difendersi e chi ritiene corretta la decisione della magistratura.

La sentenza definitiva della Corte di Cassazione, arrivata nel luglio 2026, ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione, rendendo irrevocabile un procedimento giudiziario durato oltre cinque anni. Ma cosa è successo realmente quel pomeriggio? Perché i giudici hanno escluso la legittima difesa? Quali conseguenze penali ed economiche dovrà affrontare il gioielliere? E quale ruolo hanno avuto i suoi precedenti e le numerose rapine subite negli anni?

Questa è la ricostruzione completa della vicenda.

Chi è Mario Roggero

Mario Roggero è un gioielliere di Grinzane Cavour, piccolo comune delle Langhe in provincia di Cuneo, dove da decenni gestisce una gioielleria insieme alla famiglia.

Prima del 2021 era conosciuto soprattutto come commerciante. Nel corso degli anni aveva però subito diversi episodi criminali, tra cui furti e rapine, circostanza che aveva contribuito ad alimentare un forte senso di insicurezza. Secondo quanto emerso nel processo, Roggero era particolarmente preoccupato per la possibilità di nuove aggressioni e aveva adottato misure di sicurezza all’interno del negozio, tra cui un sistema di videosorveglianza.

Dopo i fatti del 2021 il suo nome è diventato noto in tutta Italia. Da una parte è stato indicato da molti come simbolo di quei commercianti costretti a difendere il proprio lavoro; dall’altra il suo caso è diventato uno dei principali riferimenti giurisprudenziali sul tema dei limiti della legittima difesa.

Le rapine subite prima del 2021

L’assalto del 28 aprile 2021 non fu il primo episodio criminale vissuto da Roggero.

Negli anni precedenti la sua gioielleria era stata presa di mira più volte. In diverse occasioni aveva denunciato di essere stato vittima di furti e rapine, raccontando anche il clima di paura vissuto dalla famiglia.

Questi precedenti furono richiamati dalla difesa durante il processo per spiegare lo stato psicologico dell’imputato e il livello di tensione con cui affrontò la rapina del 2021.

I giudici, tuttavia, hanno ritenuto che tali circostanze, pur rappresentando un elemento del contesto personale dell’imputato, non fossero sufficienti a giustificare la reazione armata una volta cessato il pericolo immediato.

La rapina del 28 aprile 2021

Tutto accade nel pomeriggio del 28 aprile 2021.

Tre uomini entrano nella gioielleria di Grinzane Cavour fingendosi clienti. In pochi istanti estraggono un’arma (poi risultata giocattolo) e minacciano Mario Roggero e la moglie.

I rapinatori si fanno consegnare gioielli, orologi e denaro, raccogliendo il bottino in alcune borse.

Secondo quanto ricostruito durante il processo, la rapina dura pochi minuti. I tre uomini, dopo essersi impossessati della refurtiva, si dirigono verso l’uscita del negozio e iniziano la fuga.

È a questo punto che la vicenda assume contorni destinati a segnare l’intero procedimento giudiziario.

Gli spari fuori dalla gioielleria

Dopo che i rapinatori escono dal negozio, Mario Roggero impugna una pistola legalmente detenuta (ma a Roggero era stato ritirato il porto d’armi) e li insegue all’esterno.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza, analizzate in tutte le fasi del processo, mostrano il gioielliere uscire dal locale mentre i tre uomini stanno già cercando di allontanarsi.

Roggero esplode numerosi colpi.

Due dei rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, vengono raggiunti dai proiettili e muoiono.

Il terzo componente del gruppo, Alessandro Modica, rimane gravemente ferito ma riesce a sopravvivere.

L’intera sequenza dura pochi secondi ma diventerà il fulcro del processo.

Le immagini che hanno cambiato il processo

Le telecamere installate nella gioielleria hanno rappresentato la prova principale utilizzata dai giudici.

I video sono stati analizzati da consulenti, periti e magistrati in ogni grado di giudizio.

Secondo la ricostruzione accolta dai tribunali, le immagini mostrano che, nel momento in cui Roggero apre il fuoco, i tre rapinatori stanno ormai abbandonando il luogo della rapina.

