CulturaIntervisteTorino
Il peso dell’oro tra Torino e Milano ce lo racconta Franca Rizzi Martini
L’intervista con Franca Rizzi Martini
TORINO – Due storie che si svolgono parallele a distanza di 80 anni. A Torino nel 2026 un colpo in banca praticamente perfetto ed un suicidio che forse è un omicidio (o un omicidio che forse è un suicidio). A Milano nel 1942 un giovane incontra una ragazza e le chiede di diventare la sua madrina di guerra, per poterle scrivere e raccontare.
Da qui parte Il peso dell’oro, il nuovo thriller di Franca Rizzi Martini, Neos Edizioni. Il lettore sa che le due storie prima o poi dovranno incrociarsi ma quando e come rimane un mistero custodito abilmente dall’autrice.
Così abbiamo davvero due storie diverse e lontane fra loro, che funzionano perfettamente. A Torino il commissario Carlo Rossi indaga (anche oltre le sue competenze), si pesta i piedi con la moglie giornalista, si muove in collaborazione con i suoi assistenti e scopre una vicenda piuttosto inquientante, sempre nel tentativo di capire se quell’uomo morto si è tolto la vita da solo oppure no.
Dall’altra parte abbiamo uno splendido racconto di guerra, con un giovane sottoufficiale, Lorenzo Ricci, che prende consapevolezza dell’orrore e guida una truppa che raramente dovrà mettere mano alle armi. Con lui incontriamo anche il commilitone Guido, per il quale “la parte giusta” dove stare è molto più chiara e che si espone in maniera decisamente più compromettente dell’amico.
L’intervista con Franca Rizzi Martini
Due storie lontane nel tempo che viaggiano parallele. Da un lato l’inchiesta del commissario Carlo Rossi su un suicidio che potrebbe essere un omicidio, che si intreccia con una rapina in banca. Dall’altro il racconto di un ragazzo che attraversa la Seconda Guerra Mondiale. Da dove arrivano i due spunti?
Entrambe le storie prendono lo spunto da due vicende realmente accadute: da una parte una rapina in banca avvenuta a Torino nel 2016, con lo svaligiamento delle cassette di sicurezza per un valore di 20 milioni di euro, dall’altra gli accadimenti di mio padre da cui ho ereditato una serie di documenti di quando era in guerra. Le vicende del sottotenente Lorenzo Ricci sono state da me integrate con gli episodi di vita vissuta che mi sono stati raccontati da sempre da parte della mia famiglia.
Come affronta il commissario Rossi il suo nuovo caso?
Il commissario Carlo Rossi è un normalissimo funzionario di polizia che fa il suo dovere. Il fatto che la morte di un ragioniere della banca avvenga di sabato mattina non gli aggrada tanto, ma con pazienza, determinazione e qualche guizzo di creatività non del tutto ortodossa riesce a far luce su un’indagine molto complessa.
Come evolvono i suoi rapporti con chi gli sta intorno, dai colleghi alla moglie giornalista?
Ho voluto caratterizzare tutti i personaggi che compongono il suo staff dando loro delle connotazioni particolari, per cui abbiamo l’agente Boscolo, asso del computer, ma spesso artefice di frasi senza senso, l’ispettore Ferro la cui altezza fa sfigurare il commissario e vari altri. A questo gruppo tutto maschile è stata aggiunta dal romanzo precedente anche la vice-ispettrice Lucia Streni che porta una ventata di novità e di instabilità in commissariato. Altra donna che intreccia la sua vita lavorativa con quella del commissario è la moglie Gigliola, giornalista che dal romanzo precedente è stata nominata capo redattrice per la cronaca nera. Va da sé che la giornalista si intrometta nelle indagini del marito, provocando parecchie litigate in famiglia.
In questa parte di romanzo viene fuori anche un’importante vicenda di immigrazione e di rapporti di famiglia col sud. Di che si tratta?
Uno dei coprotagonisti della vicenda è Rosario Perri, un ragazzo che lascia il suo paesino d’origine calabrese per trasferirsi al Nord. Questo giovane ragioniere vuole riscattarsi dalla propria famiglia che versa nell’indigenza al di fuori della legalità e cerca una nuova via dedita al lavoro onesto, tuttavia i tentacoli della famiglia lo ghermiranno per fargli sbagliare strada. Rosario diventerà un piccolo eroe sconosciuto.
Trovo estremamente interessante il racconto di guerra del giovane Lorenzo, che ci mostra dall’interno un periodo drammatico e molto confuso della nostra storia. Ci spieghi la sua figura e la sua posizione?
