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Ospedale Molinette di Torino, ecco la nuova risonanza magnetica 3 Tesla: esami più veloci del 50%
Lo scanner è riservato al momento ai pazienti ricoverati e prossimamente sarà aperto ad utenti esterni tramite prenotazione con ticket sanitario
TORINO – Ridurre fino al 50% la durata di un esame diagnostico, tagliare le liste d’attesa e, contemporaneamente, osservare in tempo reale come le diverse aree del cervello dialogano tra loro per generare pensieri, memorie o alterazioni patologiche. Non è uno scenario futuribile ma una realtà già operativa da due settimane all’interno dell’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, dove questa mattina è stata presentata ufficialmente la nuova risonanza magnetica 3 Tesla (modello Philips MR 7700), punta di diamante della diagnostica neuroscientifica internazionale.
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La scelta di collocare un macchinario di tale portata proprio nel cuore del principale presidio ospedaliero piemontese risponde a una doppia esigenza: da un lato offrire ai pazienti ricoverati un percorso clinico e di anamnesi nettamente più rapido, meno stressante e infinitamente più accurato; dall’altro creare un laboratorio condiviso dove medici ospedalieri, docenti universitari, fisici, ricercatori e studenti possano lavorare fianco a fianco, progredendo congiuntamente nella ricerca sulle malattie neurologiche.
Come funziona lo scanner 3 Tesla
A rendere rivoluzionario il nuovo sistema è la sua capacità di andare ben oltre la semplice fotografia anatomica. Grazie a gradienti ad altissime prestazioni e a sofisticati algoritmi di acquisizione e ricostruzione dell’immagine, il macchinario permette di studiare il cervello in vivo come una rete dinamica, poiché se ne osserva l’anatomia millimetrica e se ne misura l’attività funzionale, analizzandone l’afflusso di sangue ai tessuti cerebrali.
Dal punto di vista pratico e assistenziale, i benefici si riscontrano in tempi di acquisizione dimezzati, poiché la rapidità di scansione riduce fino alla metà il tempo che il paziente deve trascorrere all’interno del tunnel magnetico, e nella velocità di esecuzione, che consente di effettuare un numero maggiore di prestazioni giornaliere, incidendo direttamente sull’abbattimento dei tempi d’attesa regionali. Inoltre, incrociando i dati di neuroimmagine con parametri cognitivi, fisiologici e dispositivi indossabili, i clinici potranno individuare nuovi biomarcatori (indicatori biologici precoci) per intercettare e monitorare malattie neurodegenerative come Alzheimer, SLA e sclerosi multipla, oltre a epilessia, tumori cerebrali, ictus e disturbi psichiatrici, studiando la plasticità cerebrale e la capacità di recupero del sistema nervoso dopo una lesione. Vantaggi rivoluzioni che possono anticipare la degenerazione precoce dei sistemi.

Un investimento da 1,6 milioni aperto al Paese
L’arrivo della nuova risonanza magnetica (di proprietà dell’Università degli Studi di Torino e gestita operativamente dal NIT) è il frutto di una convergenza istituzionale ed economica che ha richiesto un investimento complessivo di circa 1,6 milioni di euro, sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e dalla Regione Piemonte nell’ambito del bando INFRA+, attraverso i fondi europei.
L’infrastruttura si regge su un piano di sostenibilità finanziaria quinquennale capace di autofinanziarsi attraverso l’attrazione di progetti scientifici, aprendo le proprie porte a imprese, enti produttivi e atenei di tutta Italia. Tra i primi partner e sostenitori figura la Scuola IMT Alti Studi di Lucca.
Il futuro non si aspetta, si costruisce insieme

La rettrice dell’Università di Torino durante il suo intervento
La presentazione ha messo in luce come l’innovazione sanitaria non sia frutto del caso, ma della scelta politica e accademica di unire competenze e risorse verso un obiettivo comune.
A sottolineare il valore dell’alleanza tra corsie ospedaliere e laboratori è stata la rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi:
«Quando si realizza un progetto di questa portata la soddisfazione nasce anzitutto dal consolidamento della collaborazione tra istituzioni. I fondi stanziati dalla Regione sono stati fondamentali, così come il legame storico con l’azienda ospedaliera. Abbiamo scelto di collocare qui questo macchinario perché vogliamo far dialogare costantemente gli ambienti medici con quelli dello sviluppo scientifico: solo l’avanzamento della ricerca permette cure sempre più efficienti».
Sulla stessa lunghezza d’onda Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute, che ha definito l’opera «un esempio tangibile di connubio tra realtà universitaria e ospedaliera, sarebbe impensabile immaginare le Molinette senza l’Università».
Il senso profondo della sfida scientifica è stato tracciato da Marco Tamietto, direttore del NIT:
«Di fronte a simili inaugurazioni si rischia di cedere ai soli numeri e ai tecnicismi, ma il vero salto di qualità è la capacità di unirci alle grandi linee di ricerca europee. Attuiamo una ricerca tagliata su misura sul paziente per un’anamnesi a tutto tondo: oltre a vedere più di prima, questa macchina ci permette di capire più di prima, mettendo a confronto i pareri fisici, medici e ricercatori. Nella metà del tempo potremo testare più pazienti e offrire cure più tempestive, precise ed efficaci. Bisogna essere presenti nel futuro, ma soprattutto essere capaci di costruirlo».
Nel tentativo di inquadrare questo enorme passo avanti e fare chiarezza sugli obiettivi, l’assessore regionale all’Innovazione e alla Ricerca Matteo Marnati ha così illustrato la strategia della Regione Piemonte:
«Abbiamo investito circa 1,6 milioni di euro attingendo a una fetta importante delle risorse europee per rispondere ai bisogni concreti della comunità e accompagnare la trasformazione del territorio, guardando già alle grandi sfide e agli obiettivi di sviluppo fissati per il 2035».
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