Per la Corte non si tratta più di un’aggressione in corso all’interno del negozio, ma della fase successiva alla fuga.

Questo elemento diventerà decisivo nella valutazione della legittima difesa.

Perché la legittima difesa è stata esclusa

È questo il punto centrale dell’intera vicenda.

La difesa di Roggero ha sostenuto che il gioielliere fosse ancora in una situazione di grave pericolo e che la sua reazione fosse determinata dalla paura e dall’impossibilità di valutare lucidamente quanto stesse accadendo.

I giudici hanno invece ricostruito una dinamica diversa.

Secondo le sentenze di primo grado, d’appello e, infine, della Corte di Cassazione, quando vengono esplosi i colpi l’aggressione si è ormai conclusa.

I rapinatori sono in fuga.

Non stanno più minacciando Roggero né la moglie.

Non stanno più tentando di entrare nel negozio.

Per questo motivo, secondo i magistrati, viene meno uno dei presupposti fondamentali previsti dall’articolo 52 del Codice penale: l’esistenza di un pericolo attuale.

Le sentenze sottolineano inoltre che il gioielliere non spara dall’interno del negozio durante l’assalto, ma decide di uscire e inseguire i rapinatori all’esterno.

Secondo la ricostruzione accolta dalla magistratura, in quel momento l’obiettivo dell’azione non è più quello di difendersi dall’aggressione, bensì quello di colpire chi sta fuggendo.

È questa valutazione giuridica, più ancora del numero di colpi esplosi o delle modalità dell’inseguimento, ad aver determinato l’esclusione della causa di giustificazione della legittima difesa.

Un caso che ha diviso l’Italia

La vicenda di Mario Roggero è rapidamente uscita dalle aule di tribunale.

Associazioni di categoria, esponenti politici, giuristi e semplici cittadini si sono schierati su fronti opposti.

Molti hanno sostenuto che un commerciante, dopo aver subito l’ennesima rapina armata, non potesse essere giudicato con il distacco di chi non ha vissuto una situazione di estremo pericolo.

Altri hanno invece ricordato che il diritto penale distingue nettamente tra la difesa da un’aggressione in atto e la reazione nei confronti di chi è ormai in fuga, sottolineando che la tutela della vita umana rimane un principio fondamentale dell’ordinamento.

Il processo, proprio per questa contrapposizione, è diventato uno dei più seguiti degli ultimi anni e ha alimentato un nuovo confronto politico sulla disciplina della legittima difesa.

Il processo a Mario Roggero: dalle indagini alla condanna definitiva

Sin dalle prime ore successive ai fatti del 28 aprile 2021, la Procura della Repubblica di Asti avviò un’indagine per ricostruire con precisione quanto accaduto all’interno e all’esterno della gioielleria di Grinzane Cavour.

In un primo momento l’attenzione degli investigatori si concentrò sull’analisi delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza e sulle perizie balistiche. Furono inoltre raccolte le testimonianze dei presenti e degli investigatori intervenuti sul posto.

Fin dall’inizio emerse un punto destinato a diventare centrale nell’intero procedimento: stabilire se gli spari esplosi da Mario Roggero fossero ancora riconducibili alla legittima difesa oppure costituissero una reazione successiva alla fine dell’aggressione.

Le accuse formulate dalla Procura

Terminata la fase delle indagini preliminari, la Procura contestò al gioielliere reati gravissimi.

Per l’uccisione di Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli venne contestato il duplice omicidio volontario, mentre per il ferimento di Alessandro Modica fu contestato il tentato omicidio.

Secondo l’accusa, la rapina era ormai terminata quando Roggero decise di uscire dal negozio con la propria pistola e aprire il fuoco contro i tre uomini in fuga.

La Procura sostenne che il commerciante non stesse più reagendo a un’aggressione attuale ma che avesse deliberatamente inseguito i rapinatori sparando numerosi colpi.

La difesa, al contrario, parlò fin dall’inizio di una reazione istintiva, maturata in pochissimi secondi sotto l’effetto dello stress provocato da una violenta rapina a mano armata.

Il processo di primo grado

Il dibattimento davanti alla Corte d’Assise di Asti fu lungo e complesso.

