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“Effetto Crans-Montana”: chiude il club underground torinese Ziggy

Le verifiche fatte dal titolare hanno rivelato per le attività svolte nel locale una capienza massima di 35 persone, giudicata troppo bassa per continuare

Marco Lovisolo

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Lo Ziggy nell'immagine di copertina del profilo Facebook - foto di Marco Roasio

TORINO – «Con una tristezza infinita, sono costretto a comunicare che la favola più bella della mia vita si conclude qui. Ziggy Club chiude. Le sue porte non riapriranno più». Inizia così il suo post sui social Giulio Forsi, fondatore dello Ziggy Club a Torino, in via Madama Cristina. Un locale molto conosciuto in città, in cui si tenevano eventi e musica dal vivo. La chiusura annunciata nei giorni scorsi: non sembrano esserci al momento prospettive di immediata riapertura (anche se qualcuno proponeva al direttivo un crowdfunding).

Dietro la decisione, il rafforzamento delle misure di sicurezza nei locali e l’aumento dei controlli a causa dell’”effetto Crans-Montana”. «Siamo sopravvissuti al Covid e anche alle grandinate che hanno distrutto il Club due anni fa. Ma questa volta non ce la facciamo. I tragici eventi di Crans Montana del gennaio scorso hanno generato una serie di controlli sulla sicurezza nei locali. Data la nostra natura ibrida di Circolo, per tutelare noi e i nostri soci abbiamo interpellato dei professionisti per capire quale fosse la reale capienza del nostro spazio. La sentenza è impietosa e giunge come una condanna a morte. Ospitassimo gare di briscola o tornei di freccette, la nostra capienza sarebbe di 99 persone, ma ospitando concerti ed eventi siamo equiparati al pubblico spettacolo e la nostra reale capienza è fissata in termini di legge a 35 persone.

Abbiamo provato fino all’ultimo a capire se effettuando lavori di miglioria tale capienza potesse essere aumentata, ma la realtà è che anche a fronte di forti investimenti, per la natura strutturale dello spazio non potremmo comunque superare le 70 persone».

Non c’è margine per compromessi. Il club si apprestava a compiere dieci anni dall’apertura nel 2027, e aveva già una programmazione a tappo stilata fino al febbraio del prossimo anno. Forsi parla anche di dissapori nati nel direttivo: «Il nostro direttivo è stremato e sconfortato, e purtroppo come spesso accade nei momenti più difficili sono nati anche dei dissapori, legati alla legittima esigenza di sopravvivenza personale dei singoli.

Anche per questo motivo non siamo riusciti riusciti a trovare un’immediata soluzione per trasferire le attività del Club in un altro spazio, né a progettare per averne uno nuovo».

Nonostante sia stata già data disdetta alla proprietà dell’immobile, da parte di Forsi e del direttivo c’è la volontà di pensare a qualcosa di nuovo, per non perdere quanto costruito negli anni: «Non vogliamo buttare via il nostro percorso. L’associazione Ziggy APS continuerà ad esistere, raccogliendo i pezzi di questa gigante esperienza, sperando di riuscire a trasformarla al più presto in qualcosa di nuovo».

Il fondatore ha anche ringraziato i molti avventori che in questi anni hanno affollato Lo Ziggy Club.​

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