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Mataria ‘d Langa 2026: E’ qui la festa?
In un’epoca in cui tutto quello che ci circonda sembra essere brutto, Mataria è qualcosa di bello
RODDINO – Mataria ‘d Langa è più di un festival, è una comunità che si riunisce e si allarga per fare festa a suon di musica ed eventi, ma soprattutto di fratellanza, di rispetto e di sorrisi.
In un’epoca in cui tutto quello che ci circonda sembra essere brutto, Mataria è qualcosa di bello. Lo è il luogo, lo è il clima, lo è il cibo ma in modo particolare l’ospitalità e l’amore dei volontari che si impegnano per settimane e mesi prima dell’evento per fare in modo che tutto funzioni. A partire dal Sindaco, Marco Andriano, vero deus ex machina ed instancabile lavoratore del festival, con a fianco la Pro Loco di Roddino, una macchina che supera i 100 volontari per un paese di 400 abitanti.
E’ iniziato tutto venerdì, sul palco Paolo Bonfanti con il suo mix irresistibile di blues e rock e subito dopo con l’arrivo di Eugenio FInardi, un gran bel pezzo della storia della musica italiana, affiancato da Giuvazza (al secolo Giovanni Maggiore) che ha il merito di averlo riportato in pista e consentirci di poter ascoltare i suoi grandi classici oltre ai suoi nuovi brani. Musicista ma anche grande affabulatore, tra racconti di vita e grandi successi, il tempo non scorre e si ferma, fino a Musica Ribelle che ti vibra nelle ossa e che ti entra nella pelle.
Ma è solo l’inizio perché è il sabato di Mataria in cui tutto prende fuoco. Ad accendere le polveri La Rosa Tatuata che con il ritorno di Paolo Bonfanti fanno capire che ci sarà poco da stare fermi. E lo ribadisce Ginevra di Marco che con i suoi compagni di palco (Francesco Magnelli, Andrea Gozzi & Co) porta il pubblico di Mataria, dalla nostalgia di “Todo Cambia” con cui apre Il concerto fino a “La Leggera”, capace di coinvolgere grazie al suo ritmo irresistibile, fino al finale con la meravigliosa “Amandoti”, in cui il pubblico invitato a cantare ha reso più speciale il momento. Sul finale di questa intensa esecuzione un lungo applauso e le parole del Sindaco Marco Andriano che ha invitato apertamente Ginevra a tornare.
L’intensità non cambia, ma l’energia sì, perché sul palco salgono i Gang, ormai pilastri della festa che ogni anno si ripete. I Fratelli Severini (Marino e Sandro) ed i loro compagni di battaglia hanno, come sempre, trasformato la piazza in un grande coro collettivo.
Ci sono i loro brani più rappresentativi del proprio repertorio, “Bandito senza tempo”, “Kowalsky”, “Giorni”, fino a momenti più riflessivi sul filo della memoria come “La pianura dei sette fratelli” e “Marenostro“, con Marino sempre pronto a raccontare e a ricordare l’importanza della Resistenza, dei diritti e della solidarietà.
Ma ci vuole poco per riaccendere l’entusiasmo con “Comandante” dove tutto il pubblico ha accompagnato la band cantando all’unisono, fino all’immancabile “La lotta continua”.
Sul palco per il finale anche Andrea Pavan, che ha accompagnato Marino su “Fino alla fine” e “Paz” e Andrea Scarso aka Caterino Riccardi, con la sua celebre washboard, oltre a Paolo Bonfanti e Giorgio Ravera della Rosa Tatuata, per una coinvolgente versione di un pezzo immortale come “I fought the law”. Questa serata ha confermato lo spirito di Mataria d’Langa, che va oltre l’esibizione musicale ma costruisce un legame vero tra artisti e pubblico, grazie ai forti valori condivisi.
Sembra finita, il sabato sera è così, ma la domenica si riaccende tutto, si parte rilassati, ma sul palco c’è già una grande rivelazione musicale di quest’anno i Santamarea, una band formata da quattro ventenni provenienti da Carini, in provincia di Palermo. Il quartetto è composto da tre fratelli — Stella, Francesco e Michele Gelardi — e dalla bassista Noemi Orlando. Stella , voce del gruppo e autrice dei testi, spande dal palco la sua aura magnetica, bellezza ed una voce strepitosa. Il loro fortunato album d’esordio “Anime Storte”, con i successi “Zanzare”, “Tornado” e “Anime storte” gli ha aperto le porte dei primi concerti e del fortunato tour di quest’anno. Vincitori dell’edizione 2023 di Musicultura, nelle nomination alle Targhe Tenco nella categoria “Miglior Opera Prima”, la band è stata capace di attirare l’attenzione di colossi mediatici quali Radio Capital e Corriere della Sera. Nelle undici tracce di “Anime storte”, riescono nell’impresa di risultare di facile ascolto ma rifuggendo le banalità, di essere profondi senza mai apparire ostici, forti di quella profondità e intensità tipica della loro terra. In bilico tra pop e cantautorato, ma di grande qualità, riescono a non essere mai scontati e ad emozionare sempre. Ne sentiremo ancora presto parlare.
Appena finito di immergerci nei suoni dei Santamarea che veniamo letteralmente spettinati dall’esibizione successiva, ovvero SI! BOOM! VOILÀ!, un progetto concretizzatosi nel 2025 dall’incontro di cinque musicisti di grande esperienza. Roberta Sammarelli al basso, Davide Lasala e Giulio “Ragno” Favero alle chitarre, Giulia Formica alla batteria e Michelangelo Mercuri, in arte N.A.I.P., alla voce.
Una superband, non ci sono altri modi per definirla. Roberta Sammarelli storica bassista dei Verdena, figura di culto e amatissima nel circuito del rock alternativo italiano. Recentemente in tour con Francesco Motta e ha partecipato a progetti di sonorizzazione cinematografica. Davide Lasala, produttore e chitarrista, ha fondato l’Edac Studio, dove hanno registrato artisti di fama internazionale, quali Gorillaz, Fatoumata Diawara e Nic Cester. Giulio “Ragno” Favero, produttore di grande importanza, stimato polistrumentista e sound designer, è stato nel tempo colonna portante de Il Teatro degli Orrori e dei One Dimensional Man. Giulia Formica, istrionica batterista, ha collaborato con Baustelle, Chiello, Colombre e Selton. E poi c’è lui, Michelangelo Mercuri, in arte N.A.I.P., acronimo di “Nessun Artista In Particolare”, è un performer in grado di fondere voce, elettronica e agitazione sul palco in una miscela esplosiva. Insieme, i cinque artisti danno vita a un collettivo noise-punk, in cui musica, istinto e performance si fondono per quella che è una vera esperienza, anche fotograficamente parlando.
Dal singolo “Pinocchio” a pezzi come “Gogna ragazzo gogna”, “Un pezzo degli Swans”, “Dio, come ti odio” e via via gli altri pezzi del loro album d’esordio, si costruisce uno show completamente in antitesi a quello precedente. Ma anche questo è Mataria ‘d Langa, a conferma che a Roddino le canzoni non sono soltanto eseguite, ma vengono vissute insieme, diventando un’esperienza condivisa, con un pubblico o meglio una comunità che continua a ritrovarsi ogni estate in questo piccolo paesino, una sorta di isola felice che abbraccia la tradizione e la passione, che unisce una vera comunità attraverso la musica e la festa. “Mataria ‘d Langa” è pura gioia. Ci vediamo a Mataria 2027.
Foto e Report Paolo Pavan/QP
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