Nel corso delle udienze vennero ascoltati investigatori, consulenti balistici, medici legali, tecnici che avevano analizzato i filmati e numerosi testimoni.

Una parte rilevante del processo fu dedicata proprio alla ricostruzione della sequenza temporale degli spari.

Le immagini delle telecamere permisero infatti ai giudici di seguire quasi secondo per secondo quanto avvenne davanti alla gioielleria.

Secondo la ricostruzione accolta dalla Corte, i rapinatori avevano ormai lasciato il negozio e stavano cercando di allontanarsi quando Roggero uscì armato iniziando a sparare.

Nel dicembre 2023 arrivò la sentenza di primo grado.

La Corte d’Assise riconobbe Mario Roggero colpevole di duplice omicidio volontario e tentato omicidio, condannandolo a 17 anni di reclusione.

Vennero inoltre riconosciute le responsabilità civili nei confronti dei familiari delle vittime e del rapinatore sopravvissuto.

Il ricorso in Appello

La difesa impugnò integralmente la sentenza.

Gli avvocati sostennero che il primo grado non avesse adeguatamente considerato il fortissimo stato emotivo vissuto dal gioielliere durante la rapina.

Secondo la difesa, Roggero aveva agito in una situazione caratterizzata da paura, concitazione e percezione di un pericolo ancora in corso.

Fu inoltre ribadito come il commerciante fosse già stato vittima di numerosi episodi criminosi negli anni precedenti e vivesse da tempo in una condizione di costante apprensione.

Anche la Procura Generale intervenne nel giudizio di secondo grado, chiedendo la conferma dell’impianto accusatorio.

La sentenza della Corte d’Appello

Nel luglio 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Torino confermò sostanzialmente la responsabilità penale del gioielliere, rideterminando però la pena in 14 anni e 9 mesi di reclusione.

La riduzione derivò da una diversa valutazione di alcuni aspetti giuridici e dal riconoscimento di circostanze attenuanti, senza tuttavia modificare il giudizio sulla responsabilità dell’imputato.

La Corte ribadì un principio destinato a diventare il cuore dell’intera vicenda giudiziaria.

Secondo i giudici:

  • la rapina era ormai terminata;
  • i rapinatori si stavano allontanando;
  • il pericolo immediato per Roggero e la moglie era cessato;
  • l’uscita dal negozio e l’inseguimento rappresentavano una nuova fase dell’azione.

Di conseguenza, non risultavano integrati i requisiti previsti dall’articolo 52 del Codice penale per poter riconoscere la legittima difesa.

Il ricorso in Cassazione

Dopo la sentenza d’Appello, la difesa si rivolse alla Corte di Cassazione chiedendo l’annullamento della condanna.

Tra i principali motivi del ricorso figuravano:

  • l’errata applicazione della disciplina sulla legittima difesa;
  • la valutazione dello stato psicologico dell’imputato;
  • la ricostruzione della dinamica degli spari;
  • l’utilizzo delle prove video.

La Suprema Corte, dopo aver esaminato gli atti, ha però respinto il ricorso, rendendo definitiva la condanna pronunciata in Appello.

Con questa decisione è diventata irrevocabile la pena di 14 anni e 9 mesi.

Perché la Cassazione ha confermato la condanna

La Corte di Cassazione non ha ricostruito nuovamente i fatti, ma ha verificato la correttezza giuridica della sentenza d’Appello.

Secondo i giudici di legittimità, la motivazione della Corte torinese risultava coerente, logica e adeguatamente fondata sulle prove raccolte durante il processo.

La Cassazione ha quindi ritenuto corretta la conclusione secondo cui la reazione armata non fosse più riconducibile alla legittima difesa, essendo cessato il pericolo attuale.

La decisione ha così chiuso definitivamente il procedimento penale.

Il precedente penale del 2005

Uno degli aspetti più discussi durante il processo riguarda un episodio avvenuto oltre quindici anni prima dei fatti di Grinzane Cavour.

Nel 2005 Mario Roggero si rese protagonista di una vicenda che coinvolse l’allora fidanzato della figlia.

