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In questo Paese per potermi drogare sono costretto ad andare a rubare

A Torino l’emergenza crack è estremamente pressante

Gabriele Farina

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TORINO – Nella serata di apertura della Festa dell’Unità a Parco Ruffini, a Torino, mentre sul palco centrale c’era Del Rio, nel palco Carpanini si è svolto un incontro sulle periferie. Al tavolo c’erano Cristina Peddis, Presidente Fondazione Contrada, Luca Rolandi, Presidente Circoscrizione 2 Città di Torino, Simone Tosto, Consigliere PD Città di Torino, Erika Mattarella, Direttrice Bagni pubblici Via Agliè, Roberto Arnaudo, Direttore Agenzia sviluppo San Salvario, moderati da Daniela Todarello, segreteria PD Piemonte.

Si è parlato di periferie e dei problemi che le caratterizzano, dalla disuguaglianza sociale, alle dipendenze, alla sicurezza, alla questione sempre più pressante della mancanza di case.

Il dibattito è stato a tratti interessante ma non è mia intenzione in questa sede approfondirne i temi, che meritano ben altro spazio. Volevo invece concentrarmi su due piccoli aneddoti raccontati durante la serata, che aiutano a capire meglio una parte dei problemi.

L’emergenza crack a Torino

A Torino (e non solo a Torino) stiamo vivendo una grave emergenza legata alle dipendenze. “Il problema del crack – ha detto Roberto Arnaudo – è a livelli dell’emergenza eroina negli anni ’80.”

Un aneddoto raccontato dal consigliere comunale Simone Tosto, aiuta a capire la situazione.

Tosto ha raccontato che nel tornare a casa una sera è stato fermato da un ragazzo, tossicodipendente, che, in buone maniere, gli ha chiesto di comprargli qualcosa da mangiare. “Non voglio soldi, ho fame.”

Tosto lo ha prontamente accompagnato in un minimarket, il giovane ha preso una confezione di tonno da quattro lattine ed un succo di frutta. Tosto ha pagato, il giovane lo ha ringraziato e i due si sono salutati.

Qui però arriva la sorpresa.

Tosto arriva alla macchina, mette in moto, poi ripassa davanti al minimarket e vede il giovane che consegna al venditore la merce appena comprata e riceve in cambio i soldi appena spesi (che gli serviranno per acquistare il crack). Evidentemente tra i due c’era un accordo. La necessità aguzza l’ingegno.

In questo Paese per potermi drogare sono costretto ad andare a rubare

Altrettanto significativo è un secondo aneddoto, raccontato poco dopo da Roberto Arnaudo, che gestisce la Casa del Quartiere di San Salvario. Qui viene invece fuori una mancanza, o quanto meno un suggerimento.

Arnaudo racconta di aver incontrato, proprio fuori dalla Casa del Quartiere di San Salvario, un giovane tossicodipente, un ragazzo che conosce perchè staziona sempre in zona. Lo ha visto particolarmente agitato ed è andato a salutarlo.

Il giovane, nervoso, si lamentava ed ha sbottato: “In questo Paese per potermi drogare sono costretto ad andare a rubare, me ne devo andare in Germania.”

Arnaudo, stupito dall’affermazione, ha ribattuto: “Perchè? In Germania come faresti a comprarti la droga?”

“In Germania – è stata la sorprendente risposta – raccolgo lattine e bottiglie di plastica, le infilo nella macchinetta e in cambio ricevo dei soldi. Così tengo la città pulita e siamo tutti contenti.”

Abbiamo ancora diverse cose da imparare.

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