Lorenzo, che come ho già detto è un personaggio ispirato alle vicende di mio padre, nasce a Milano nel 1919, lo stesso anno della fondazione del Movimento dei Fasci di Combattimento, da una famiglia della media borghesia, fiduciosa nel potere costituito. È un giovane pratico, tranquillo che aborrisce la violenza e che, dopo la scuola ufficiali in Sicilia, viene mandato nel 1942 nel Sud della Francia come truppa di occupazione con funzione di antisbarco. Qui Lorenzo in qualità di sottotenente comanda un plotone di trentacinque uomini e svolge compiti di presidio e controllo del territorio. In tutta la sua vita non sparerà mai un colpo. Come tanti giovani dell’epoca si trova davanti a un bivio esistenziale, a scegliere da che parte stare, con Mussolini e i tedeschi o con gli Alleati che sono già sbarcati in Sicilia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre l’intero Paese è allo sfascio, ma Lorenzo è già stato trasferito in Puglia con il suo battaglione, dove giungerà anche il re fuggito da Roma. Il compito del nostro giovane protagonista diventa quello della logistica, facendo collaborare l’esercito italiano con quello degli Alleati che dovrà risalire la Penisola per sconfiggere gli invasori tedeschi. È una scelta quasi imposta, ma che lo renderà sempre più consapevole di essersi schierato dalla parte giusta, dalla parte della libertà. Nello scrivere questo romanzo ho provato il rimorso di non avere chiesto ancora di più a mio padre, mancato a cento anni in piena lucidità mentale, tuttavia i documenti ritrovati e le sue narrazioni mi hanno dato tutti gli spunti per ricostruire un quadro fedele dell’epoca.
Accanto a lui c’è Guido, che ha un’irruenza e probabilmente anche una consapevolezza decisamente diversa da Lorenzo. Che personaggio è?
Guido Merlo è un commilitone di Lorenzo, un personaggio di fantasia, irrequieto, dongiovanni, da sempre contrario al fascismo. Il suo carattere impulsivo è l’opposto di quello di Lorenzo che alcune volte gli fa quasi da padre togliendolo da situazioni incresciose. Un’amicizia nata dall’attrazione di due opposti. Guido come sottotenente segue le sorti dell’amico, ma a differenza di lui sceglie di risalire la Penisola insieme all’esercito anglo-americano per combattere i tedeschi e liberare l’Italia. Guido non scorderà mai i provvidi aiuti di Lorenzo e, a tanti anni di distanza, gli lascerà un’eredità molto scomoda.
Chi erano le “madrine di guerra”?
Le madrine di guerra erano ragazze o signore che instauravano un rapporto epistolare con i soldati impegnati al fronte per portare loro alcune parole di conforto. Avveniva alcune volte che nascessero delle amicizie o addirittura un amore tra i due. Gli episodi che coinvolgono Lorenzo e la giovane Silvia sono accaduti per davvero, con tutte le casualità descritte e io ne sono la prova concreta.
C’è un capitolo che ho amato molto e racconta il viaggio di ritorno da Lecce a Milano di Lorenzo dopo la Liberazione. Qual era la situazione in quel momento nel Paese?
Lorenzo con il suo foglio di congedo che è giunto fino a me, risale la Penisola partendo dalla Puglia per raggiungere Cadorago, un paesino della comasca dove la sua famiglia è sfollata. La fine della guerra vede un’Italia dilaniata e allo stremo e il giovane sottoufficiale, armato solo dalla voglia di raggiungere la sua casa, la attraversa a piedi e usando tutti i mezzi che gli sono consentiti. Durante il suo viaggio di ritorno scopre man mano la distruzione in cui versa il Paese, con stazioni bombardate, binari distrutti, case rase al suolo e ovunque fame e disperazione. In ogni paese, in ogni città che attraversa da Sud a Nord lo stesso teatro di guerra. È un’Italia che si lecca le ferite e che non ha ancora iniziato ad alzare la testa.
Non riveleremo naturalmente come le due vicende finiranno per intrecciarsi…
Certo, lascio alle lettrici e ai lettori il piacere di scoprire lo stretto nesso che c’è fra le due vicende. Come negli altri tre precedenti gialli storici che coinvolgono il mio commissario Carlo Rossi in vicende attuali che si intrecciano ad altre di epoche passate, c’è sempre un filo rosso che attraversa le mie pagine per far sì che le due epoche vadano a confluire in un unico finale.
Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