Secondo quanto emerso dagli atti processuali e ricostruito nel corso del dibattimento, il gioielliere raggiunse l’abitazione del giovane, dove erano presenti anche i suoi genitori, armato di pistola.

L’episodio si concluse con un patteggiamento a due mesi di reclusione per reati collegati alle minacce e al porto dell’arma.

Durante il processo per il duplice omicidio, la Procura richiamò quel precedente per sostenere che Roggero avesse già mostrato in passato una particolare inclinazione a ricorrere alle armi in situazioni conflittuali.

La difesa contestò questa lettura, evidenziando come si trattasse di un episodio isolato, molto risalente nel tempo e privo di collegamenti con la rapina del 2021.

I giudici hanno menzionato il precedente nella ricostruzione complessiva della personalità dell’imputato, ma la responsabilità per i fatti di Grinzane Cavour è stata fondata principalmente sulla dinamica della sparatoria documentata dalle telecamere e sulle prove raccolte nel corso del processo.

I risarcimenti alle parti civili

Accanto alla condanna penale, Mario Roggero dovrà affrontare anche le conseguenze economiche della sentenza.

Le Corti hanno riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni in favore dei familiari dei due rapinatori uccisi e del rapinatore sopravvissuto.

Nel corso del procedimento sono state disposte provvisionali immediatamente esecutive per un importo complessivo di circa 780 mila euro, mentre la quantificazione definitiva del danno dovrà essere completata in sede civile.

Le richieste economiche avanzate dalle parti civili superano complessivamente i tre milioni di euro, anche se sarà il giudice civile a determinare l’ammontare effettivamente dovuto sulla base delle singole posizioni.

Per garantire il soddisfacimento dei crediti riconosciuti, nel corso degli anni sono stati inoltre avviati procedimenti di pignoramento e di tutela del patrimonio del gioielliere.

Le reazioni alla condanna: un Paese diviso

Fin dal giorno della rapina, il caso di Mario Roggero ha suscitato un acceso dibattito che è andato ben oltre le aule di tribunale. Da una parte si sono schierati commercianti, associazioni di categoria e numerosi cittadini, convinti che il gioielliere abbia reagito dopo anni di paura e di rapine subite. Dall’altra, giuristi e magistrati hanno ricordato che il diritto penale distingue tra la difesa da un’aggressione in atto e una reazione nei confronti di persone ormai in fuga.

Nel corso degli anni sono state organizzate manifestazioni di solidarietà davanti alla gioielleria, raccolte fondi per sostenere le spese legali e iniziative promosse da associazioni di commercianti. Diversi esponenti politici hanno visitato Roggero o espresso pubblicamente vicinanza alla sua famiglia, sostenendo che la normativa sulla legittima difesa dovrebbe offrire maggiori tutele a chi subisce una rapina.

Dopo la sentenza definitiva della Cassazione, il dibattito si è riacceso. Alcuni partiti hanno rilanciato la proposta di modificare nuovamente la disciplina della legittima difesa, mentre altri hanno sottolineato come la decisione della Suprema Corte confermi un principio consolidato: il diritto di difendersi esiste, ma incontra limiti precisi quando il pericolo non è più attuale.

La richiesta di grazia

All’indomani della decisione della Cassazione, diversi sostenitori del gioielliere hanno lanciato l’idea di chiedere la grazia al Presidente della Repubblica. A questi si sono associate personalità politiche come Matteo Salvini, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il Ministro Nordio, che ha avviato le procedure.

La grazia è un provvedimento individuale previsto dall’articolo 87 della Costituzione e può estinguere, in tutto o in parte, la pena inflitta con sentenza definitiva. Non cancella però la condanna né modifica l’accertamento della responsabilità penale.

Perché possa essere concessa è necessario seguire uno specifico iter amministrativo che coinvolge il Ministero della Giustizia e il Quirinale. Si tratta di uno strumento eccezionale, utilizzato in casi molto limitati e valutato sulla base di molteplici elementi, tra cui il comportamento del condannato e particolari ragioni umanitarie o di interesse pubblico.

