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Inchiesta Prisma, la svolta della Corte UE: perché la sentenza Juventus cambia per sempre lo sport
La battaglia legale vinta dagli ex dirigenti bianconeri va ben oltre le vicende di casa Juventus: segna la fine dell’autosufficienza del diritto sportivo
TORINO – Il confine tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria è stato ufficialmente abbattuto. Con una pronuncia destinata a fare epoca, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è espressa sul ricorso legato all’Inchiesta Prisma e alle plusvalenze della Juventus, fissando un principio giuridico rivoluzionario: qualsiasi sanzione sportiva che limiti le libertà garantite dal diritto UE deve poter essere giudicata (ed eventualmente annullata) da un giudice ordinario.
Si tratta di un vero e proprio terremoto normativo che riscrive da zero i rapporti di forza tra gli organi disciplinari dello sport e i tribunali degli Stati membri.
La vicenda: dal caso plusvalenze alla corte europea
La questione trae origine dal procedimento disciplinare avviato nel 2022 dalla Procura Federale della FIGC nei confronti della Juventus e dei suoi vertici per il presunto sistema delle “plusvalenze fittizie”. In quella sede, l’ex presidente Andrea Agnelli e l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene vennero sanzionati con l’inibizione dallo svolgimento di attività in ambito FIGC, un provvedimento poi esteso dalla FIFA a livello globale e confermato dai vari gradi della giustizia sportiva italiana.
I dirigenti coinvolti, tuttavia, hanno portato la battaglia penale e amministrativa oltre i confini del campo da gioco. È stato il tribunale amministrativo italiano a rinviare la questione alla Corte UE per chiarire se un simile divieto professionale fosse compatibile con i principi fondamentali dell’Unione.
La risposta dei giudici di Lussemburgo è stata chiara: un divieto professionale extended a livello europeo o globale è ammissibile solo se rispetta precisi criteri di legittimità e proporzionalità, ma soprattutto deve essere sottoposto al vaglio di un giudice ordinario che abbia il pieno potere di:
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Sospendere la sanzione in via cautelare;
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Annullare definitivamente il provvedimento.
Addio all’autonomia sportiva: cosa cambia da oggi
Fino a questo momento, la giustizia sportiva ha viaggiato su un binario quasi del tutto autonomo. Un tesserato o un club poteva rivolgersi al giudice ordinario (come il TAR del Lazio) quasi esclusivamente per ottenere un risarcimento economico, senza potersi veder annullata la sanzione sul piano pratico o di classifica.
Con questa sentenza la musica cambia. Da oggi in poi:
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Pieno controllo giurisdizionale: Qualsiasi tesserato potrà impugnare una sanzione sportiva davanti alla giustizia ordinaria per chiederne la sospensione o l’annullamento immediato.
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Decisione in istanza unica: Il giudice ordinario deciderà in un’unica fase, superando il classico doppio grado di giudizio per garantire immediatezza.
Effetti collaterali: i rischi di un “cortocircuito” nello sport
Se da un lato la decisione tutela i diritti fondamentali dei lavoratori e dei professionisti dello sport secondo i principi dell’Unione Europea, dall’altro apre scenari del tutto inediti e complessi da gestire.
1. Il fattore tempo
Uno dei pilastri della giustizia sportiva è la tempestività: i campionati e le competizioni necessitano di verdetto rapidi per garantire la regolarità delle stagioni. L’ingresso prepotente dei tribunali ordinari rischia di allungare a dismisura i tempi di risoluzione delle controversie.
2. Il conflitto tra poteri
Si preannuncia un inevitabile “cortocircuito” tra la giustizia endo-federale (FIGC, UEFA, FIFA) e i tribunali statali. Il rischio concreto è quello di assistere a campionati congelati o classifiche riscritte mesi dopo il termine delle gare in attesa delle decisioni della magistratura ordinaria.
La battaglia legale vinta dagli ex dirigenti bianconeri va ben oltre le vicende di casa Juventus: segna la fine dell’autosufficienza del diritto sportivo ed entra di diritto nella storia delle grandi sentenze europee.
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