Al momento della conferma definitiva della condanna, l’eventuale richiesta di grazia rappresentava quindi un’ipotesi avanzata nel dibattito pubblico, non un procedimento già definito.

Cosa succede ora a Mario Roggero

Con il rigetto del ricorso da parte della Corte di Cassazione, la sentenza è diventata irrevocabile.

Ciò significa che:

  • la condanna a 14 anni e 9 mesi è definitiva;
  • si apre la fase esecutiva della pena;
  • restano efficaci le statuizioni civili contenute nella sentenza;
  • proseguono le procedure relative al risarcimento dei danni e all’eventuale recupero delle somme dovute.

Come avviene in tutti i procedimenti penali, l’esecuzione della pena seguirà le regole previste dall’ordinamento penitenziario e sarà valutata dagli organi competenti.

Una sentenza destinata a fare giurisprudenza

Il procedimento Roggero è destinato a rimanere uno dei casi più citati quando si parla di legittima difesa.

Le sentenze di primo grado, Appello e Cassazione hanno infatti ribadito un principio già presente nella giurisprudenza italiana: la legittima difesa richiede che il pericolo sia attuale e che la reazione sia necessaria per respingere l’aggressione.

Secondo i giudici, quando l’aggressione è cessata e gli autori stanno fuggendo, la reazione armata non può più essere giustificata sulla base dell’articolo 52 del Codice penale.

È proprio questa valutazione, più che ogni altro elemento della vicenda, ad aver determinato la condanna definitiva del gioielliere.


Cronologia completa del caso Mario Roggero

2005

Mario Roggero patteggia una pena di due mesi per una vicenda legata all’ex fidanzato della figlia. Il precedente emergerà molti anni dopo durante il processo per la sparatoria di Grinzane Cavour.

Anni precedenti al 2021

La gioielleria subisce furti e rapine. Roggero denuncia più volte il clima di insicurezza vissuto dalla famiglia.

28 aprile 2021

Tre uomini armati rapinano la gioielleria di Grinzane Cavour.

Terminata la rapina, Roggero esce dal negozio e spara contro i rapinatori in fuga.

Muoiono Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli.

Alessandro Modica rimane gravemente ferito.

2021-2022

Partono le indagini della Procura di Asti.

Le telecamere di videosorveglianza diventano la prova principale del procedimento.

Dicembre 2023

La Corte d’Assise di Asti condanna Roggero a 17 anni di reclusione per duplice omicidio volontario e tentato omicidio.

Luglio 2025

La Corte d’Assise d’Appello di Torino conferma la responsabilità penale ma riduce la pena a 14 anni e 9 mesi.

Luglio 2026

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa.

La condanna diventa definitiva.


Le domande più cercate sul caso Mario Roggero

Perché Mario Roggero è stato condannato?

Perché i giudici hanno ritenuto che gli spari siano stati esplosi quando la rapina era ormai terminata e i rapinatori erano in fuga. Di conseguenza non è stata riconosciuta la legittima difesa.

Quanti anni di carcere dovrà scontare?

La condanna definitiva è pari a 14 anni e 9 mesi di reclusione.

Perché non è stata riconosciuta la legittima difesa?

Secondo tutte le sentenze, il pericolo attuale era cessato. L’aggressione si era conclusa e la reazione armata è stata ritenuta successiva alla fuga dei rapinatori.

Mario Roggero aveva precedenti penali?

Sì. Nel 2005 patteggiò una pena di due mesi in una vicenda riguardante l’ex fidanzato della figlia. Il precedente è stato richiamato durante il processo ma non costituisce il fondamento della condanna per i fatti del 2021.

Quanto dovrà risarcire?

Le sentenze hanno riconosciuto il diritto al risarcimento delle parti civili e disposto provvisionali immediatamente esecutive. La quantificazione definitiva di una parte dei danni è demandata al giudice civile.

È possibile una grazia?

L’ordinamento italiano prevede la possibilità di richiedere la grazia al Presidente della Repubblica, ma si tratta di un provvedimento eccezionale, con presupposti e procedura specifici. Un’eventuale grazia non cancellerebbe la condanna, ma inciderebbe soltanto sull’esecuzione della pena.

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